Politiche sociali, otto Comuni chiedono una programmazione pluriennale
Tra i firmatari, anche i rappresentanti del Comune di Cremona. Della Giovanna: "Chiediamo superamento della frammentarietà dei finanziamenti e dei bandi a scadenza"
Un appello a Regione Lombardia, al Governo e ad ANCI da parte dei Comuni lombardi per una programmazione pluriennale e strutturale delle politiche sociali.
C’è anche la firma dell’assessora alle Politiche Sociali e Fragilità Marina Della Giovanna Cremona tra quelle degli otto Comuni che, con una lettera inviata alle istituzioni superiori, chiedono una programmazione pluriennale e strutturale delle politiche sociali. Accanto alla città del Torrazzo si schierano Bergamo, Brescia, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese, chiedendo di “promuovere un confronto istituzionale affinché la voce dei territori possa essere rappresentata con maggiore forza nelle sedi nazionali e regionali”.
Scopo della missiva è correre ai ripari, prima che la situazione creatasi negli ultimi tempi possa “compromettere la tenuta e la qualità del welfare locale”. Sul piatto, “la crescente difficoltà di garantire la continuità dei servizi sociali e sociosanitari in un quadro caratterizzato da bisogni in aumento, risorse incerte e responsabilità sempre più ampie”.
Insomma, si amplia la fetta dei bisogni da parte della popolazione, aumenta la povertà, e diventa sempre più complesso gestire tutto. Così i Comuni si trovano “a fronteggiare uno squilibrio strutturale tra entrate certe e spese sociali” si legge nella lettera. “Da un lato, si registrano la progressiva riduzione o l’incertezza di alcuni finanziamenti destinati al contrasto della povertà e una significativa frammentazione delle fonti di finanziamento; dall’altro, aumentano gli oneri connessi alla presa in carico delle persone e delle famiglie in condizioni di fragilità”.
In questo scenario, una voce particolarmente importante è quella legata alle “responsabilità relative ai minori stranieri non accompagnati e ai giovani adulti in prosieguo amministrativo, per i quali i Comuni sostengono oneri crescenti, spesso non adeguatamente compensati da trasferimenti dedicati”. Analoghe criticità “riguardano l’accoglienza diffusa, i percorsi di integrazione, gli interventi di accompagnamento all’autonomia delle persone con disabilità e il sostegno alla non autosufficienza. A ciò si aggiunge la crescente domanda di interventi rivolti alle persone anziane non autosufficienti e alle loro famiglie, che determina una pressione sempre maggiore sui bilanci comunali”.
Non è tutto. I sindaci segnalano altresì “le criticità relative alle risorse destinate alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza riconducibili alla legge 285/1997: alla riduzione dei fondi si sommano incertezze e ritardi nei tempi di erogazione, che rendono più difficile programmare gli interventi, garantire continuità ai servizi e assumere impegni stabili con gli enti del Terzo settore”. Il problema, quindi, “non riguarda soltanto l’entità delle risorse, ma anche la loro prevedibilità e tempestiva disponibilità”.
Questa situazione mette a rischio anche progetti virtuosi. “Molti Comuni e Ambiti territoriali hanno utilizzato le risorse del Pnrr per costruire e attivare servizi innovativi e di grande valore sociale, nati nei quartieri e nelle comunità: le Stazioni di Posta per il contrasto alla grave emarginazione adulta, i progetti di co-housing e di autonomia per anziani e persone con disabilità, i centri servizi e gli interventi di prevenzione e accompagnamento sociale”. Progetti che sono però messi a rischio in quanto “la loro sostenibilità oltre la conclusione del Pnrr non risulta ancora adeguatamente garantita. Dal 2027 il mantenimento di tali interventi rischia di gravare in misura significativa sui bilanci ordinari dei Comuni, già sottoposti a forti pressioni” continua la missiva.
