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Costi della politica, come perdersi in un piatto di spaghetti alle alici

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E’ bastato un menù, che nel Pd è avvampato il dibattito. Amplificata dall’uscita della notizia sui prezzi stracciati del ristorante del Parlamento, la polemica sui costi della politica ha animato la pausa estiva dei democratici cremonesi. “Perché i nostri parlamentari non si sono degnati di denunciare simili prezzi?”, ha tuonato Deo Fogliazza, militante del Pd e già portavoce dell’ex sindaco Corada. E giù a cascata le reazioni in punta di fioretto di Luciano Pizzetti e Cinzia Fontana, rispettivamente deputato e senatrice per il Pd cremonese, la controreplica di Fogliazza, l’appello dell’ex assessore Caterina Ruggeri ad abbassare i toni e via discorrendo.

Al di là dei costi di orate in crosta di patate e spaghetti alle alici, il botta e risposta agostano in casa Pd è emblematico, indice di un partito certo non monolitico (peraltro non una novità da che Ds e Margherita convolarono a nozze), e, soprattutto, teso come una pelle di tamburo. Pronto a risuonare alla minima percussione.

Un partito – questo il lato buono della medaglia – pronto tuttavia a mettersi in discussione, a dar voce a quella “pluralità”, per usare le parole del segretario Titta Magnoli, che lo caratterizza. Nel bene e nel male.

Così è stato per il dibattito sulla popolarità del sindaco Perri, sulla quale Pizzetti ha messo in guardia, e che ha sdoganato a sua volta il confronto interno sulla figura di Franco Albertoni, ora fresco di conferma alla guida di Aem. Simili dinamiche sono emerse a proposito dell’allarme lanciato dal parlamentare circa la centrale a carbone il cui progetto l’amministrazione provinciale starebbe accarezzando.

Ora è la volta dei costi della politica, col solito ‘big Luciano’ oggetto di animata discussione per un Pd che pare costantemente alla ricerca di una pacificazione con se stesso, col suo passato e con le sue prospettive future. Tanto da indurre la consigliera Caterina Ruggeri a un’amara riflessione: “Ora il carteggio si fa davvero pesante, sopra le righe, travalica gli interrogativi posti nella prima nota (quella di Fogliazza; ndr), dà spazio forse ad antiche ruggini, disorienta e spaventa il nostro elettorato, danneggia in primis solo il P.D., e annulla il disordine e lo sfascio che domina da mesi il centrodestra locale. Bel risultato”.

E d’altra parte l’azione appannata del Pd locale non passa inosservata da settimane. Mesi, forse. Pur con tutti gli assist offerti da un centrodestra diviso, da un sindaco in eterna lotta ora con la Lega ora con un pezzo di Pdl, l’opposizione si è fin qui distinta più per le sue beghe interne che non per la costruzione di un profilo d’alternativa affidabile e costruttiva che sappia andare oltre la critica spicciola.

Lo stesso segretario provinciale Magnoli non si è sottratto, arrivando ad ammettere serenamente che “Sì, c’è qualcuno, anche nel mio partito, che vorrebbe costruire o avrebbe piacere a vedere questa dualità (pro e contro Pizzetti; ndr), ma resterà deluso”.

Proprio mentre Magnoli parlava a nuora affinché suocera intendesse, Fogliazza ingaggiava il suo personale braccio di ferro con Pizzetti. E il Pd riusciva in un’impresa non da tutti: derubricare con una bolla d’agosto la voragine che ancora divide la maggioranza al governo locale.

Federico Centenari

 

