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Trenta nuovi casi di ludopatia al Serd nei primi sei mesi dell'anno

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Foto del convegno tratta da: www.diocesidicremona.it

Il punto sul gioco d’azzardo a Cremona e su come la Chiesa si sta muovendo per fare la propria parte nella prevenzione e nel contenimento di questa forma di dipendenza che sta vivendo un’escalation preoccupante. Si è svolto questa mattina, sabato 9 novembre, al Centro pastorale Diocesano, prima iniziativa della Settimana della carità promossa da Caritas in occasione della festività di S. Omobono il prossimo  13 novembre.

“Mettiamoci in gioco. L’impegno delle comunità contro il gioco d’azzardo”, il titolo del convegno aperto dal vescovo mons. Lafranconi, a cui hanno fatto seguito gli interventi di  Carlo Mozzanica, già docente all’Università Cattolica di Milano, che ha tratteggiato le cause culturali e sociali delle ludopatie. Il consigliere regionale Carlo Malvezzi ha illustrato la nuova legge regionale che tenta di arginare la diffusione delle slot machine, mentre la psicologa Irene Ronchi dell’ASL di Cremona ha descritto il programma di accompagnamento dei ludopatici messo in campo dal Sert cremonese. La collaborazione tra il servizio sanitario e la Caritas è nata quasi per caso su input di un paziente che nel 2007, rivolgendosi al Sert in cerca di aiuto, ha detto di essersi prima rivolto alla Caritas per avere un sostegno economico. “Da lì abbiamo iniziato una fitta rete di scamio con la Caritas e via via con i soggetti del privato sociale, gli enti locali, le asosciazioni di volontariato, perchè la rete territoriale e la presneza di più punti di accesso per attivare l’aiuto è importantissima”, ha spiegato tra l’altro  Ronchi. Impressionante l’escalation del fenomeno: la prima volta che una famiglia si è rivolta al servizio di via Postumia perchè un componente aveva un problema di ludopatia è stato nel 2003; l’anno dopo le richieste sono state due, nel 2005 quattro,  fino ad arrivare al primo semestre 2013, dieci anni dopo, con 30 richieste di aiuto. Nell’arco del decennio sono ormai 100 i casi trattati, altri 50 sono in carico ai servizi dipendenze dell’Asl di Crema e Casalmaggiore. “Un passaggio esponenziale, parallelo alla diffusione dei punti gioco”, ha spiegato la psicologa, ricordando anche che questa è solo la punta di un iceberg: “Si tratta di una fotografia parziale, perchè le stime dicono che solo l’8 – 10% di chi ha il problema accede ai servizi o comunque chiede un aiuto”.

Sbagliato e fuorviante parlare, nel caso delle ludopatie, di “gioco d’azzardo”: “Il termine gioco – spiega ancora Ronchi – significa per i bambini un mezzo di conoscenza della realtà e, per l’adulto, un’attività liberamente scelta. Gioco d’azzardo è un contrasto di parole. All’estero non a caso il termine più usato è gambling””. Comuqne lo si voglia definire, il gioco d’azzardo deve avere alcune caratteristiche precise: una posta in palio; il fatto che la posta non sia ritirabile né cambiabile; infine la circostanza che il risultato è quasi esclusivamente legato al caso, l’abilità non c’entra nulla. L’azzardo ha una storia antica – ha spiegato ancora la psicologa, fa parte del tentativo dell’uomo di “governare l’incontrollabile”: nel museo archeologico di S. Lorenzo c’è un dado di epoca romana usato per il gioco d’azzardo. Non serve avere esperienza, ogni puntata è a se stante; caratteristica peculiare è che il banco vince sempre, trattenendo comunque una parte anche nel caso di vincita del giocatore Aumento progressivo della posta e bisogno di recuperare il denaro perso sono i due fattori che indicano che una persona sta passando da un atteggiamento normale ad uno patologico: cosa che avviene non da un giorno all’altro, ma attraverso fasi e sequenze.

Alessio Antonioli, del Centro di Ascolto della Caritas diocesana, ha  infine tratto le conclusioni illustrando anche l’impegno della Chiesa cremonese in questo settore così delicato.

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