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Crisi, aziende chiuse e licenziamenti Ecco la mappa cremonesedi un anno da dimenticare

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Quello appena passato è stato un Natale difficile per molte famiglie. Il territorio è schiacciato dalla crisi. Il sistema-lavoro fatica a scrollarsi di dosso il peso della condizione economica degli ultimi anni; anzi, per certi aspetti la situazione è addirittura in peggioramento. Come già è stato scritto, in provincia di Cremona il numero dei licenziamenti è schizzato in alto, la cassa integrazione ha fatto registrare un incremento da record, è cresciuta la disoccupazione giovanile e i contratti sono diventati sempre più precari.

E’ lunga la lista di aziende e negozi che hanno chiuso. E tantissime attività attraversano momenti difficili. Il lavoro è in sofferenza. Sperando che la ripresa arrivi al più presto, facciamo un riepilogo delle realtà colpite più duramente nel recente periodo. Un modo diverso, non legato esclusivamente a cifre e percentuali, per toccare quasi con mano la crisi.

Dall’area cremonese a quella cremasca o casalasca il “panorama” è ricco di imprese finite in ginocchio. I seguenti casi, riassunti sulla base delle analisi condotte da uffici Cgil e aggiornate all’11 dicembre scorso, sono quindi solo alcuni esempi. Esempi utili, comunque, per comprendere la portata del fenomeno. L’Ip Cleaning di Vaiano Cremasco, settore idropulitrici, contava oltre 120 dipendenti: attività cessata, richiesta di cassa integrazione straordinaria (cigs) e 35 lavoratori che hanno già accettato la mobilità volontaria. C’è poi la Bienne srl di Corte de’ Cortesi (gomma-plastica, più di 45 persone): cessata attività e cigs fino a fine 2012. Oppure l’Arespan-Brocca di Agnadello (legno, circa 60 dipendenti): chiusura dell’azienda e cigs fino alla fine del 2013.

Non si possono poi dimenticare la nota questione della Tamoil di Cremona con la dismissione della raffineria, che ha coinvolto centinaia di lavoratori considerando anche l’indotto, e il fallimento dell’Eurolitho (grafica industriale, 70 dipendenti). Risalgono a più di un anno fa, ma le conseguenze sono ancora ben visibili. E bisogna ricordare la cessata attività della Tintoria Europea di Isola Dovarese (60 dipendenti, settore tessile), della Bini di Scandolara Ravara (settore legno, 170 dipendenti) e della Cogema Sider-Imprex di Casalmaggiore (settore metalmeccanico, una settantina di dipendenti). Contratti di solidarietà fino a tutto il 2013 al Mercatone Uno di Madignano, invece, e cassa integrazione ordinaria che ha toccato la grossa Soteco di Castelverde per mancanza di ordini. La lista delle situazioni critiche è lunga.

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Commenti
  • Egidio

    Per fortuna abbiamo l’On. Pizzetti che difende il territorio….