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Rostropovich, da 4 anni la statua cerca una piazza: così Cremona dimentica il suo grande cittadino onorario che l'ha portata in giro per il mondo

A Cremona non c’è posto per Slava, che in russo significa Gloria. Non c’è posto per una statua che lo ricordi come amico di Cremona (“Ho girato tutto il mondo ma nessuna città è così meravigliosamente musicale come questa”, disse al termine di un magistrale concerto al Ponchielli). Ci sono tre Statue di Stradivari nel raggio di cento metri, un Mazzini ai giardini pubblici, probabilmente arriverà anche un Giovanni Paolo II ma per lui e per il suo fantastico Stradivari non c’è spazio anche se la statua è già fatta, pronta per essere collocata.
Mstislav Leopoldovich Rostropovich, il più grande violoncellista di tutti i tempi (superò il suo stesso maestro Pablo Casals), si starà rivoltando nella tomba nel vedere il trattamento che gli ha riservato Cremona, sua città ad honorem dal 2006. Onori e applausi allora, totalmente dimenticato a distanza di poco più di cinque anni dalla morte. Eppure i suoi amici volevano legare indissolubilmente Rostropovich a Cremona. Prima hanno proposto l’intitolazione di una via al grande maestro. L’iniziativa fu bocciata dalla Commissione toponomastica proprio nella seduta in cui dava il nome di una strada a “Baden Powell” che non tutti sanno essere il fondatore dello scoutismo, per ragioni formali. Allora insorse anche Giobatta Morassi: “Incredibile – disse – La città dovrà fare qualcosa per un personaggio del genere. Intitolare una via non costa nulla. Purtroppo è sempre la politica a mettersi di mezzo”.
Fare qualcosa per ricordarlo? L’iniziativa non poteva che essere dell’amico e fedele liutaio di Slava, Leonidas Rafaelian, greco di nascita, ungherese di passaporto, cremonese per scelta artistica. “Una statua, ci vuole una statua per il più grande” furono le sue parole nell’italiano sbilenco di Leonidas. Dapprima la creazione di un modello nello studio di uno scultore cremonese, poi la folgorazione durante un viaggio in Ucraina e l’incontro con Vladimir Fedorchenco, artista emergente di Kiev. Affare fatto. Gli sponsor? Artisti legati a Rostropovich. Così è cominciata l’odissea di Leonidas e della sua statua: quasi cinque anni di attesa. Dapprima con sindaco Corada, disponibilissimo a collocare la statua del grande violoncellista nel cortile Federico II. Misure, rilievi, bozzetti: poi i dubbi dell’ingegner Pagliarini e il niet della Soprintendenza (strana la vita, per troppi niet Rostropovich lasciò la Russia per gli Stati Uniti celebrando poi con un magistrale concerto la caduta del muso di Berlino). Leonidas non si è perso d’animo: collochiamo la statua davanti al Ponchielli.  “Giammai” hanno detto dal teatro, al limite dentro il Ponchielli. “Così non la vedrà nessuno” è stata la replica di Leonidas. Cambia l’Amministrazione. A palazzo arriva Oreste Perri. Leonidas si presenta con qualche amico (tra cui Gualtiero Nicolini, presidente dell’Anlai). Abbracci, pacche sulle spalle, rassicurazioni. Poi più nulla, in tre anni nessuna risposta. Leonidas non si perde d’animo: prende carta e penna e scrive  per collocare la statua di Rostropovich davanti al museo del violino. Ma il progetto del Museo prevede già un’opera d’arte di uno scultore catalano. E Rostropovich?

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