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Gleen Hughes, bassista e voce dei Trapeze e dei Deep Purple al Fillmore di Cortemaggiore

fillmore

Venerdì 11 novembre all’interno della Rassegna classic-rock associazione Children in Time, Gleen Hughes in The voice of Rock, accompagnato dalla Matt Filippini Band con dj Frambo
Apertura porte ore 21, ingresso 20€

Approda in Italia per un breve tour Glenn Hughes, “the voice of rock”. Lo storico bassista/cantante dei Trapeze, Deep Purple, Black Sabbath ed ora Black Country Communion, si esibirà Fillmore accompagnato dalla Matt Filippini band, ripercorrendo, attraverso una carrellata  di pezzi che hanno fatto la storia del rock, la sua incredibile carriera. Un ‘altra icona del classic rock sul palco del Fillmore.

Ad inizio carriera Hughes si dedicava soltanto al basso. Negli anni sessanta militò in vari gruppi, fino a quando divenne membro dei Finders Keepers, formazione nella quale troviamo anche Dave Holland e Mel Galley, e pubblicò con loro un singolo nel 1968.

Nel 1969 pubblicò il singolo Send me no more letters con i Trapeze, formati da Hughes, Holland, Galley, il tastierista Terry Rowley ed il cantante John Jones.
Seguì nel 1970 un album omonimo influenzato da sonorità beat, seppur non ascrivibile a tale genere. Nello stesso anno uscì Medusa: la formazione, per questa registrazione, si ridusse ad un trio, senza tastiere e con Hughes a ricoprire il doppio ruolo di bassista/cantante. Le composizioni sono prevalentemente opera di Galley ed esprimono un hard rock evocativo, con qualche venatura funky (Your love is alright). La voce del bassista è giovane e spontanea, molto acuta e “nera”.
I Trapeze iniziarono a riscuotere successo ed incisero nel 1972 il terzo album You are the Music…We are just the Band. Le composizioni sono prevalentemente di Hughes, il che porta le sonorità verso un agile funky-rock con venature soul (nei vocalizzi di Hughes).

I Deep Purple

I Trapeze divennero un nome importante: negli Stati Uniti il loro successo fu secondo solo a quello dei Led Zeppelin (il cui batterista, John Bonham era amico di Hughes ed ammiratore del gruppo). Hughes attirò le attenzioni della Electric Light Orchestra e dei Deep Purple, orfani di Ian Gillan e Roger Glover. Alla fine di uno spettacolo dei Trapeze al Marquee di Londra Jon Lord andò da Hughes a fargli la proposta. I Purple avrebbero voluto Hughes nel suo duplice ruolo di bassista e cantante, ma il loro manager consigliò loro di restare un quintetto ed ingaggiarono lo sconosciuto David Coverdale alla voce (dopo che Ritchie Blackmore ebbe incassato il rifiuto dell’ex cantante dei Free, Paul Rodgers). Hughes, pur credendo nel progetto Trapeze, accettò l’offerta, non per passione ma, per sua stessa ammissione in interviste rilasciate negli anni novanta, per denaro: nacque la Mark III dei Deep Purple. Il quintetto rinnovato diede alle stampe l’epocale Burn nel 1974. Per motivi contrattuali il nome di Hughes non poteva apparire nei credit. Si pensa che la sua mano in sede compositiva fosse stata presente in Burn, Might just take your life, You fool no one, Sail away, Mistreated e “A” 200. Il ruolo di voce solista venne diviso tra Coverdale e Hughes: l’interazione tra le loro voci, bassa e scura quella del primo, acuta e solare quella del secondo, arricchì notevolmente la musica dei Purple, ora aperta ad influenze blues, soul e funky grazie ai due ultimi arrivati.
Qualche mese dopo uscì un altro capolavoro: Stormbringer. L’influenza compositiva di Hughes si fece più forte e portò Blackmore a lasciare il gruppo. Venne sostituito dallo statunitense Tommy Bolin, che legò bene con Hughes, sotto il profilo umano e musicale (tanto che Hughes cantò, non accreditato, in una canzone, Dreamer, di Teaser di Bolin). Nel 1975 uscì l’unico lavoro della Mark IV: il buon Come Taste the Band. L’apporto compositivo di Hughes è assai ridotto; inoltre si limita a cantare in tre canzoni (quelle che portano la sua firma) soltanto. D’altro canto dà vita ad una delle sue migliori prestazioni bassistiche di sempre, piena di groove funky; inoltre l’interazione con la chitarra di Bolin è alta.
I Purple si imbarcarono in una tournée critica: la dipendenze dalle droghe di Bolin annebbiò le sue capacita esecutive e la rivalità tra i due cantanti si fece stridente. Nel 1976 arrivò lo scioglimento per lo storico gruppo.

