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Momento nero per il commercio: 386 negozi aperti, 560 chiusi Ecco cosa dicono gli esercenti

EVIDENZA-NEGOZI

I nuovi lavori di riqualificazione di corso Vittorio Emanuele e di corso Matteotti riportano in primo piano l’attenzione verso il corso, quelle via elegante che, a Cremona, dai bordi della città porta dritta verso il centro storico. Queste strade, che un tempo erano delle passeggiate commerciali, con gli anni sono divenute il simbolo del cambiamento dei costumi e del modo di vivere gli spazi in città. La vocazione di un corso era quella di offrire tutti i negozi necessari al quartiere ed alle zone limitrofe, ecco che per esempio, come ci ricorda un commerciante, in corso Pietro Vacchelli, era possibile trovare barbiere, orologiaio, fruttivendoli, alimentari, negozi di abbigliamento, ferramenta, macellerie equine, tutto ciò che oggi sarebbe impensabile immaginare. «I marciapiedi erano affollati, avere una vetrina sul corso era una garanzia, certe strade non erano solo un punto di riferimento per i residenti ma luoghi di passaggio per tutti i cittadini. Per andare in centro si era obbligati a passare per una di queste direttrici. Oggi le cose sono cambiate, la grande distribuzione ha catalizzato la maggior parte della clientela e la città viene vissuta sempre più spesso come passeggiata domenicale. Come se non bastasse, negli ultimi anni, si è aggiunta la crisi che ha chiuso molte delle saracinesche di chi, in questi anni, è riuscito a sopravvivere ai centri commerciali di periferia».

Passeggiando per corso Pietro Vacchelli o per Corso Garibaldi, lungo il tratto tra Sant’Agata e piazza Risorgimento, non sembra di percorrere un corso ma una via qualsiasi. Gli esercizi che sopravvivono sono artigiani che offrono servizi o negozi specializzati, quasi mai commercianti che “vivono” della propria vetrina. «Corso Garibaldi – dice un esercente – man mano che ci si allontana dal centro, è sempre più spento, manca una progettualità anche nel distribuire le licenze. Anni fa è stata una reazione a catena, con le prime chiusure i clienti sono diminuiti sempre di più e con il tempo altri negozi hanno chiuso i battenti. Il problema è che sono state concesse licenze a esercizi diversi dalla tradizione commerciale della strada, questo ha condizionato molto le abitudini dei cittadini che ormai non passeggiano più oltre a palazzo Cittanova. Nemmeno durante i Giovedì d’Estate le bancarelle si si dispongono oltre la prima parte del corso. Sicuramente una riqualificazione, come quelle che stanno avvenendo in corso Vittorio Emanuele e Corso Matteotti, sarebbe utile a rilanciare il commercio. La pavimentazione di porfido ridarebbe l’antico prestigio alla zona e spingerebbe i cremonesi a tornare».

A confermare il pesante momento che sta attraversando il commercio a Cremona sono i dati di Ascom riferiti dal presidente Pugnoli: 386 attività aperte contro le 560 chiuse. «La situazione è pesante – commenta Claudio Pugnoli presidente Ascom – questo periodo nero coinvolge sia il commercio che il turismo (ristorazione e settore alberghiero) e purtroppo non se ne vede la fine. Chi non si rende conto dell’aggravarsi della situazione sta commettendo un grave errore, l’aumento del costo delle utenze e delle tasse sta mettendo a dura prova la categoria e i nostri clienti. Da più di un mese abbiamo chiesto un incontro con il sindaco ma non abbiamo ricevuto risposta, questo atteggiamento dell’amministrazione non ci aiuta, anzi, ci fa sentire ancora più soli davanti alla crisi economica».

 

 

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