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Rostropovich, da 4 anni la statua cerca una piazza: così Cremona dimentica il suo grande cittadino onorario che l'ha portata in giro per il mondo

rostropovich

A Cremona non c’è posto per Slava, che in russo significa Gloria. Non c’è posto per una statua che lo ricordi come amico di Cremona (“Ho girato tutto il mondo ma nessuna città è così meravigliosamente musicale come questa”, disse al termine di un magistrale concerto al Ponchielli). Ci sono tre Statue di Stradivari nel raggio di cento metri, un Mazzini ai giardini pubblici, probabilmente arriverà anche un Giovanni Paolo II ma per lui e per il suo fantastico Stradivari non c’è spazio anche se la statua è già fatta, pronta per essere collocata.
Mstislav Leopoldovich Rostropovich, il più grande violoncellista di tutti i tempi (superò il suo stesso maestro Pablo Casals), si starà rivoltando nella tomba nel vedere il trattamento che gli ha riservato Cremona, sua città ad honorem dal 2006. Onori e applausi allora, totalmente dimenticato a distanza di poco più di cinque anni dalla morte. Eppure i suoi amici volevano legare indissolubilmente Rostropovich a Cremona. Prima hanno proposto l’intitolazione di una via al grande maestro. L’iniziativa fu bocciata dalla Commissione toponomastica proprio nella seduta in cui dava il nome di una strada a “Baden Powell” che non tutti sanno essere il fondatore dello scoutismo, per ragioni formali. Allora insorse anche Giobatta Morassi: “Incredibile – disse – La città dovrà fare qualcosa per un personaggio del genere. Intitolare una via non costa nulla. Purtroppo è sempre la politica a mettersi di mezzo”.
Fare qualcosa per ricordarlo? L’iniziativa non poteva che essere dell’amico e fedele liutaio di Slava, Leonidas Rafaelian, greco di nascita, ungherese di passaporto, cremonese per scelta artistica. “Una statua, ci vuole una statua per il più grande” furono le sue parole nell’italiano sbilenco di Leonidas. Dapprima la creazione di un modello nello studio di uno scultore cremonese, poi la folgorazione durante un viaggio in Ucraina e l’incontro con Vladimir Fedorchenco, artista emergente di Kiev. Affare fatto. Gli sponsor? Artisti legati a Rostropovich. Così è cominciata l’odissea di Leonidas e della sua statua: quasi cinque anni di attesa. Dapprima con sindaco Corada, disponibilissimo a collocare la statua del grande violoncellista nel cortile Federico II. Misure, rilievi, bozzetti: poi i dubbi dell’ingegner Pagliarini e il niet della Soprintendenza (strana la vita, per troppi niet Rostropovich lasciò la Russia per gli Stati Uniti celebrando poi con un magistrale concerto la caduta del muso di Berlino). Leonidas non si è perso d’animo: collochiamo la statua davanti al Ponchielli.  “Giammai” hanno detto dal teatro, al limite dentro il Ponchielli. “Così non la vedrà nessuno” è stata la replica di Leonidas. Cambia l’Amministrazione. A palazzo arriva Oreste Perri. Leonidas si presenta con qualche amico (tra cui Gualtiero Nicolini, presidente dell’Anlai). Abbracci, pacche sulle spalle, rassicurazioni. Poi più nulla, in tre anni nessuna risposta. Leonidas non si perde d’animo: prende carta e penna e scrive  per collocare la statua di Rostropovich davanti al museo del violino. Ma il progetto del Museo prevede già un’opera d’arte di uno scultore catalano. E Rostropovich?

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Commenti
  • Annamaria

    “Ho girato tutto il mondo ma nessuna città è così meravigliosamente musicale come questa”… peccato che troppi cremonesi non girano il mondo e non la pensano così. Si collochi al più presto la statua del grande Slava in un luogo degno del suo genio!!!

