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Commessa ha la Tbc viene licenziata Verso l’accordo dopo la causa di lavoro

Davanti al giudice Giulia Di Marco si è discussa una causa di lavoro tra una dipendente di un supermercato in provincia di Cremona e l’azienda che l’ha licenziata per il superamento del periodo di comporto. La donna era ammalata di tubercolosi. “L’accordo sembra essere stato raggiunto”, hanno dichiarato i legali della dipendente licenziata, gli avvocati Monia Ferrari e Massimiliano Corbari. Ora, se il datore di lavoro si dirà favorevole, l’accordo verrà ufficializzato il prossimo 6 settembre. “L’azienda”, hanno spiegato i due legali, “ha proposto di pagare cinque mensilità, ma il giudice ha richiesto la retribuzione globale di fatto, che comprende anche la tredicesima e la quattordicesima, e ha riconosciuto dodici mensilità. Alla fine ci siamo accordati su 12.000 euro netti”. Commessa dal marzo del 2004 in un supermercato della provincia, la dipendente, una cremonese di 27 anni, si era ammalata nel 2008 di tubercolosi, una patologia che l’aveva costretta ad abbandonare il lavoro e a restare a casa in malattia per seguire un ciclo di cure programmate dai medici dell’ospedale di Cremona. Per il datore di lavoro, la donna era rimasta a casa 181 giorni, superando in questo modo il periodo di comporto di 180, così come previsto dall’articolo 167 del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi. “L’articolo 175, però”, avevano ricordato gli avvocati Corbari e Ferrari, “si riferisce espressamente ai lavoratori affetti da tubercolosi che hanno diritto alla conservazione del posto fino a 18 mesi dalla data di sospensione del lavoro a causa della malattia tubercolare”.

 

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