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Tamoil: sì ai prelievi nel deposito rifiuti, ma 'l'area resti intatta'

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L'avvocato Melzi d'Eril

C’è ancora un’area della Tamoil, l’area 1, sotto sequestro per l’indagine che vede la raffineria cremonese accusata di aver provocato l’inquinamento della falda acquifera (le altre aree sono già state sottoposte a bonifica). Ora, però, si rende necessario effettuare dei prelievi all’interno dell’unica zona ancora sotto sequestro. Questa mattina, davanti al giudice Francesco Sora, l’avvocato di Tamoil, Carlo Melzi d’Eril (presenti anche il responsabile Arpa di Cremona Sergio Padovani e il commissario aggiunto della polizia locale Davide Spotti), ha chiesto un’apertura temporanea dell’area, che a suo tempo fungeva da stoccaggio dei rifiuti (ora è vuota), per poter dar avvio al piano di caratterizzazione ed effettuare tre carotaggi (campionamenti del sottosuolo) per capire se la soglia di contaminazione sia stata o meno superata per poi procedere con gli interventi di ripristino. Il giudice, per garantire che l’area resti intatta, ha proposto una rosa di tre giorni che gli esperti dovranno scegliere, a seconda delle varie disponibilità, per recarsi sul posto ed effettuare i prelievi. Nel giorno che sarà stabilito, il giudice firmerà un provvedimento di apertura temporanea dell’area per permettere i lavori. Ad effettuare i carotaggi sarà la ditta incaricata da Tamoil, e in contraddittorio i tecnici dell’Arpa e del Comune.

Nel frattempo è stato rinviato al prossimo 16 ottobre il processo su uno dei filoni di Tamoil relativo all’accusa di disastro colposo nei confronti di Enrico Gilberti, il manager preposto alla gestione della raffineria, per i fatti accaduti il 27 agosto del 2009. Gilberti deve rispondere in merito alla fuoriuscita di gas da uno dei serbatoi “A5” utilizzati durante le fasi di pulizia degli impianti. Il contenitore, che fungeva da grande pattumiera dove venivano convogliati gli scarti di lavorazione, si era danneggiato, rilasciando nell’aria un fortissimo odore di idrocarburi che aveva causato malori tra i soci delle vicine canottieri. Relativamente a quell’incidente, provocato dalle operazioni di manutenzione degli impianti, la consulenza effettuata per conto del pm aveva parlato di rischio esplosione molto alto per la presenza di sostanze altamente infiammabili.

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