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Ospedale, in tempo di crisi si rinnova la caccia agli sponsor

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Tempo di crisi, tempo di tagli, tempo di razionalizzazioni. La sanità non è indenne a tutto ciò. Un aiuto arriva dalla pubblicità. Quella presente direttamente negli ospedali. A qualcuno non piace. E’ tuttavia una realtà con cui bisogna fare i conti. Anche a Cremona. L’Azienda ospedaliera è attiva già da tempo in questo ambito. Ora però si avvia verso una nuova convenzione con una delle aziende di comunicazione e pubblicità più importanti del settore, la Meneghini e associati, che ha già in concessione gli spazi di 150 ospedali in tutto il Nord d’Italia. Si rinnova la caccia agli sponsor.

Sono una novantina gli spazi pubblicitari che va ereditando la nuova gestione, subentrando nel contratto, ma ancora non è stato predisposto il tariffario e pertanto risulta difficile una valutazione di tipo economico. In genere, comunque, il guadagno favorito dalla pubblicità in questo settore oscilla da un minimo di 100mila euro all’anno a un massimo di 700mila, come nel caso del San Raffaele di Milano. Tendenzialmente attorno al 5%, parlando di dati, i degenti rispetto al numero totale di persone che si trovano di norma in locali con spazi pubblicitari (tra visitatori, lavoratori e altro). I malumori non mancano lo stesso. Alcuni si dicono indifferenti, altri ne farebbero a meno.

L’attenzione è più che altro rivolta al piccolo inserzionista, con attività in qualche maniera legata all’ospedale, complementare ma sempre non concorrenziale. Niente pubblicità di prodotti nocivi alla salute o inserzioni offensive, e quanto è incassato viene abitualmente usato anche per finanziare progetti di volontariato, corsi di formazione, prevenzione e umanizzazione dell’ospedale. Oggi, camminando nell’ospedale cittadino, tra chi offre elevatori o montascale, c’è lo spazzacamino, c’è chi pubblicizza pavimenti o chi si occupa di automobili.

 

 

 

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