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Le suggestioni della Spagna come luogo e come spirito con la Toscanini al Ponchielli

toscanini

– FOTO FRANCESCO SESSA

Le suggestioni della Spagna, evocata come luogo fisico (con i richiami alle danze o al canto gitano) o solo spirituale (il don Quixote e le variazioni fantastiche su un tema a carattere cavalleresco) sono state il “filo conduttore” del concerto della Filarmonica Toscanini, guidata da John Axelrod, ieri sera al Ponchielli. Una scelta di grande intensità (ritmica e sonora) capace di coinvolgere il pubblico che, con applausi generosi, ha mostrato il proprio apprezzamento per un programma certo non troppo comune. Perché se il Bolero di Ravel è uno dei pochi veri grandi classici del Novecento (così che lo si ritrova ovunque, dalle colonne sonore fino ai jingle pubblicitari) non altrettanto si può dire degli altri brani proposti dall’ensemble emiliano. Tutti giocano sulle variazioni su un tema. Ma questo si traduce in una straordinaria ricchezza di invenzione compositiva dove nulla è affidato al caso. Al contrario c’è una ricerca equilibratissima ed altrettanto raffinata di ogni particolare. Axelrod, i solisti (la violoncellista Diana Cahanesco e il violista Gian Paolo Guatteri nel Don Quixote di Strauss e la giovane Mihaela Costea in Rimskij Korsakov) e tutti gli orchestrali sono chiamati ad una lettura trasparente e rigorosa, pur senza alcun irrigidimento ma, al contrario, attenta allo sviluppo dinamico del brano. Nell’esecuzione al Ponchielli tutto sembra oltremodo ordinato, eppure pulsa di passioni (grazie a una gamma di cromatismi davvero infinita ed a un dialogo fittissimo e complice tra tutte le sezioni dell’orchestra) che conquistano gli ascoltatori. Tantissimi sono i motivi di interesse in brani che nascono dall’interesse per la Spagna (e la sua tradizione folk lorica) di compositori tra Otto e Novecento.

John Axelrod

Particolarmente significativo appare il  “Don Quixote” di Richard Strauss. Innanzitutto per “il ritmo teatrale fortissimo, che passa dal tono beffardo a quello sentimentale, così da tratteggiare la dimensione tragicomica del romanzo di Cervantes” (come annota Lisa Navach). Il mondo di Don Chisciotte è carico di sentimenti umanissimi ma anche di suoni e ritmi. La realtà “fantastica” del protagonista, risuona di molteplici strumenti: dagli archi ai fiati, fino alle arpe e ad una sezione ricchissima (per numero e varietà) di percussioni. Ciascuno ha un proprio ruolo, il dialogo fittissimo traduce, con ricchezza di virtuosismi, “invenzioni melodiche e gustose soluzioni onomatopeiche”. Axelrod rilegge e dà voce alla straordinaria fantasia del compositore e alla su straordinaria abilità nel manipolare il materiale sonoro, nel trasporre in musica una storia popolata da personaggi di grande umanità. Così, ad esempio, (cito ancora Lisa Navach) “viola e violoncello solista, sono Sancho Panza e Don Chisciotte, ma l’orchestrazione e l’uso dei materiali tematici trascende una banale identificazione tra personaggio e strumento”. Più “leggeri” (ma eseguiti con lo stesso rigore) nell’approccio sono gli altri brani in programma. Come i due brani di Ravel (oltre al Bolero anche le Rhapsodie espagnole) dove i caratteri folklorici (piuttosto minimalisti, a dire il vero) alla base dell’invenzione compositiva finiscono con il rinnovarsi di continuo (pur mantenendo un carattere facilmente identificabile) in un incedere ben marcato dal ritmo. Nell’interpretazione della Toscanini prende forma un gioco splendido che riesce a mantenere alta la tensione esecutiva, con quei toni quasi “impressionisti” che sono suggeriti da un tocco ben deciso e scandito, con continue interruzioni che sembrano quasi un’alternarsi di palpiti e respiri (ottenuti con colpi d’arco secchi, a volte brevissimi e talora anche del pizzicato). Caratteristiche che, in buona misura, accompagnano anche il Capriccio Spagnolo di Rimskij Korsakov.

Il prossimo appuntamento con la stagione concertistica è in programma giovedì 15 marzo. Per celebrare il sessantesimo anniversario della fondazione dell’ensemble salgono sul palco del Ponchielli “I Musici” con il violinista Giuliano Carmignola come solista.

 

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