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Caro Pirondini, ti rispondo…di Luciano Pizzetti

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Caro direttore Enrico,

anche se direttore non lo sei più si sa che in questo benedetto Paese i titoli, come i cognomi, non si dismettono mai, vedo dalla tua verve che hai ben superato la difficile prova della malattia. Sono contento per te, per la tua famiglia e anche per noi che saremo nuovamente graffiati dalla tua penna.

Tu, affiliato alla Casta più potente, quella che gode di grandi privilegi compreso quello di maltrattare senza coerenza quelli degli altri, quella di chi ha i tavoli riservati ai ristoranti della Camera e del Senato e dopo il caffè corre a scrivere male del prezzo del menù, tu mi dici che mi lagno dei 5500 euro d’indennità.

Chi ti ha passato la “fola” della lagna ti ha fregato. Si è fermato al titolo che, essendo tu esperto del mestiere ben lo sai, ha spesso il significato della provocazione, oltre il contenuto. Se ti avessero segnalato l’intero scritto avresti potuto leggere il pensiero integrale. Sta agli antipodi della lagnanza. Ho usato in proposito il termine molto non il termine poco, mi pare ci sia una differenza sostanziale! Era la descrizione del lavoro e di un impegno ben distanti dai fasti della Casta.  Un tentativo onesto di concorrere a ridare alla politica la dignità perduta, fatto da uno che si firma sempre Deputato e mai Onorevole, in risposta anche ai creduloni che immaginano che un Parlamentare percepisca 20000 Euro. Con onestà intellettuale non avresti faticato a riconoscerlo.

Descrivere  il lavoro parlamentare coi tre giorni a Roma, consentimi, è banale. Sarebbe come dire che i Magistrati lavorano solo in udienza, che gli insegnanti lavorano solo in classe, i chirurghi solo in sala operatoria, i direttori dei giornali solo quando sono in redazione. Suvvia.

Io vengo da una famiglia di origine contadina e nella mia attività lavorativa sono stato mesi senza stipendio, perciò conosco bene il valore dei soldi. Sia morale che sostanziale. Dunque la tua considerazione è uno sparo a salve che non colpisce il mio rigore.

E comunque, per via della Casta, la mia indennità vede il Tuo ingaggio editoriale col binocolo, così come il mio eventuale vitalizio –  io voterò per sopprimerlo – è ben distante dalla Tua buonuscita, e le prerogative contrattuali della tua categoria superano assai quelle della mia attuale pro tempore.

Sai, io parlo liberamente con tutti anche perché non ho mai mangiato alla greppia di nessuno, né ho mai giocato a tresette col morto. Non nutro rancori e mi anima la passione politica.

Quella passione che non mi ha consentito di fare a Cacciatori ciò che tu dici. Considero la sua rinuncia alla sindacatura una mia sconfitta politica, te lo dissi già al tempo ma tu non mi credesti, da cui derivano molti mali al centrosinistra di oggi.

Ti prego di non mettere insieme capra e cavoli. Titta è il mio segretario, oltre che un amico, con lui ho molta più consonanza di quanto i malvagi vogliano far credere. Caira neppure so chi sia.

Infine Perri, questo Sindaco così fuori dagli schemi che tutti tirano per la giacca. Un Sindaco che fa fatica a riconoscersi nella sua maggioranza, che tiene le appartenenze in sottofondo. Io lo lascerei lavorare davvero, concentrando molto di più l’attacco sulle contraddizioni  e l’inconsistenza della sua maggioranza, quella si che non lo fa lavorare. Penso che così facendo il centrosinistra costruirebbe di più e meglio l’alternativa. Non l’inciucione. Tu dici che Perri è un galantuomo, ebbene io non lo sono meno! Dopo ferragosto viene sempre il temporale che si porta via l’afa insopportabile e genera la gradevole frescura. Anche nella politica locale.

Enrico, sono stato sufficientemente schietto? Ho cercato di stare nel solco che hai tracciato.

Un’altra cosa ti voglio dire scusandomi per la volgarità, non fa mai una bella impressione vedere sputare nel piatto in cui si è mangiato. Tradotto, fossi in te sarei più signore verso il giornale che hai diretto. Te lo dice uno che pure, nel corso del tempo, ha retto non poche polemiche con la testata. Non è un problema di galateo ma di classe.

Enrico, su Penati ho già risposto ad Antonio Leoni che in proposito mi ha chiesto un editoriale per il Vascello. Confermo a te quanto ho scritto a lui e che trovi, appunto, sul sito del Vascello.

Io sono sempre quello della Cina, con tante amicizie, con totale autonomia e indipendenza. Tu alcune amicizie le hai cambiate, non cambiare anche lo spirito. Sei un polemista sagace, non diventare un criticone petulante solo perché la clava dell’anticasta, ovviamente da usare verso gli altri per preservare se stessi, va di moda. Io continuo a scommettere sul valore delle persone, visto che la stima non la si acquista al supermercato.