  • NON FIA GIAMMAI
    Bell’articolo di http://www.cremonaoggi.it sulle vicissitudini della statua, bella e pronta, di Rostropovich: gli amici e ammiratori dicono d’aver chiesto a tutti, ma nessuno la vuole. Sbagliano. Non si sono ancora rivolti al Quarto Lato di Piazza Duomo.

    Cremona 15 08 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • MARIO

      La Piazza del Comune ( alias piazza Duomo) la cultura è ancella della coltura e gli effetti si vedono : sembra una cascina abbandonata.

  • mettiamola vicino a quella di stradivari nell piazza..almeno si fanno compagnia in quel deserto di cemento!

  • Rinalda

    Ha ragione chi ritiene giusto e doveroso che Cremona dedichi una statua al grande Maestro Rostropovich. Secondo me – se non si trattasse di una statua “enorme” – potrebbe trovare spazio appropriato proprio nel centro della galleria XXV Aprile. O, in alternativa, nel bel mezzo di Largo Boccaccino.

  • Stefano Bocci

    E a chi volete che importi di Rostropovich? Si trattasse di fare una bella colata di cemento, il posto lo troverebbero subito. Cremona ha una grandissima tradizione musicale, ma non interessa ai nostri amministratori; una volta, almeno, c’era il Recitarcantando, poi han fatto sparire anche quello. E il museo del violino, si sa quando aprirà? Si sa cosa ci sarà dentro? Il prossimo sindaco farà fare la terza statua di Stradivari, e saranno contenti così. Abbiamo dei palazzi stupendi, nei loro giardini si potrebbero fare dei piccoli concerti un paio di sere ogni settimana, o dei concerti aperitivo; ma si fa molto poco. Se non ci fosse il Ponchielli, sarebbe tabula rasa. Però hanno fatto il nuovo auditorium, targato Arvedi! Fantastico! Che schifo!

    • Giovanni Baldesio

      Ha detto bene. a chi importa di Rostropovich?
      A nessuno. Meglio a nessuno della “gente che conta”, conta incarichi di potere e conta soldi, conta amicizie influenti e conta appoggi interessati.
      Del resto importa punto.
      Rostropovich non interessa ai comunisti. dopo la medaglia Stalin, quindi in posizione privilegiata, un crimne per i comunisti specie se la posizione privigiata e’ quella degli altri, ha riconosciuto la barbaria della democrazia popolare e di tutto quel mondo. Ha avuto la fortuna di andarsene solo perche’ esisteva un mondo diverso, opposto al comunismo e in conflitto.
      Rostropovich non interessa nemmeno agli altri, chiamiamoli vecchi Dc atlantisti, tanto per capire e non scomodare la matrice finto religiosa perche’ Egli resta un comunista, nato in URSS, cresciuto in URSS e il suo genio e’ stato messo a frutto dalla scuola sovietica: e’ un figlio dell’unione sovietica.
      Per quellli come Rostropovich, che poi, tolto il genio, il talento, sono quelli come noi, che vivono IL mondo normalmente, come manufatti di ceramica di scarsa qualita’ al tiro a segno di fiera di quart’ordine, un posto non c’e’.
      Si troverebbe e si trovera’ per la statua di un expartigiano, ancora partigiano, comunista traditore del PaesePatria, finanziato dal nemico, la cui storia e’ stata emendata, costruita ad hoc, limata, corretta in un’apologia come quella dei santi (anche i santi andavano in bagno e quando la facevano puzzava? o era sempre odore di santita’, di gelsomino’). Ma c’e una parte politica, da polis, mettere le statue in citta’, che strepitera’, fascisti qui, Resistenza Costituzione e ZAC, pronto il posto. Bello, soleggiato, vista a EST, al sol dell’avvenire.
      Si troverebbe e si trovera’ per la statua di un maestro, maestro tra i maestri, cresciuto nella grazia di quella roba melensa che ‘ il cristianesimo odierno: dal bruciare le ipotetiche streghe a santificare i veri assassini in un bot!, senza una via di mezzo. E si strepitera’, e il martirio e qui e la’ e si fara’.
      Rostropovich e’ senza sponsor, di quelli che contano… si la musica, ma la musica… si sente finche’ le corde del violino sono strofinate. Il liutaio greco rompe al sindaco, un po’, il tempo di ua pacca del Sindaco percussionista due bagole fin che sta li’ epoi e’ TACIT in partitura.

