Cronaca

Si è spento Matteo Ceruti, campione di baskin e maestro di vita: “Grande esempio di positività”

Conviveva da sempre con una disabilità fisica che non gli aveva impedito di diventare una colonna del Baskin, disciplina che unisce le forze di tutti, nessuno escluso. E lui, con la sua presenza, la sua costanza, il suo sorriso, era esempio profondo di inclusione

Matteo Ceruti e Federico Medagliani
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Un sorriso che non mancava mai, in campo e fuori. È il ricordo che Matteo Ceruti, classe 1969, lascia a chi lo ha conosciuto. Si è spento a causa di un male incurabile, lasciando il mondo dello sport cremonese in lutto.

Matteo conviveva da sempre con una disabilità fisica che non gli aveva impedito di diventare una colonna del Baskin, disciplina che unisce le forze di tutti, nessuno escluso. E lui, con la sua presenza, la sua costanza, il suo sorriso, era esempio profondo di inclusione.

A salutarlo per primo è stato il mondo del baskin. “Ciao Matteo. Buon viaggio. La coppa. Sì, sei stato un campione, non solo nel baskin, ma nell’insegnarci la vita“, si legge nel messaggio di commiato. Tanto, scrivono, è stato imparato da lui e dalla sua famiglia: la forza unita alla delicatezza, la determinazione e la fatica, il suo essere sempre avanti nel pensare, nell’agire, nel condividere.

Il ricordo passa anche dai suoi presepi, preparati con cura e pazienza. Il baskin vi era sempre presente, ma soprattutto vi si leggevano la creatività e l’intelligenza di chi sapeva distinguere i veri principi della vita, con contenuti diversi e sempre attuali ogni anno. “Le montagne che tu hai amato ti accoglieranno a braccia aperte… e saluta la Paola!”, è l’ultimo saluto.

Tra i messaggi di cordoglio c’è anche quello di Federico Medagliani, che per quindici anni ha condiviso con Matteo il cammino nel basket. “Oggi ho perso uno dei miei maggiori punti di riferimento”, scrive. Tra le tante persone incontrate e stimate, a spiccare è stato proprio “un ragazzo con una disabilità che lo ha accompagnato per ogni momento della sua esistenza”, costretto a una vita in salita, dove ogni passo, ogni saluto, ogni parola e ogni tocco era complicato.

Eppure, sottolinea Medagliani, tutto questo non ha mai scalfito il suo stato d’animo: “Mai un lamento, mai un broncio” davanti agli scherzi del corpo o agli ostacoli da superare. Per lui Matteo è stato “il più grande esempio di positività” che avesse mai potuto immaginare. Ricorda soprattutto il suo sguardo, capace di emozionare per quindici anni: quello di uno che, vedendo un pallone da basket, andava in estasi, e che aggirava le difficoltà per godere di ciò che lo rendeva felice. “Grazie Matte, per tutto quello che mi hai insegnato. Spero di aver imparato abbastanza, e di essere diventato una persona migliore grazie a te”.

Restano l’esempio di Matteo, la sua ostinata serenità e la sua passione per lo sport, che a Cremona in tanti porteranno con sé.

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