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  • PIU’ CHE DI FIORETTO SI PUO’ PARLARE DI CLAVA, MA IL LIVELLO E’ QUELLO ( A CHE PRO ? ).
    E’ EVIDENTE CHE IL MALESSERE DEL PARTITO, A CREMONA , HA RAGGIUNTO LIVELLI DI GUARDIA.
    PER RICONDURRE TUTTI ALLA RAGIONE CI VOGLIONO ALTRE INIZITIVE E ALTRI TIPI DI INTERVENTI.
    IL CONFRONTO ORMAI DEVE ESSERE SUI GRANDI TEMI DI POLITICA NAZIONALE E SULLE STRATEGIE DA METTERE IN CAMPO.
    LA CRISI E’ MONDIALE E LE BEGHE DI PARTITO NON INTERESSANO PIU’ NESSUNO, SE NON AGLI ADDETTI AI LAVORI.
    DI TUTTA EVIDENZA I TONI SONO INADEGUATI, COME INADEGUATE SONO LE PENNE.
    I TEMI DEVONO ESSERE SPOSTATI SUL SOCIALE.
    ORA ,COME ORA, NON VEDO ALTERNATIVA ALLA DISCUSSIONE ,NELLE SEDI DEDICATE, DI TEMI DI RILIEVO E CHE INTERESSANO TUTTA LA SOCIETA’.
    PENA UN DEGRADO DI TIPO CULTURALE E POLITICO DELLA SOCIETA’, ANCHE A CREMONA.
    SAREBBE NECESSARIO DARE UN ESEMPIO AGLI ALTRI SCHIERAMENTI, ANCORA PIU’ DISASTRATI, E FARSI CONOSCERE NEL SENSO GIUSTO.
    DALLO SCOLLAMENTO DEI PARTITI PUO’ USCIRE SOLO VIOLENZA, SOPRATTUTTO DA PARTE DEI GIOVANI, E CHE NON TARDERA’ A MANIFESTARSI , SE SI VA AVANTI DI QUESTO PASSO.
    ED ALLORA GLI SCONTRI ALL’INTERNO DEI PARTITI SCOMPARIRANNO : SARA’ EMERGENZA, QUELLA VERA.
    SONO NECESSARIE QUINDI FORMAZIONI DI GRUPPI DI PROPOSTA, CON PUNTI BEN PRECISI, POCHI, MA DI SOSTANZA.
    NEL Pd C’E’ CHI NE HA LE CAPACITA’. ASPETTIAMO FIDUCIOSI.

  • SIGNOR PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

    Signor Presidente, le unisco la lettera del deputato Luciano Pizzetti, del Partito Democratico, eletto a Cremona nel 2008, pubblicata l’undici agosto, oltre che sul sito del partito, sulla Provincia, il quotidiano più venduto della città.
    Non mi interessa in questo momento controllare e dibattere quanto il Pizzetti sostiene nella lunghissima lettera: sono essenzialmente due i punti su cui è inutile chiedere spiegazioni, tanto è chiaro il loro significato.
    a) il netto che mi resta del compenso è di 5500 euro per dodici mensilità. Poco meno del salario di un bergamino, per stare nella cremonesità.
    b) si rendano pubblici gli stipendi reali di tutti i percettori di reddito da società e imprese che a qualunque titolo godono di una pubblica contribuzione.
    In altra sede scriverò del fastidio che mi danno le due affermazioni.
    Ora, Signor Presidente, vorrei solo chiederle se ritiene compatibile con la dignità della Camera quanto diffuso dal Pizzetti, e se intende prendere provvedimenti, dato che il Suo silenzio sarebbe da considerare tacita approvazione.