      Cremona AVEVA una grande tradizione musicale. Prendi un ragazzo di 16 anni di eta’ (diaciamo allo Zaist) e chiedigli chi era Monteverdi. (cit. nota canzone)
      Lui ti rispondera’:
      “Che ca++o vuoi?”
      Non si puo’ piu’ sperare neanche in una risposta tipo “e’ un centrocampista dell’Uruguay”, risposta che avremmo avuto al tempo della Cremona da bere. Insomma abbiamo peggiorato… non si riesce neanche piu’ a dare la risposta sbagliata, che sarebbe mettiamolo a Borgo Loreto, la’ ci sono le case degli slavi (TRIPLO SIC! CARPIATO CON AVVITAMENTO COME FOSSE ANTANI).
      Chiedete: “E il melodramma? ”
      Su che canale lo danno? vi risponde. Canale youtube, of course.
      Il canale navigabile dite voi trasognati, che per la cronaca non naviga piu’ nessuno, e che forse servira’ per il suicidio del Melodramma stesso (mi piacerebbe continuare la storia che il Melodramma viene salvato da chi? al canale?
      AAAAAAAAAAAA… vedi che lo sai?
      Il Cavaliere rovinerebbe anche il melodramma dopo Palazzo dell’ARTE e la liuteria)

      RECITARCANTANDO. Me lo ricordo era il ’77, al piu’ tardi ’78. abitavo all’ombra del Torrazzo, i giovani si pestavano di brutto, rossi contro neri, ma forse si rispettavano, scrivevano sui muri con tolle e pennelli sognando la Storia che invece han fato da intrallazzoni e io facevo il bombarolo con le micette (raudi piu’ piccoli,che le gatte non c’entrano). Lotta armata lla quite pubblica e nessuno si lamentava tolti calci nel sedere e rincorse con le scope.Nel cortile, il guerriero si riposava adottato da studenti/esse stranieri che vivevano in una casa scandalosamente spoglia ma non povera, e con un laboratorio di liuteria attezzato e vivevano solo per frequentare la Scuola Internazionale, si nutrivano praticamente solo delle albicocche di una pianta in giardino. Vita semplice, non miserevole. L’austerita’ era bella e nessuno piagnucolava.
      Una sera frastuono micidiale che sembrava la processione e invece era la banda. LA banda, tutti fuori, anche quelli che non lo erano gia’. E’ RECITARCANTANDO, Quei furboni il primo giorno lo hanno dedicato alla banda che gira in citta’: perche’ sperperare tanti soldi in pubblicita’ (o forse non aveva le telere di giornalisti da mantenere, chi lo sa?) quando puo attirare gente con la Banda.

      Per farla corta, il Venerdi’, che gli altri giorni i papa’ lavoravano e si doveva dormire (le performance erano solo per gli intellettuali) ero al loggione del Ponchielli, gratis a seguire un concerto jazz. Forse ho anche dormito, le panche del loggione non erano poi scomode.
      E poi i concerti in piazza Duomo, con le macchine che transitavano per via Baldesio, piazza del duomo e giu’ al Palazzo Vescovile fino in via Platina.
      …e le fanfare e il balletto…
      Eravamo poveri ma furbi. La liuteria la vivevi, la musica la vivevi. a casa, in citta’ a scuola.
      Adesso il massimo che si puo’ fare e’ IMPORLA? e’ giusto?
      Perche’ ci siamo ridotti cosi?
      Hanno fatto i bagni pubblici del Comune in bella vista, in faccia a Stradivari, no riuscite a collocare una statua di RRRRRRRRRRRRRRRRR… o forse non sapete come si scrive Rostropovich?

      Per la cronaca l’ultima manifestazione musicale degna di nota: il (meglio I) coro/I degli Alpini sotto la Galleria (XXIII marzo!) nel Sabato notte (pioveva) dell’Adunata Nazionale. quella mestizia e’ stata il Requiem.


      « Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos. »
      ….
      Confutatis maledictis,
      flammis acribus addictis,
      voca me cum benedictis.

  • annamaria
    • dal sito unita.it
      http://passavopercaso.comunita.unita.it/2012/08/16/rostropovich-e-la-statua-senza-dimora/

      Rostropovich e la statua senza dimora
      11 novembre 1989. Le immagini di Mstislav Leopoldovich Rostropovich mentre suona il violoncello sotto il muro di Berlino appena caduto fanno il giro del mondo. Improvvisa il suo concerto, alcune suite di Bach, tutte in tonalità maggiore, il modo della felicità e della gioia, davanti alle macerie. Slava (in russo significa Gloria), il più grande violoncellista, allievo di Šostakovic e Prokof’ev, suona come sempre il suo Stradivari Duport , uno dei migliori strumenti esistenti al mondo, forse la perfezione. Il violoncello costruito nel 1711 dal liutaio cremonese Antonio Stradivari che già un’altra volta aveva incrociato la grande Storia. Si racconta infatti che nel 1812, il proprietario Jean-Pierre Duport permise a Napoleone Bonaparte di suonarlo: l’imperatore lo maneggiò in maniera talmente maldestra che lo strumento riporta ancora un’ammaccatura attribuita ai suoi stivali. Dal 1974, quel prezioso violoncello uscito dalle mani del più grande liutaio di tutti i tempi in una piccola bottega di una piccola città della bassa, ha condiviso i trionfi artistici di Slava in tutto il mondo fino al 2007, anno della sua scomparsa.

      Ma Rostropovich ha attraversato la Storia non solo con la sua musica, ma anche con l’impegno politico e civile. Sostenitore delle lotte per la libertà, nelle arti ed in politica, pagò con l’esilio e la privazione della cittadinanza russa l’aver ospitato in casa sua Alezander Solzhenitsyn, ridotto letteralmente in miseria dopo aver narrato la vita nei campi di concentramento stalinisti. Fu ambasciatore dell’UNESCO e insieme alla moglie, la soprano Galina Vishnevskaia, creò una Fondazione per assicurare la vaccinazione di massa ai bambini della Russia e per occuparsi di recupero dei tossicodipendenti. In riconoscimento di questo suo impegno, la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna il 9 marzo 2006 conferì la laurea ad honorem al “più grande musicista vivente”, come lo aveva definito il London Times nel 2002. “Ciò che rende la sua figura unica nel mondo artistico e culturale contemporaneo è il fatto che la passione e il talento per la musica hanno continuamente interagito con la passione per la libertà e per i diritti dell’ uomo”, scrissero i politologi nelle motivazioni alla laurea approvata dal Consiglio di Facoltà all’unanimità. A Bologna, Rostropovich era “di casa” e aveva già ricevuto il Sigillo d’ onore e la Medaglia d’Oro della Città.

      Cremona, universalmente riconosciuta come città della musica e patria dello Stradivari Duport non era stata da meno di Bologna. Il 22 ottobre 2002 il primo cittadino, Paolo Bodini, aveva consegnato nelle mani del Maestro la pergamena, istoriata a mano, della cittadinanza motivando:

      ”Conferendo la cittadinanza onoraria al maestro Mstislav Rostropovich, Cremona, che ha dato i natali a Claudio Monteverdi e ai più grandi maestri liutai di tutti i tempi, riconosce in lui non solo un eccellente interprete, ma anche una persona dotata di grande umanità, che crede nella musica come strumento utile allo sviluppo della pace tra i popoli. Con le sue esibizioni egli contribuisce a valorizzare la tradizione musicale e liutaria che appartiene a Cremona, diffondendone nel mondo il nome e l’immagine.”

      Ma a cinque anni dalla morte di Rostropovich, la città sembra averlo dimenticato.