Dopo i Purple

Sciolti i Purple, meditò di tornare nei Trapeze. Ciò non avvenne, ma Hughes cantò comunque qualche brano nell’album Trapeze del 1976. Contemporaneamente decise di fondare un nuovo gruppo con Bolin, ma la morte di quest’ultimo per overdose di eroina rese impossibile il concretizzarsi del progetto. Il bassista si spostò allora a Los Angeles per dedicarsi così alla realizzazione di un album solista dove avrebbe cantato e suonato il basso, la chitarra ed il moog. Fra i vari musicisti che lo sostennero ritroviamo i vecchi compari Dave Holland, Mel Galley e Terry Rowley, il noto percussionista (collaboratore di Ian Gillan) Mark Nauseef ed il chitarrista canadese Pat Travers. Il prodotto di questo sforzo fu l’album Play me out, uscito nel ’76, fortemente influenzato dal funky e dal soul. Le linee di basso di Hughes sono vivaci e raffinate, i vocalizzi “neri” ed acuti. Forse è l’album dove il cantante ha avuto più liberta in tutta la sua carriera, dove ha osato mettere da parte l’hard rock, anche a costo di deludere gli affezionati dei Trapeze e dei Deep Purple.
Tre anni dopo, per raggranellare un po’ di denaro prestò la sua voce, non facendosi però accreditare, su un album dance, composto da cover dei Rolling Stones, di un gruppo chiamato 4 on the floor.
Nel 1982 esce il frutto del sodalizio umano ed artistico con l’ex chitarrista di Pat Travers e degli Automatic Man, Pat Thrall. L’album, a nome Hughes/Thrall, è tuttora molto amato dai fan e vendette 250.000 copie. Presenta sonorità anni ottanta assai diverse da quanto fatto da Hughes in passato. I cantati sono estremamente melodici ed il basso solido. Il duo, accompagnato da Tommy Aldridge alla batteria, si imbarcò in un tour di supporto a Carlos Santana, ma sorsero molti problemi causati dalla loro pesante dipendenza dalle droghe che rese la loro prestazione sul palco precaria ed imprevedibile. In seguito a ciò, il tour venne interrotto e nessuno si fidò più ad ingaggiare il duo.

Il periodo zingaro

Con la fine degli anni settanta iniziò il periodo peggiore dal punto di vista umano di Hughes: scivolò sempre più in una spirale di dipendenza dalle droghe (in particolare cocaina) che gli tolse la lucidità e la capacità di portare avanti dei progetti da solo e che lo costrinsero ad agganciarsi ora a questo, ora a quell’artista. Nel 1984 compose nuovi brani con Thrall: Pay the price, Try (and take my love), Still the night, Searching love, You were always there. L’album non venne realizzato e tali canzoni sono reperibili soltanto come bootleg per collezionisti.
Nel 1985 uscì Phenomena, l’album omonimo del progetto di Mel Galley e del fratello Tom. I Galley chiesero a Hughes di cantare e suonare il basso sull’album: accettò, cantando tutte le canzoni e suonando solo su due. Nello stesso anno venne pubblicatoRun for Cover del chitarrista irlandese Gary Moore, nel quale Hughes cantava e suonava in parecchie canzoni.
L’anno seguente Tony Iommi dei Black Sabbath decise di pubblicare un album solista e chiese a Hughes di partecipare. Inizialmente il cantante non ne fu molto convinto, dal momento che non si sentiva vicino alle sonorità dei Sabbath, ma quando ascoltò le composizioni di Iommi decise di accettare. Il frutto di questa collaborazione fu Seventh Star, uscito a nome Black Sabbath featuring Tony Iommi su pressione della casa discografica che voleva puntare sul nome dello storico gruppo. Il disco (nonostante presenti una delle migliori interpretazioni vocali di Hughes) non si rivelò un successo. In tour iniziarono i problemi: il rapporto tra Iommi e Hughes si deteriorò a causa della dipendenza di Hughes da alcool e droga che lo condusse a delle prestazioni non sempre all’altezza; inoltre Hughes aveva problemi a cantare le canzoni del periodo di Ozzy Osbourne. I problemi maggiori li portò Don Arden, allora manager dei Black Sabbath, il quale, durante una scazzottata con Hughes, lo colpì alla gola, rischiando di compromettere per sempre la voce. A causa di questo incidente si vocifera che Hughes con la gola compromessa dalla colluttazione fu comunque costretto a partecipare alle date iniziali del tour che erano oramai già organizzate, fingendo di cantare (mentre la voce gli veniva “prestata” dal tastierista Geoff Nichols che cantava in ombra dalla sua postazione dietro le tastiere). Subito dopo Hughes abbandonò il tour, sostituito dall’americano Ray Gillen.
Nel 1987, dopo essersi rimesso, Hughes cantò qualche brano per Phenomena II e l’anno seguente fece delle session con Don Dokken (di cui resta solo qualche canzone bootleg).
Nel 1989 avvenne una svolta nella vita di Hughes: David Coverdale lo invita a fare qualche coro sull’album degli Whitesnake intitolato Slip of the Tongue. Il vecchio amico gli disse che se si fosse disintossicato sarebbe riuscito sicuramente a tornare ad essere un nome di spicco nel mondo della musica rock. Hughes diede ascolto al cantante, la fece finita con abusi di ogni tipo e riscoprì anche il suo rapporto con Dio. L’anno seguente la Warner Bros gli propose la realizzazione di un disco solista: Hughes accettò e chiamò a sé il chitarrista Robin George e il batterista Gary Ferguson.
Nonostante il tempo, il denaro e l’impegno profusi le incisioni non resero soddisfatto Hughes e pertanto l’album non venne mai messo in commercio (è reperibile solo come bootleg nei circuiti dei collezionisti).

