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E’ uno Stradivari? Anche i periti del Tribunale sbagliano

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L’anomalia in liuteria è sempre stata la difficoltà delle expertises, della valutazione cioè degli strumenti riguardo non tanto al loro valore (che ne è una logica conseguenza) quanto proprio all’attribuzione dell’opera al maestro liutaio che l’avrebbe realizzata. Se parliamo delle “ grandi opere” la prima “anomalia” è determinata appunto dal fatto che gli “esperti”, coloro cioè che vengono considerati in grado di attribuire l’autenticità di uno strumento di un grande maestro come Stradivari, Guarneri del Gesù, Amati ecc sono non solo pochissimi ma oltretutto tutti stranieri (inglesi, americani,tedeschi, francesi.). E’ perlomeno singolare il fatto che se questi signori dichiaravano – e per quelli ancora in vita se dichiarano ora – che uno strumento è da attribuirsi a.. un Bergonzi, un Ruggeri un Gasparo da Salò ecc ecc e sino ad uno Stradivari nessuno metterà mai più in discussione la loro affermazione. Charles Bear, i fratelli Hill, Hamma, Vatelot sono questi i nomi del Gotha della liuteria classica solo per citare i più famosi; ce ne sono anche altri ma molto pochi che possono dire di essere entrati nell’Olimpo dell’expertise. Nessuno di loro come detto è italiano mentre le opere che hanno maggior valore in liuteria come tutti sappiamo sono proprio quelle costruite dai liutai italiani e cremonesi in particolare. Inutile dire che è stato quindi possibile o che sarebbe anche abbastanza facile che “sia divenuto o divenga Stradivari” uno strumento magari della scuola cremonese, del periodo classico ed eseguito per esempio da un figlio o da un allievo del grande maestro se non addirittura da un liutaio di altra scuola ma costruito secondo il modello stradivariano, vista la diversità di valore a secondo dell’attribuzione dell’opera. Sono state scritte pagine e pagine. ci sono anche documenti ufficiali e sentenze della magistratura riguardo a falsità presunte o riconosciute e perizie contestate Ma c’è anche da dire che quando il presidente dei liutai Giovanni Iviglia osò pubblicamente denunciare illeciti nel settore si vide osteggiare pesantemente da tutto il mondo liutario della Svizzera e della scuola tedesca che preferiva chiudere gli occhi su questo problema in quanto gravemente preoccupati per le conseguenze che tale presa di posizione poteva portare nel settore! Probabilmente perché si era creato un “ sistema” che era meglio non toccare e che poteva forse consentire anche ai pesci piccoli di muoversi indisturbati e di sopravvivere ? Visto i grandi mezzi cui disponiamo oggi come ad esempio il sincrotrone una scoperta scientifica applicata di recente alla liuteria non si comprende perché per dichiarare la paternità di un’opera liutaria non ci si debba affidare a metodi rigorosamente scientifici ma ci si fidi ancora ed esclusivamente della “ esperienza” di un gruppo limitato di persone.
L’ANLAI negli anni venti aveva costituito a Roma a Santa Cecilia un Collegio peritale poi scomparso; l’ALI per lungo tempo negli anni novanta ha portato avanti con determinazione l’idea e l’intenzione di ricostituirlo mentre la nuova ANLAI ha più volte sottolineato con forza l’importanza che avrebbe l’istituzione di questo Collegio visto che in Italia abbiamo molti liutai di grande spessore che potrebbero farne parte e che potrebbero usufruire di attrezzature scientifiche messe a disposizione da scuole di liuteria e da un costituendo Centro di Restauro ( altra proposta questa , altra ipotesi, altro desiderio per ora rimasto incompiuto).
Tutta questa premessa per sottolineare che nel settore probabilmente molti pare non abbiano però un reale interesse a cambiare le cose. Forse perché, cambiando periodo cambiano gli “ esperti” ma la situazione – senza nulla togliere alle capacità e alla validità di professionisti seri e impegnati sia chiaro, perché qui si parla del metodo, – è quasi la stessa. Esperti riconosciuti attribuiscono la paternità di strumenti a liutai dell’ottocento e del primo novecento Anche se in questo caso la perizia può sembrare più semplice la diversità di valore di un’opera in base alla sua attribuzione può comunque essere di un certo peso
Di nuovo (e non è certo questa una bella notizia perché non è sicuramente così che si può rivoluzionare il sistema) è l’apparizione ora di perizie firmate da membri riconosciuti esperti da tribunali che accertano con tanto di timbri e foto l’attribuzione di opere addirittura di Stradivari. A volte invece si tratta di strumenti di scuola tedesca e che ciascun liutaio anche appena terminata una scuola di liuteria sarebbe in grado di riconoscere come un violino di fabbrica cui attribuire quindi uno scarsissimo valore economico se non addirittura valore zero! Ci sarebbe da sorridere ma il discorso è serio e c’è da porsi non solo in questo caso eclatante ma anche per alcune aste che si tengono in vari paesi: che valore reale possiamo attribuire ad alcune perizie – che siano giurate o meno – che accompagnano alcuni degli strumenti “ antichi” che vengono battuti?

Gualtiero Nicolini
Presidente Anlai

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