Sperando che il marine possa pigliare per le corna il bue pontino, ti auguro un buon ferragosto con lo spirito di sempre, nella convinzione che la tua dichiarazione di stima non sia un semplice modo di dire.

Luciano Pizzetti

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Commenti
  • tino

    L’indennità lorda mensile alla Camera dei deputati è di 11.703,64 euro, ma le entrate degli «eletti» comprendono anche la diaria (3503,11 euro), il rimborso spese telefoniche (258,22 euro) e il «rimborso per le spese inerenti il rapporto fra eletto ed elettori» (3690 euro). Tutte voci che, appunto, sono considerate rimborsi spese, per cui non entrano nell’imponibile.

  • pd

    Temo, e non credo di parlare troppo a vanvera, che Lgh stia soffrendo una fase di stallo che rischia di portarla alla disgregazione. C’è chi dice apertamente che Lgh è morta, c’è chi dice che ha perso ogni strategia e presto si disgregherà. I dati di fatto sono che sta bruciando liquidità, perdendo gare sul territorio e attuando sistemi di governance che i più esperti dicono suicide. Il progetto di fusione è lì che galleggia da un anno e non abbiamo risposte certe mentre vengono spese montagne di soldi in advisor e consulenti per non avere risultati. Il tutto nel solito clima mieloso che consente al presidente di Lgh di azzardare anche un aiuto alla Tamoil come coronamento di una strada lastricata di successi. Anche su questo noi dovremo fare una riflessione rigorosa, cercando di capire se il fatto che alcuni uomini riconducibili al nostro progetto politico (salvo smentite) continuino a lavorare in ruolo politico a maggior gloria delle amministrazioni di centro destra sia un fatto positivo o negativo. Come sapete io penso da tempo che non vi siano margini di collaborazione. E mi chiedo e vi chiedo se la permanenza di uomini nostri non sia più un ostacolo alla nostra libera azione di opposizione o siano funzionali al nostro progetto. Io ritengo che anche queste posizioni siano ascrivibili ad un fattore di potere più che di progetto e che anche Lgh, come l’Aem, come Scs, come tutte le altre ramificazioni di questo complesso sistema, tornino nell’orbita di un ordinato e coerente progetto politico più che a un esercizio di scambio di potere. Le scadenze naturali sono alle porte, avrei potuto mordermi la lingua come si è fatto in questi mesi e lasciare che il tempo sanasse questa anomalia, ma credo che anche questo non possa stare sotto il nostro affollato tappeto. Anche qui la domanda è semplice e secca. Cui prodest questo collaborazionismo?

    • Deo Fogliazza

      Se non sbaglio questo è uno dei passaggi salienti della relazione che Titta Magnoli, segretario provinciale del PD, ha tenuto alla riunione delle segreteria provinciale il 21 gennaio 2011 (nel 90esimo anniversario della fondazione del vecchio PCI…. mica male….).
      E’ un passaggio che condivido, anche nei toni. Probabilmente io sarei stato ancora più esplicito (….ma è un mio pervicace difetto).
      Due notazioni.
      La prima: nel gennaio 2011 le scadenze naturali “erano” alle porte. Ora sono …. scadute. Bisognerà dunque, ora, tirare le doverose conseguenze.
      La seconda: c’é anche un’ulteriore valutazione da fare. Più politico-istituzionale, se si vuole. Circa vent’anni fa si è giunti alla decisione di optare per l’elezione diretta della figura del Sindaco per molti motivi, non ultimo quello di mettere nelle mani dei cittadini-elettori la possibilità di indurre cambiamenti e discontinuità. Anche in forza di ciò il Sindaco non può svolgere più di due mandati. Il rischio oggettivo, che allora veniva molto ben delineato, riguardava la possibilità che una mancanza di cambiamento e di discontinuità potesse indurre incrostazioni di potere, assuefazione nei rapporti politico-istituzionali, vere e proprie cordate di potere.
      Per questo si preferì imboccare la via del “Chi vince governa, chi perde controlla e stimola”.
      Credo che quel rischio “oggettivo” sia ancora presente e che dunque sia preferibile rifuggire da una sorta di “zona grigia” nella quale non si capisce bene chi governa e chi, invece, controlla e stimola.
      D’altra parte – per tornare al cenno fatto attorno al PCI (stavolta, però, nella fase della sua “chiusura”) – nel marzo 1989 le conclusioni del XVIII Congresso del PCI (il penultimo) – che riscuotono l’appoggio della grande maggioranza del Congresso – definiscono “la prospettiva del nuovo corso dichiarando la fine del consociativismo e sostenendo la necessità della riforma dello Stato e del sistema politico, che miri a realizzare una nuova saldatura tra domanda sociale e sistema politico: sfida riformista collegata alla politica dell’alternativa”.
      Mica vorremo tornare a prima dell’89, vero?