    Cremona 21 08 2011 Flaminio Cozzaglio, 26100 Cr, via Fontana 16

    Gentile direttore,
    nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica ha positivamente bloccato l’adeguamento della propria indennità. Ha avuto l’onore delle prime pagine nel plauso generale per il segnale che dava riducendo i costi della politica. La Camera nel 2006 ha opportunamente ridotto del 10% l’indennità dei Deputati; nel 2007 ha, altrettanto opportunamente e per tempo, bloccato l’adeguamento dell’indennità. Ciò è avvenuto nella totale mancanza di considerazione. Di più. Da gennaio di quest’anno la Camera ha ridotto di mille euro il compenso dei Deputati, eppure circola in abbondanza su giornali e siti l’esatto opposto.
    Cosa voglio dire? Semplicemente che ben più dei costi della politica, conta la grave perdita di autorevolezza della politica, talmente grave da consentire che la menzogna possa apparire verità. E’ la grande questione da mettere a fuoco. La Politica come Dovere di Cittadinanza, il Potere a servizio del Bene Comune. Restituendo innanzi tutto lo scettro al principe nella scelta degli eletti. Regolando per legge la vita interna dei partiti, condizionando il finanziamento pubblico al rispetto della stessa, sottoponendo i bilanci al controllo di Società indipendenti di revisione (il Pd mi risulta sia l’unico partito a farlo). Riducendo il numero dei parlamentari nel superamento del bicameralismo. Sopprimendo le Province sotto i 500mila abitanti. Sono firmatario di proposte di legge che si prefiggono questi obiettivi. Temi da troppo tempo annunciati e mai attuati? Verissimo! C’è però una novità, per quanto non positiva, che ora obbliga a procedere in quel senso senza indugi: l’estrema gravità della crisi. Per la prima volta s’intrecciano crisi economica, crisi sociale, crisi politica, crisi istituzionale, crisi della rappresentanza. Insomma, un vero e proprio rischio di default democratico. Dunque, altra via alla responsabilità nazionale per la politica non c’è che quella dell’autoriforma. Ciò detto in premessa, mi pare che il modo migliore per rispondere alle critiche, a quelle giuste e a quelle sbagliate, sia la testimonianza pubblica dell’impegno. Il mio lavoro parlamentare settimanale si articola in questo modo: il Lunedì lo dedico a Cremona per incontri e riunioni sul territorio, compresa la sera se richiesto, tranne quando devo intervenire in Aula nel merito di provvedimenti che ho seguito per competenza di Commissione; il Martedì parto per Romaalle 5 o alle 6, arrivo alla Camera e istruisco le pratiche che mi competono, dalle 13 alle 14.30 si riuniscono le Commissioni di cui faccio parte, dalle 15 alle 20 c’è Aula, dopo cena a volte torno in ufficio sino alle 23; il Mercoledì c’è Aula dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 20, dalle 14 alle 16 si riuniscono le Commissioni, la sera è come la precedente; il Giovedì c’è Aula dalle 9.30 alle 13.30, dalle 14 si riuniscono le Commissioni; il Venerdì lo dedico agli incontri cremonesi, lombardi, nazionali e allo studio delle pratiche della settimana successiva; il Sabato e la Domenica sono a disposizione per iniziative di partito, di associazioni, istituzionali. Questa è la settimana tipo. Poi, a volte, l’Aula finisce Mercoledì sera perché il Governo non presenta provvedimenti o il Venerdì mattina se ve ne sono di non conclusi, ma il lavoro delle Commissioni non viene mai meno. Il lavoro non è solo quello che appare dalle sedute d’Aula,maquello delle Commissioni, quello istruttorio che richiede incontri, ricerche e studio. L’elenco delle questioni nazionali e locali di cui mi sono occupato in Parlamento è corposo e la stampa ne ha spesso data notizia. Vengo al compenso. Quello lordo globale è di 20.487 Euro. Quello del mio collega francese è di 23.067 Euro. Quello del collega tedesco è di 27.364. Quello del collega inglese è di 21.090. Quello del collega parlamentare europeo è di 34.751 Euro. Viaggio a carico dello Stato su aerei e treni, ovviamente per impegni istituzionali, non per scopi privati.
