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Acqua, si faccia una scelta per i consumatori non per società private o interessi di bottega, dice l’Udc

Trespidi

“La scelta che faremo dovrà essere all’altezza delle aspettative di un territorio che ha sempre più bisogno di chiarezza, di trasparenza, di efficienza e di modernità. Sta alla politica e agli amministratori pubblici non deluderlo facendo scelte funzionali ai consumatori prescindendo dagli interessi di bottega. – dice Giuseppe Trespidi, nella foto, coordinatore dell’Udc –  Il PdL sceglie come modello gestionale la società mista pubblico-privato. Non ha dubbi perché lo fa all’unanimità ritenendolo l’unico in grado di far fronte agli investimenti che sono necessari nel nostro territorio (vengono indicati circa 400 milioni di euro in 20 anni). Investimenti che sarebbero garantiti dal socio privato che verrebbe selezionato con gara pubblica. Verrebbe garantita anche una tariffa di erogazione del servizio contenuta (ai livelli attuali o più bassi?) e un servizio di qualità superiore all’attuale. – dichiara il Coordinatore provinciale dell’UDC Giuseppe Trespidi – Non c’è motivo di dubitare sulla ponderatezza e sulla valutazione che il PdL ha fatto nel definire la sua scelta. Ora è necessario che la scelta definitiva sia il più possibile condivisa non solo dai Sindaci ma anche a livello politico. Il nostro territorio su scelte come queste non può permettersi una divisione verticale fra le forze politiche del territorio. Al fine di evitare scelte ideologiche o fuorviate da pregiudizi e con lo scopo di aiutare i Sindaci e i Consiglieri provinciali nella scelta della forma di gestione più efficiente ed economica nonché migliore e più favorevole per i Cittadini del nostro territorio, le Commissioni Affari Istituzionali e di Garanzia della Provincia hanno iniziato ad approfondire il modello di gestione “in house” della Società pubblica Acque Lodigiane – composta da tutti i Comuni e dalla Provincia di Lodi. Dall’incontro non sono emerse particolari criticità rispetto agli investimenti. Lunedì 26 settembre sarà la volta della Società mista pubblico-privato Nuove Acque che gestisce il servizio idrico in provincia di Arezzo. – prosegue Trespidi – Alla fine di questo percorso le Commissioni provinciali e i Sindaci che han voluto o potuto partecipare agli incontri avranno elementi di giudizio basati su esperienze concrete di gestione. Al di la del modello gestionale un primo criterio di scelta sarà opportuno che sia quello di superamento dell’attuale frazionamento gestionale e si vada nella direzione di una azienda unica. L’altro criterio di scelta prioritaria deve essere orientato a favore dei consumatori e non delle aziende pubbliche. Se poi coincidono tanto meglio. Pertanto – conclude Trespidi – la scelta che sarà fatta dovrà essere in funzione dei cittadini e dei consumatori e non delle società private o pubbliche che siano. Le società non sono il fine ma sono solo degli strumenti, dei mezzi che ci devono servire per dare servizi primari, come in questo caso quello del ciclo idrico integrato, nel modo migliore possibile”.

 

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Commenti
  • Matteo Codella

    e il referendum che fine ha fatto?