Politica

Legge elettorale, Pizzetti: “La falla principale? Mancanza del ballottaggio”

L'ex parlamentare commenta la legge passata oggi alla Camera dei Deputati, la quinta in 20 vent'anni

Luciano Pizzetti
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Un sistema proporzionale ma con un ampio premio di maggioranza, listini semi-bloccati e alcune incognite all’orizzonte sulla parità di genere. Durante una seduta fiume nella mattinata di giovedì, la Camera dei deputati ha approvato con voto segreto la nuova legge elettorale, già rinominata Stabilicum.

Ma nel concreto di cosa si tratta? Sul tema interviene Luciano Pizzetti, presidente del Consiglio comunale di Cremona e per anni parlamentare a Roma.

“Nelle intenzioni questo Governo dovrebbe dare stabilità, diciamo, di una maggioranza di governo – spiega Pizzetti –. Io penso che le intenzioni siano una cosa, la realtà poi sia un’altra, perché la soglia del 42% fa sì che, in realtà, se nessuna delle due coalizioni la raggiunge, noi torniamo dentro un proporzionale puro senza quel premio di maggioranza”.

Secondo l’ex parlamentare, la falla principale risiede proprio nella mancanza di un secondo turno: “Manca il ballottaggio. Perché il ballottaggio tra le due coalizioni che arrivano più avanti era l’unico che poteva dare con certezza la stabilità. E questo però non è stato voluto da chi ha proposto questa legge”.

A fronte del parziale ritorno all’espressione delle preferenze da parte dei cittadini, il meccanismo appare a metà strada: “Gli elettori delle liste minori non potranno usufruire dell’opportunità della preferenza, per cui avremo un Parlamento fatto per il 50% circa dai capilista bloccati, e quindi da persone scelte dai segretari di partito — quelle che volgarmente si chiamano i ‘nominati’ — e per il 50% dalle preferenze scelte direttamente dagli elettori. Piuttosto del nulla che c’era adesso, almeno c’è il 50%. Però quando vendono il fatto che il cittadino sceglierà il nuovo Parlamento, no: ne sceglie la metà, che ripeto è sempre meglio del nulla”.

Mentre le opposizioni annunciano battaglia presentando la nuova legge alla Consulta per verificarne la costituzionalità, si ripropone il confronto con i sistemi del passato, in primis il Porcellum.

Pizzetti distingue però i diversi profili di rischio davanti ai giudici costituzionali: “Lì c’è il tema del premio di maggioranza che però, rispetto ad allora, a me pare sia, come dire, più accettabile da parte della Corte. Però diciamo che la dimensione del premio fa sì che non vengano intaccate alcune norme di garanzia costituzionale, e cioè il quoziente o il quorum che serve per eleggere il Presidente della Repubblica, i giudici della Corte Costituzionale e i giudici del Consiglio Superiore della Magistratura. Quindi, da questo punto di vista, mi pare che la cosa sia tutto sommato non a rischio di bocciatura”.

I nodi critici legati alla Carta Costituzionale sembrano piuttosto riguardare l’assetto del Senato e la rappresentanza femminile: “Quello che vedo più complicato è il fatto che la Costituzione prevede che il Senato venga eletto su base regionale, e qui invece il premio viene dato sulla base di un listino nazionale: questo, secondo me, è un punto a rischio. L’altro punto a rischio è il tema della parità di genere, perché questa è assicurata nella parte delle preferenze, ma sui capilista — che è la parte bloccata — lì non c’è nessuna parità di genere, per cui teoricamente potrebbero essere tutti maschi o tutte femmine”.

In Italia quella appena approvata è la quinta legge elettorale in poco più di vent’anni: Porcellum, Consultellum, Italicum, Rosatellum e ora Stabilicum. Un sentiero scandito certamente da profonde trasformazioni all’interno della politica nazionale, ma altrettanto senza un’ottica strutturale.

“Noi abbiamo avuto due leggi elettorali di sistema – conclude Pizzetti – quella dal ’48 al ’92-’93, proporzionale puro con le preferenze, e poi abbiamo avuto il Mattarellum fino al 2005, che ha ribaltato e ha detto: il 75% collegi uninominali piccoli, alimentando il rapporto diretto eletto-elettore, e il 25% in quota proporzionale per dare corpo alle comunità politiche.

“Dopo il 2005, tra Porcellum e tutta una serie di altre cose che sono intervenute, sono state tutte cose raffazzonate, ma senza logica sistemica. Quelli erano i due pilastri: o scegli l’uno o scegli l’altro, e dentro questi due modelli poi ti muovi. Questa ultima legge ha scelto il primo, però col premio. Ci sono delle invenzioni italiche per cui usiamo il ‘latinorum’ nel definirle, ma in sostanza poi emergono tutti i loro punti di debolezza. E il punto di debolezza di questo rischia appunto di essere l’assenza del ballottaggio”.

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