    La tessera autostradale la uso quasi esclusivamente nella tratta Cremona- barriera Milano. Tutto ciò è ovviamente documentato. Detratte le contribuzioni previdenziale e sanitaria, il prelievo fiscale e assicurativo, le spese di trasporto rimanenti e quelle telefoniche, di vitto e alloggio, generali e di rappresentanza connesse al ruolo, di segreteria che io verso al Pd in misura maggiore a quanto percepito rinunciando a collaboratori diretti, il netto che mi resta è di 5.500 Euro circa per 12 mensilità. Molto? Sì! Ma davvero tanto esagerato considerata la funzione, sottoposta sì al dileggio ma pur sempre di rilevante responsabilità? L’equivalente dello stipendio di un medio dirigente pubblico o privato. Poco meno del salario di un bergamino, per stare nella cremonesità. Molto più di quello di un operaio, un impiegato, un infermiere. Ben sopra la media sociale, molto sotto la soglia del privilegio. Parecchio meno di tanti compensi ben più consistenti di numerose categorie lavorative che però non indignano quasi nessuno. Non usufruisco di nessun benefit. Il mitico ristorante della Camera è una mensa aziendale di medio livello con in più il servizio al tavolo. All’altrettanto mitica buvette i prezzi praticati sono quelli di numerosi bar romani. Di auto blu non ne dispongo e, ovviamente, neppure dell’autista. Il barbiere mi costa meno aCremona che alla Camera. Contrariamente a quanto si pensa pago cinema, teatro e ogni servizio. Non ho a disposizione nessuna piscina o palestra. Checché si dica pagherò anche la bara, spero il più tardi possibile. Non usufruisco di cliniche particolari ma faccio le mie belle code in ospedale come tutti. L’assicurazione sanitaria, simile a quella di molte altre categorie, è in attivo e la pago. Non godo di nessun trattamento di favore, né diretto né indiretto. I privilegi che c’erano nella primaRepubblica, davvero sgradevoli e di casta, io non li ho visti mai. Così com’è giustamente probabile che non vedrò mai il vitalizio restante. Ho parlato di me ma molta parte dei Parlamentari che conosco è nella mia stessa condizione. Per inciso, sono tra i 36 Deputati che per trasparenza hanno reso pubblica, online, la propria situazione patrimoniale e la dichiarazione dei redditi. Spero lo facciano tutti. Ho sempre rispettato il limite dei due mandati. Allora non c’è nulla su cui intervenire? Tutt’altro! Oltre a quanto richiamato più sopra, si deve cambiare il Regolamento della Camera per rendere ben più produttivo il nostro lavoro, operando meno nella dispersione dell’Aula e più nella concretezza delle Commissioni. Si deve sopprimere, e verrà soppresso, l’anacronistico istituto dei vitalizi, pur già ampiamente riformato e ridotto, sostituendolo con la corretta contribuzione Inps. Si deve esercitare un prelievo aggiuntivo a chi gode già del vitalizio. Si devono certificare con più chiarezza le spese di segreteria e di viaggio per ovviare a distorsioni ed usi impropri che purtroppo ci sono. Si devono eliminare macchine di servizio personali e indennità aggiuntive a chi ricopre cariche, eccezion fatta per i Presidenti e i Segretari generali di Camera e Senato. Occorre affermare l’incompatibilità tra cariche pubbliche. Occorre impedire che il Parlamentare eserciti contemporaneamente altre professioni. Occorre razionalizzare le spese ordinarie e per immobili. Ealtro ancora. Insomma, regoliamo davvero il tutto sulla media europea, con l’aggiunta di un’ulteriore compartecipazione considerata la gravità della crisi. Questo deve fare il Parlamento per combattere l’antipolitica e restituire alla Politica l’autorevolezza e la dignità perdute, abbattendo la percezione del privilegio e della casta. Molto è stato fatto e molto resta da fare. Le altre Istituzioni facciano altrettanto e anche i rappresentanti di categorie tanto prodighi di lezioni moralizzatrici quanto ipocritamente reticenti nei comportamenti. Faccio una proposta: si rendano pubblici gli stipendi reali di tutti i percettori di reddito da società e imprese che a qualunque titolo godono di una pubblica contribuzione. Sarebbe un modo semplice e trasparente per snidare le tante caste che predicano bene e razzolano male.
    Luciano Pizzetti
    (deputato del Pd, Cremona)

