L’impennata del diesel mette in crisi l’autotrasporto. Il caso Cremona
Gli autotrasportatori cremonesi, 427 secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre, sono tra i più esposti: ogni pieno costa in media 180 euro in più rispetto a febbraio
A Cremona il caro-carburante non è un tema astratto, ma una pressione quotidiana che pesa su 1.729 attività tra agenti di commercio, autotrasportatori e servizi taxi e servizi noleggio con conducente. Numeri che, letti alla luce dell’impennata del prezzo del diesel raccontano una provincia dove la mobilità professionale, parte essenziale del tessuto economico, è oggi più fragile che mai.
Gli autotrasportatori cremonesi, 427 secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre, sono tra i più esposti: ogni pieno costa in media 180 euro in più rispetto a febbraio, una stangata che erode margini già compressi dalla concorrenza e dall’inflazione. Non va meglio ai 94 operatori tra taxi e Ncc, che percorrono migliaia di chilometri l’anno e non possono scaricare gli aumenti sulle tariffe senza rischiare di perdere clienti. La fetta più ampia è quella degli 1.208 agenti di commercio, professionisti che vivono sulla strada e che vedono lievitare i costi di trasferta giorno dopo giorno. Per loro, il credito d’imposta non è previsto: un’assenza che li rende ancora più vulnerabili rispetto ad altre categorie. Cremona diventa così un caso emblematico di una difficoltà nazionale.
E le “misure tampone non bastano più – si legge nel report Cgia -. Serve un intervento europeo che consenta di ridurre stabilmente le imposte sui carburanti, prima che l’aumento dei costi metta in ginocchio centinaia di piccole imprese che tengono in moto l’economia locale”.