La rinascita

Il 1992 fu un anno di svolta per Hughes: cantò per i Lynch Mob dell’ex Dokken George Lynch, su Face the Truth del suo caro amico ed ex Europe John Norum ed incise l’album Blues su proposta di Mike Varney. Hughes, ormai disintossicato ed in piena forma, poté iniziare una proficua carriera solistica. Trovò anche il tempo di portare avanti una tournée di tre mesi negli USA e nel Regno Unito con i riformati Trapeze. Nel 1993 mise in piedi un super-gruppo con gli ex Europe John Levén (basso) e Mic Michaeli (tastiere), i virtuosi chitarristi svedesi Eric Bojfeldt e Thomas Larsson ed il batterista Hempo Hilldén (arrivato dal gruppo di Norum). Fece concerti e presentò alle radio, in compagnia dei due chitarristi, delle versioni acustiche di alcuni brani del nuovo disco in arrivo (uscito nel 1994): il raffinato From Now On, venato di sonorità AOR e dai testi ricchi di riferimenti alla nuova dimensione spirituale del cantante. Il gruppo partì in tour con l’ex Europe Ian Haugland alla batteria. Nel 1995 uscì un nuovo album: Feel dalle sonorità funky e soul. Alla chitarra troviamo Pat Thrall ed altri, mentre alla batteria torna Gary Ferguson. Instancabile, quasi a voler recuperare il tempo perduto a causa delle droghe, canta anche su molte canzoni di Live and Learn deiBrazen Abbot.
L’anno seguente uscì l’ennesimo nuovo disco, Addiction con alla batteria Joe Travers, alla chitarra Marc Bonilla e lo svedese J.J. Marsh, che sarebbe diventato sua controparte musicale fino ad oggi. Il disco è assai potente e cupo, lievemente influenzato dal grunge. La formula definitiva della sua proposta musicale venne messa a punto: un disco funky alternato ad uno maggiormente hard rock. Con Marsh, Ferguson e vari tastieristi realizzò: The Way It Is (1999, con Keith Emerson ospite in un pezzo),From The Archives Volume I – Incense & Peaches (2000, una raccolta di vecchi pezzi inediti con vari musicisti tra cui Roy Z), Return Of Crystal Karma (2000), A Soulful Christmas (2000, un album di canzoni natalizie in vendita solo per posta il cui ricavato venne destinato alla beneficenza), Building The Machine (2001), Songs In The Key Of Rock (2003, con Jeff Kolmann alla seconda chitarra), Soulmover (2005, che registrò l’entrata in formazione di Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria),Soulfully Live In The City Of Angels (2004), Freak Flag Flyin’ 2005 (disco dal vivo in vendita solo per corrispondenza) e Music For The Divine (2006).

Parallelamente alla sua carriera solistica porta avanti numerose e prestigiose collaborazioni. Nel 1996 venne contattato da Iommi per lavorare al suo disco solista assieme a Dave Holland e al tastierista Don Airey. Nonostante la buona qualità del materiale, il disco venne pubblicato solo nel 2004 (dopo essere circolato per anni solo in copie pirata), con le parti di batteria re-incise da Jimmy Copley. Nel 1998 uscì The Work Tapes, realizzato in coppia con l’ex tastierista degli Asia Geoff Downes (in precedenza circolavano delle copie pirata di tale sessioni).
Nel 2002 iniziò la collaborazione con l’ex Rainbow Joe Lynn Turner con il quale incise due dischi (Hughes/Turner Project nel 2002 e Hughes/Turner II nel 2003) ed un live (Live in Tokyo nel 2002). Nel 2005 venne richiamato da Iommi per l’album Fused; partecipò inoltre, in coppia con Turner, all’album solista del sindaco di Mosca Michael Men, Made in Moscow.
Nel 2006 si riunisce su disco con il vecchio compagno Ian Paice (Deep Purple) sull’album “Moonstone Project – Time To Take A Stand” del suo amico chitarrista italiano Matt Filippini con il quale Hughes ha suonato anche vari show nel 2007. Nel 2006affrontò anche il nuovo progetto Phenomena 4 e preparò il nuovo progetto per il 2007 con Pat Thrall, Hughes/Thrall 2. Inoltre è in allestimento un nuovo live per la sua discografia, previsto per i primi mesi del 2007 dal titolo di Live At The Basement. il 15 maggio 2010 torna a esibirsi in italia,bologna,affiancando grandi chitarristi tra cui il virtuoso yngwie malmsteen.

Sempre nel 2010 Hughes entra a far parte dei Black Country Communion, un supergruppo in cui oltre a Hughes prendono parte l’ex tastierista dei Dream Theater Derek Sherinian, Jason Bonham (figlio di John batterista dei Led Zeppelin) e il chitarrista americano Joe Bonamassa. L’album di debutto è uscito nel settembre del 2010.

 

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