      Cremona, culla della liuteria classica italiana e ancora oggi protagonista indiscussa grazie alla rinomata Scuola internazionale di liuteria e alla presenza attiva di circa 150 botteghe liutarie disseminate in ogni angolo, ambisce a competere nel mondo con le altre “città della musica” con le sue rassegne internazionali e il nuovo Museo del violino. Eppure non ha fatto mai nulla per ricordare al mondo che il suo destino si è incrociato ed intrecciato con quello del grandissimo musicista russo. Non l’intitolazione di una via, non una targa.

      Il liutaio di Slava, Leonidas Rafaelian, ateniese di nascita, naturalizzato ungherese e cremonese per scelta, da cinque anni si batte, senza successo contro inspiegabili impedimenti, affinché una statua del Maestro trovi degna collocazione nella città che tra onori e applausi gli aveva conferito la cittadinanza.

      La cultura trasforma il mondo in simboli che esprimono significati e valor e lo spazio è la scena su cui rappresentare questi simboli. Dare o non dare dimora ad una statua è lo spartiacque tra una città culturalmente ancora viva ed una inesorabilmente morta.

      “Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”(Italo Calvino, Le città invisibili)

  • MARIO

    Negli anni cinquanta ho avuto la fortuna di assistere ad un concerto del grande Maestro, al Ponchielli.
    Eravano circa in circa 50 persone a presenziare alla magistrale esecuzione del Maestro.
    A quel tempo forse si poteva provare a capire anche se non giustificare.
    Ma i tempi della insipienza sono tornati a favore dell’andazzo che tutti vediamo.
    Sarà bene non meravigliarsi più di tanto.

  • Stefano Bocci

    Aggiungo una cosa dimenticata nel mio intervento di ieri. Ricordate la serata delle Alfa Romeo, era il 24 Giugno, con piazza del Duomo chiusa per tutti noi, non per gli alfisti?
    Copio, di sana pianta, le parole del nostro “esimio” assessore alla cultura, Irene Nicoletta De Bona (http://www.cremonaoggi.it/2012/06/23/auto-storiche-dellalfa-romeo-in-mostra/): “ … serata davvero speciale e magica … con un ritorno di immagine “impagabile” … Cremona è apparsa come protagonista in prima pagina! … la serata che resterà un ricordo indelebile … la visibilità di cui Cremona ha goduto, potrà essere un contributo positivo per permetterci di raggiungere il risultato sperato del riconoscimento “UNESCO” per il saper fare liutaio. ”

    Che c’entrano gli alfisti con l’Unesco e la liuteria? Ma è chiaro, lampante! Non Rostropovich, o Monteverdi o Ponchielli, o la tradizione liutaria, ci faranno riconoscere dall’Unesco, MA GLI ALFISTI!
    L’UNESCO non aspettava altro!

    Propongo, quindi: alla discarica la statua di Rostropovich!
    In sua vece, una bella statua degli alfisti e della De Bona!

    • Giovanni Baldesio

      Rispondo al suo messaggio e alla sua perplessita’ ricordando, forse lei e’ troppo giovane, che invece una gara automobilistica d’epoca, il Circuito di Cremona -Trofeo Bugatti era stato un viatico per l’avvicinamento di Cremona a Salisburgo, citta natale di Mozart e concludersi in quello che poi, ahime’ fu un gemellaggio mancato.
      Gli automobil club di Cremona (e Piacenza) e Salisburgo in realta’ si gemellarono ed equipaggi austrizaci vennero nella nostra citta: erano i primi anni ’90.
      Ma andiamo con ordine. che la storia comincia a Vienna.