“Si determinerebbe così un evidente paradosso: ai Comuni viene chiesto di innovare e di utilizzare efficacemente le risorse europee, senza però assicurare una strategia stabile per dare continuità ai servizi che hanno dimostrato di funzionare e di rispondere a bisogni sociali reali”.
Insomma, per chi deve gestire la partita “non è possibile programmare politiche sociali efficaci attraverso una successione di bandi e misure temporanee. La presa in carico delle persone, la costruzione delle équipe professionali, la collaborazione con il Terzo settore e il consolidamento dei servizi richiedono stabilità, continuità e una prospettiva pluriennale”.
La questione, sottolineano i Comuni, “non riguarda soltanto l’equilibrio dei bilanci comunali, ma la tenuta complessiva del welfare territoriale del Paese. I Comuni sono il primo luogo nel quale emergono i nuovi bisogni sociali e spesso l’ultimo presidio a cui persone e famiglie possono rivolgersi. Per questo non è più rinviabile un quadro nazionale e regionale che garantisca livelli essenziali, responsabilità chiare e risorse strutturali, evitando che l’accesso ai diritti dipenda dalla capacità finanziaria dei singoli territori”.
Per tali motivi, si chiede “l’apertura in tempi rapidi di un tavolo istituzionale tra Governo, Regione, Anci, Comuni e Ambiti territoriali, finalizzato a garantire la continuità dei servizi nati con il Pnrr, prevedendo un fondo strutturale dedicato”. Si chiede altresì di “rafforzare e rendere stabile il Fondo Povertà, assicurando ai Comuni e agli Ambiti risorse adeguate alla crescente domanda sociale” e di “rivedere il sistema di finanziamento degli interventi rivolti ai minori stranieri non accompagnati, ai giovani in prosieguo amministrativo e all’accoglienza, garantendo una copertura adeguata e proporzionata agli oneri effettivamente sostenuti dai territori”.
E ancora, diventa importante anche “rafforzare le politiche per la non autosufficienza, assicurando risorse stabili e adeguate per i servizi domiciliari, semiresidenziali e residenziali rivolti alle persone anziane e con disabilità, nonché per il sostegno ai caregiver familiari; avviare una programmazione finanziaria pluriennale delle politiche sociali e sociosanitarie, che dia certezza ai Comuni e agli Ambiti nella costruzione dei bilanci e dei Piani di zona e definisca con chiarezza responsabilità, livelli essenziali delle prestazioni e modalità di collaborazione tra Stato, Regioni, Comuni, Ambiti territoriali e servizi sanitari; semplificare e integrare i diversi fondi destinati alle politiche sociali, riducendo la frammentazione delle misure e favorendo una programmazione unitaria e orientata ai bisogni delle persone”.
Perché se i Comuni continuano a essere il principale presidio di prossimità per le persone e le famiglie più fragili, conclude la missiva, “non possiamo permetterci che questo presidio si indebolisca per mancanza di risorse certe e di una programmazione pluriennale condivisa. Con questo appello intendiamo promuovere un confronto istituzionale affinché la voce dei territori possa essere rappresentata con maggiore forza nelle sedi nazionali e regionali. Restiamo a disposizione per ogni ulteriore approfondimento e auspichiamo che il tavolo di confronto possa essere convocato in tempi brevi, così da affrontare per tempo la programmazione successiva al Pnrr e la definizione dei prossimi bilanci”.
“L’iniziativa dei Comuni lombardi nasce da una valutazione condivisa delle carenze strutturali del sistema di welfare” sottolinea l’Assessora Della Giovanna. “Quello che chiediamo fortemente ai livelli sovraordinati, a partire da Regione fino al Governo, è il superamento della frammentarietà dei finanziamenti e dei bandi a scadenza. Vogliamo far sentire la voce dei territori perché il welfare locale ha bisogno di certezze per poter garantire risposte continuative a problemi sempre più diffusi e complessi”.