Audizioni speciali al Museo del Violino in concomitanza di CremonaMusica
Ricco weekend in Auditorium Arvedi, con tre audizioni di altrettanti prestigiosi strumenti della collezione, tra cui il violino "Misha Piastro" di Carlo Bergonzi recentemente acquisito
In concomitanza con Cremona Musica International Exhibitions e Festival, il Museo del Violino si conferma cuore pulsante della celebrazione liutaria cittadina. Per accogliere al meglio visitatori, appassionati e operatori del settore da tutto il mondo, il Museo ha predisposto un programma speciale che unisce tre brevi recital solistici in Auditorium Giovanni Arvedi e un accattivante invito alla visita delle collezioni.
Venerdì 2 ottobre, infatti, è prevista l’apertura serale straordinaria fino alle 20. Inoltre, per tutta la durata della manifestazione, è attiva una vantaggiosa reciprocità di sconti: chi acquisterà il biglietto intero per il Museo avrà diritto alla riduzione sull’ingresso a Cremona Musica e viceversa.
Le audizioni “Il Suono di Stradivari” in programma venerdì, sabato e domenica a mezzogiorno, permetteranno di rileggere, a ritroso, buona parte della stagione più fulgida della liuteria cremonese.
Venerdì 2 ottobre, Silvia Borghese si esibirà con il violino “Misha Piastro”, realizzato intorno al 1739 da Carlo Bergonzi, maestro da annoverare tra i grandi della scuola classica. Solo la carriera relativamente breve e l’esiguità della produzione ne hanno limitato la conoscenza presso il vasto pubblico, ma la qualità del suo lavoro e il contributo tecnico e stilistico lo elevano ai livelli di Amati, Stradivari, Guarneri e Rugeri. Il soprannome dello strumento ricorda la proprietà del musicista russo Misha Piastro, ingaggiato da Arturo Toscanini come concertmaster della New York Philharmonic. Recentemente acquistato dalla Fondazione Arvedi Buschini, il violino è stato affidato al Museo.
Riporta al diciassettesimo secolo e alle origini dello strumento la viola “Stauffer” 1615 di Girolamo Amati, affidata sabato 3 ottobre a Daniele Valabrega. Non solo la viola si svela nella sua essenza più pura di voce scura, calda e malinconica — per nulla inferiore in espressività al violino —, ma racconta un’interessante pagina di storia della liuteria cremonese. Lo annuncia il titolo stesso dell’audizione: “Fratelli Amati”. L’etichetta all’interno della cassa armonica recita, infatti: Antonius & Hieronymus Fr. Amati Cremonen. Andreæ fil. F. 1615.
In realtà l’opera è del solo Girolamo, poiché il fratello maggiore, Antonio, muore nel 1608. Non possiamo oggi immaginare quali fossero i loro rapporti, ma nel 1588 il minore chiede la restituzione della parte di dote matrimoniale oggetto di un prestito precedente. La vicenda porta alla spartizione degli attrezzi di lavoro e Antonio sembra allontanarsi dalla gestione. Entrambi continuano tuttavia a utilizzare un’etichetta comune recante i due nomi. La bottega è, evidentemente, un’attività produttiva di grande importanza: in termini odierni la si definirebbe propriamente un’impresa familiare.
Certo è che Girolamo sa bene interpretare le esigenze di musicisti e compositori del proprio tempo, concorrendo a consegnare alla viola un ruolo da protagonista nella musica strumentale. Il passaggio dalla taglia “tenore”, più grande, a quella “contralto”, di ingombro ridotto, è un chiaro aiuto alla suonabilità, soprattutto nelle posizioni acute. Se già nel 1615 la viola, oggi proprietà della Fondazione Stauffer, è pronta ad affacciarsi alla modernità, il programma del recital di Daniele Valabrega è una prova virtuosistica e introspettiva, capace di esplorare l’evoluzione solistica dello strumento attraverso quattro secoli di storia della musica.
Infine, domenica 4 ottobre, Annika Starc magnificherà il mito di Antonio Stradivari suonando il violino “Golden Bell” 1668 ca., affidato al Museo da Alago Familienstiftung. Lo strumento rappresenta un esempio molto raffinato e tipico dei primi anni di lavoro del grande liutaio, quando il riferimento esplicito è la lezione di Nicolò Amati. La vernice si distingue per una calda tonalità arancio-dorata. Mentre molti dei primi violini realizzati in questo periodo sono costruiti su un formato piuttosto piccolo, le dimensioni più ampie del “Golden Bell” — sicuramente ispirato al “modello grande” di Amati — risultano eccezionali ma di enorme vantaggio. Anche dal punto di vista timbrico, infatti, lo strumento regge ottimamente il confronto con i capolavori realizzati dal grande liutaio venti o venticinque anni più tardi.
Al Museo del Violino, nel corredo di attrezzi, disegni e modelli utilizzati da Antonio Stradivari nella propria bottega, si può ammirare anche la celebre forma “P”, con ogni probabilità impiegata proprio per la costruzione del “Golden Bell”.