      Celebrazioni per il 200ennale della morte di Mozart. Le ricorrenze sono importanti, abbiamo appena concluso di celebrare il 150° dalla Nascita della nostra Patria – secondo me occasione persa, tolto sfoggio imbarazzante di tricolori e canti stonati di inni VS zero storia, zero “cultura” – specialmente perche’ un tempo erano congegnate molto meglio. A Vienna viene invitata una delegazioni di Cremonesi per rappresentare la liuteria, parte non minore nella vita del folle salisburghese, viennese per sentimento.
      Ottobre 1989. A Vienna va il sindaco Zaffanellla, il Presidente della Provincia ing. Foderaro, il Cremonese 1715, cimeli del Museo Stradivariano e rappresentanze del Centro Internazionale di Storiografia Liutaria “Fernando Sacconi” di cui ho perso le tracce nel tempo che arriva a noi. Questa perdita e’ emblematica per il Caro Cavaliere: si puo’ avere tutte le intitolazioni che si vuole, persino un Centro Internazionale, ma poi gli uomini sono condannati a dimenticare. E dimenticano. Perche’ questo Sacconi e’ caduto nell’oblio lo ignoro. Di sicuro non se lo meritava. Peggio del NON essere ricordati c’e’ solo l’oblio dell’intitolazione.
      A Vienna viene montata una bottega e i liutai intervenuti si alternano innanzi al pubblico per mostrare il loro lavoro. La passione che mettono nel lavoro deve essere contagiosa perche la manifestazione e’ un vero successo, non mentito come siamo abituati adesso: era il 1989. il successo e’ reale.
      Non so se ci sono analogie con Mondomusica, vedetevela voi. L’associazione dei liutai di chiamava Aclap e si gemella (va?) con i liutai viennesi. Immagino che finisca tutto a grandi bevute di birra e i formaggi padani a far venire sete.
      Fine.

      Se chi ha partecipato si e’ reso conto del successo o no, io non lo so, so solo che l’anno dopo, gli austriaci, in gran delegazione si fanno trovare all’atrio del Palazzo Comunale. Allora, fortunatamente non si temeva per bombe vere o presunte, quindi si evitano figuracce e i delegati vengono ricevuti dal Sindaco, nel frattempo cambiato: Avv. Garini.
      Gia’ il fatto che gli austriaci vengano in Italia e’ roba che adesso appare inconcepibile. siamo nel 1990, alla vigilia di quel ribaltone, finito in niente che ha portato alla Prima Repubblica BIS (per dire prima l’Avv Garini era DC, poi sara’ Ppi, ma ci arriviamo)
      Gli austriaci hanno in mente un piano semplice: una “roba” che con il linguaggio moderno diremmo: “creare una rete” di citta’ musicali. Sono montagnini, il cervello non ha ottundimenti: le citta’ scelte sono Cremona e Busseto. nient’altro.
      Si parla di gemellaggio: Stradivari e Mozart. L’HARDWARE e il SOFTWARE. Se poi ci si mette Verdi…
      La storia del dopo e’ solo un rapporto strettissimo: loro vengono qua, ma non si trovano benissimo, ci sono problemi di affiatamento: il borgomastro sta a Cremona due giorni, poi scappa a lavorare lasciano una delegazione di mezzemaniche, deludento la festaiolita’ degli italiani. i Cremonesi sono contenti solo perche’ i leghisti riescono a parlare con uno che abita uno stato federale, il verde, assessore Quadri vuole gemellarsi con i Grunen: due wollas, mica male. La musica di quei giorni cancella anche le perplessita’.
      La musica il miracolo lo fara’ anche nello scambio inverso perche’ in quel di Salisburgo insieme all’Avv. Garini arriva il Prof, allora giovane Prof, Corada, presidente della Provincia. Ma la musica puo’ tutto. L’idillio continua.
      I rapporti tra le due realta’ si stringono, i cittadini che in piazza della Pace berranno birra austriaca pensano di essere gemellati e cosi’ gli austriaci che a salisburgo mangiano Auricchio, Arvedi et al.
      Una grande festa, Cremona e’ la citta’ della musica italiana e Salisburgo e’ il partner ideale.
      Le celebrazioni Monteverdiane, gran successo anche un kitsch con le fontane di vino che manco ai Castelli ecomunque gran festa
      gli automobil club si gemellano e si gemellano anche dei circoli locali. Le citta’ invece no, mai ufficialmente gemellate ma le senso vero del termine lo sono.

