Visita in carcere per la Camera Penale, Parati: “Situazione sempre più difficile”
Durante la visita al carcere di Cremona, la Camera Penale ha evidenziato un sovraffollamento allarmante e mancanze di personale educativo, esortando a investire nella rieducazione
Questa mattina nell’ambito dell’iniziativa Ristretti in Agosto una delegazione della sezione di Cremona e Crema della Camera penale della Lombardia Orientale è entrata nella casa circondariale di Cremona Presenti Andrea Vigani, avvocato bresciano e componente dell’osservatorio carcere di Ucpi Roberto Saraniti, Micol Parati, presidente della Camera Penale, Michele Ferranti, Raffaella Buondonno e Francesco Cogrossi.
Ad accoglierli, il comandante, Letizia Tognali, che ha accompagnato la delegazione a vedere la Gelateria Gelati al Fresco dove un detenuto, insieme a Don Roberto Musa, stava iniziando la preparazione del gelato (gusto cioccolato) che alla fine della visita è stato offerto al gruppo.
Prima della visita, la Camera penale aveva inviato un questionario con una serie di domande relative all’istituto. “Siamo saliti negli uffici per avere qualche dato”. E’ emerso un numero di detenuti pari a 610 a fronte di una capienza regolamentare di 384. “Una situazione che continua a peggiorare” spiega Parati. “L’anno scorso in agosto erano 552, l’anno prima ancora meno, pur superando sempre la capienza. Stiamo assistendo ad un aumento continuo di ingressi e, di conseguenza, ad un peggioramento della situazione”.
A fronte di questo, la Polizia penitenziaria “è a regime molto inferiore al previsto per un numero regolamentare di detenuti, si può immaginare come debbano lavorare quando, come ora, i detenuti sono 226 in più, in un momento dell’anno in cui ci si alterna per poter trascorrere qualche giorno di vacanza” sottolinea ancora la presidente. “A questo si aggiunga che ci sono solo due educatori, oltre a un terzo presente due giorni a settimana, proveniente da Mantova. Questo fornisce il quadro di come sia il carcere di Cremona, in cui ci sono ben 478 definitivi, quindi persone che devono fare un percorso rieducativo come prevede l’art 27 della Costituzione”.
Come se non bastasse, “nel vecchio padiglione c’è una sezione aperta in cui hanno dovuto mettere una brandina nelle celle da due posti arrivando ad uno spazio di soli 3 mq a persona”. Ma c’è anche qualche nota positiva: “Abbiamo potuto vedere i lavori, in corso, per ristrutturare un’area del penitenziario chiusa da 20 anni, quella delle celle di isolamento. Oggi vengono utilizzate quelle per i nuovi arrivi, ma sono inadeguate. Abbiamo anche potuto vedere i lavori (quasi ultimati) per la “stanza dell’affettività”, dove i detenuti, come presto dalla Corte Costituzionale, possono incontrare, in modo più intimo, le proprie compagne o i propri compagni di vita”.
L’esortazione della Camera Penale è quindi quella di tenere alta la guardia: “Tutti noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa per non far peggiorare una situazione al limite e per investire nella rieducazione che porta vantaggi a tutti in termini di sicurezza, non solo ai detenuti” conclude Parati.