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Permessi falsi e nozze combinate: marocchino dal gip

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Sopra, l’avvocato Ilaria Ceriali e il giudice Guido Salvini

E’ stato interrogato nella mattina di sabato in tribunale dal giudice Guido Salvini, Hamid Abtila, 41 anni, il marocchino residente ad Annicco finito in manette con l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri di Bergamo che agevolava  l’ingresso illegale in Italia di clandestini, per la maggior parte indiani e pakistani. Per l’accusa, l’uomo avrebbe avuto un ruolo determinante nell’aver favorito l’immigrazione clandestina di cittadini marocchini attraverso l’ideazione e l’organizzazione di matrimoni simulati con cittadini italiani, dietro compenso in denaro, per far conseguire loro il visto di ingresso per motivi di ricongiungimento familiare. Sentito per un’ora, Abtila, laureato in matematica, ha ammesso di aver organizzato matrimoni fasulli, dei quali, però, ha puntualizzato, nessuno andato a buon fine. L’uomo, difeso dall’avvocato Ilaria Ceriali, ha anche ammesso di aver compilato kit per i permessi di soggiorno, ed ha dichiarato di aver favorito l’ingresso in Italia di quattro stranieri. Un episodio, quest’ultimo, per il quale ha detto di essere già stato condannato ad una pena sospesa di nove mesi e 16.000 euro di multa. L’indagine, che ha visto i carabinieri eseguire nove ordinanze di custodia cautelare e 32 perquisizioni, è iniziata nell’ottobre del 2011, quando i militari hanno scoperto che un indiano residente a Seriate ed un pakistano gestivano un’agenzia illecita che offriva servizi a pagamento per far entrare clandestinamente nel territorio italiano cittadini asiatici. Durante il blitz di giovedì scorso i militari dell’Arma hanno perquisito la casa di un altro marocchino residente a Soresina e di un indiano residente a Casalbuttano, entrambi indagati.

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