      Poi…
      Poi…….
      Poi……….
      BUM
      Cambia qualcosa. forse non si e’ pagata la birra, forse si sono rotti in testa i violini, non so, ma della musica non frega piu’ niente a nessuno, il suono dominante quello del tintinniio delle manette che c’era sempre stato, molte volte a sproposito ma stavolta punta alto.
      Silenzio e rivoluzione nei posti di comando quella rivoluzione gattopardesca vero genio degli italiani, dove i cambi sono sempre pari cosi’ si torna ai posti di prima (tranne un paio di sfigati, politicamente parlando, che non si sottomettono, meglio sottomeNtono, all’andazzo e vengono fatti fuori)
      Nell’aprile 1997 si libera il posto all’APT, Azienda di Promozione Turistica. Le vicissitudini che non ci sono c’e’ un nome e quello verra’ posto alla direzione dicono che “…sulla poltrona viene messo da Corada…l’amico di sempre…” (che era “ancora ” Presidente della Provincia) l’avvocato Garini. si era dimesso da Sindaco con infinite polemmiche, viene accusato dal giornalista del giornale locale di aver rotto la pax locale trasformando Cremona in quella dei Guelfi e Ghibellini, lui traccheggia e poi un fiume di parole. 2000000 di lire al mese di indennita’ non sono poche per gli altri, ma per lui che ha lo studio da Avvocato (anche se dopo la carica di Sindaco era finito nel consiglio di Amministrazione delle Triennale), una goccia nel mar.
      Avvocato Garini presidente APT torna il gemellaggio ma stavolta vuole gemellarsi con Bressanone, sara’ la voglia di sci.

      Le voci di Bressanone giungono ai pazienti austriaci di Salisburgo che tentano di ricucire il gemellaggio: Cremona come Canossa aspetta un viaggio, un altro.
      Arrivano qui per proporre, non riescono ad abbozzare un’idea e vengono investiti da progetti, piani quinquennali, BLABLA, il circuito della citta’ d’ARTE, l’eccellenza e discorsi transeunti dell’Assessore Baldani e del Sindaco Bodini. Stavolta la Musica non c’e’. Per la verita’ neanche la PAROLA musica.
      La visita viene restituita ma proprio mentre il sindaco e’ a Salisburgo qui a Cremona si conosce un nuovo problema: una telefonista di Italtel (perche’ nessuno se ne era accorto!) avvisa il Comune che ci sono da pagare bollette milionarie, almeno dieci milioni, perche’ dal Centro Barbieri, gli albanesi ospiti telefonano a casa, telefonate anche di OTTANTA minuti, perche’ caspita se ne sono iti non si sa, telefonate da 200000 (1/10 del guadagno del Presidente APT) a botta.
      I nuovi problemi si son gia’ capiti, i problemi del nuovo millennio non saranno piroli, ponticelli, riccioli o tavole di acero o abete rosso e neppure Cremona Mantova Venezia per Monteverdi, ma furti, furberie, fintibisogni.
      Ah, il gemellaggio: Alaves e non so chi altro a est. speriamo almeno siano bei posti. buoni per l’ospitata gratis.

      Avviso: quanto sopra scritto e’ frutto della lettura dei vecchi giornali, datosi che quelli nuovi non mi piacciono. E’ il resoconto di una lettura, fallace come lo puo’ essere il ricordo di qualcosa letto qualche ora prima. Se qualcuno avesse qualcosa da precisare sono a disposizione: personalmente. I nomi riportati lo sono solo in quanto personalita’ con responsabilita’ pubbliche e quindi non immuni a critiche.
      Per il sottoscritto:
      per il sottoscritto, lo ripeto si sa mai, opinione assolutamente individuale, tali personalita’ che hanno ricoperto o ricoprono ruoli pubblici DOVREBBERO, DEVONO essere aperti a TUTTE le critiche e financo all’insulto piu’ becero in quanto un’altra possibilita’ per LORO e’ pronta: l’ANONIMATO.
      E’ il prezzo del potere. Fate che possano anche i peones.
      E poi l’insulto squalifica sempre chi lo fa.

      • mario

        Gigante……pensaci tu !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!