  • IL PIZZETTI FURIOSO

    Se non fosse l’irredimibile che è, si sarebbe accorto già dal titolo (A me deputato restano 5500 euro al mese) che son cascate le braccia perfino al direttore della Provincia Zanolli : invece non ha fatto altro che rispondere a una schiera di cittadini inviperiti alzando sempre più i toni, al punto da rifilare del “miserabile” a un uomo mite come Angelo Zanibelli, rinfacciare a Deo Fogliazza ipotetiche colpe di suo padre, ribattere al giornalista Enrico Pirondini di far parte di una casta peggiore della sua, e dimenticandosene invece quando si serve di Zanolli, da non essere nemmeno capace di un conteggio elementare: è il politico più contestato degli ultimi sessant’anni della storia di Cremona. Io non sono quello, cari lettori, che abusa del “tutti dicono, tutti sanno”, comoda scappatoia per non voler dimostrare le proprie affermazioni, ma fa impressione leggere una sola zoppicante difesa contro dieci testimonianze di insofferenza, per non parlare di ciò che si sente a voce , in maggior libertà.
    Risponde a me che mi sento duca di Oxford, senza nemmeno farsi sfiorare dall’idea che confronto a lui tanti ci sentiamo duchi di Oxford; ultimamente minaccia querele a un cittadino che lo critica mentre lui sostiene il suo buon diritto a dare letteralmente del “cretino” a chi la pensa diverso. E’ chiaro che ha perso la testa, non per il caldo, ma per la certezza che il partito si guarderà bene dal confermarlo nel 2013. Non aveva obbligo alcuno, in tempi come questi, di rispondere rabbiosamente a qualsiasi, velata critica, eppure è schizzato lancia in resta a ribattere colpi non ancora giunti: per dirne una, son tre anni che risponde a ogni riga di un lettore che gli rinfaccia continuamente la guerra 2008 a Caterina Ruggeri, senza rendersi conto della ormai svuotata questione…..
    Ma non voglio continuare in schemi astratti, proviamo a ricontare assieme, cari lettori, i numeri che ci vuol propinare.
    “Spero davvero – inserisce nella replica – che togliendo di mezzo questa legge elettorale porcata e ripristinando i collegi uninominali si possa concorrere a superare almeno questo handicap.” Beata innocenza, mi dico, se crede davvero che non sappiamo che lui è in Parlamento grazie alla legge che adesso è di moda sparlare, senza la quale, a voto libero, non avrebbe mai prevalso, tanto per fare un nome , su Paolo Bodini.
    “Riducendo il numero dei parlamentari nel superamento del bicameralismo”, si impegna: ma quando si arriverà, come primo passo, a dimezzarli, lui da che parte crede di finire? in quelli confermati?
    Può elencare fin che vuole, l’aspirante duca di Oxford, gli orari delle sue presenze ai tavoli, nelle aule, a Roma , a Cremona, le funzioni parlamentari che svolge, che, fuori dai denti, sono alzare la mano quando lo ordina il capogruppo o tenerla in tasca. La legiferazione, fine principale delle Camere, egregio aspirante duca di Oxford, non è un lavoro che si possa inventare su due piedi, servono solida cultura professionale, attitudine, frequenza scientifica, qualità che mai traspaiono dai suoi abbondantissimi scritti d’ogni scibile sulla stampa cremonese, scritti ripetitivi e vacui che denotano solo una ferrea volontà di maltrattare la nostra povera lingua. Il duca è solo un uomo di potere, da spostare un assessore o inventare un sindaco come fossero birilli, nell’idea fallita di raccattare qualche voto in più. Ma naturalmente accetto, oltre alle minacciate querele, la prova del nove che mi faccia torto: si metta qualche ora davanti a noi che gli proponiamo un progetto di legge e ce lo scriva.
    E per finire, andiamo al cuore, la tesi che più ha fatto inviperire gli elettori di Cremona: l’aspirante duca di Oxford riesce a risparmiare solo 5 500 euro al mese, meno di un bergamino, magari anche meno dei “percettori di reddito da società e imprese che a qualunque titolo godono di una pubblica contribuzione”.
    E’ spiacevole fare i conti in tasca a uno che nella politica si è buttato per passione, solo per passione, ma cercherò di dimostrare che a lui è andata molto meglio che a Paolo e Francesca, Eloisa e Abelardo, e anche alla peccatrice Maddalena, che s’è pur beccata qualche parolina da Gesù.
    Il Pizzetti a 5 500 al mese fa 66 000 all’anno, per cinque anni sono 330 000. Prima ha fatto dieci anni il deputato regionale a Milano, stesso stipendio ma spese evidentemente minori, per cui 660 000, più le due liquidazioni: oltre un milione di euro per quindici anni di passione, senza calcolare gli interessi maturati, che al minimo portano a 1,5 milioni.
    Non male, per uno che, a cinquant’anni suonati, è rimasto solo qualche mese senza stipendio, lo ricorda lui stesso, tra la fine del militare e l’inquadramento nell’allora Partito Comunista, immagino; ma ha una parte di ragione, non va dimenticato l’obbligo di ricompensare il merito, a lui che ”ha descritto la condizione reale in cui lavora un parlamentare, e nessun altro lo ha mai fatto.”

    Cremona 23 08 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • pinco pallino

    riportato
    “”””””””””””””Lo stesso segretario provinciale Magnoli non si è sottratto,
    arrivando ad ammettere serenamente che “Sì, c’è qualcuno, anche nel mio
    partito, che vorrebbe costruire o avrebbe piacere a vedere questa
    dualità (pro e contro Pizzetti; ndr), ma resterà deluso”……”””””””””””””””””””……………
    Titta dove sei…………………????!!!
    Ritorna…………………!!!!!!!!!!!!!