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Caso Apic, in aula la finanza: "Gestione elastica, mai contabilità corretta"

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Nella foto, Feroldi e il suo avvocato Massimiliano Cortellazzi

Via alle prime testimonianze del processo nei confronti di Franco Feroldi, ex coordinatore e dirigente del settore cultura Apic, l’associazione promozione iniziative culturali di Cremona travolta da un debito accertato di tre milioni di euro verso fornitori e creditori, e di altri tre milioni di crediti inesigibili, cioè andati persi e finiti nel passivo. Secondo la procura, Feroldi, accusato del reato di peculato, si sarebbe  intascato 168.334 euro, denaro ricavato dal 50 per cento dei biglietti relativi al museo civico e alla sala dei violini in base ad una convenzione secondo la quale metà dell’incasso andava all’Apic e l’altra metà al Comune.

LA TESTIMONIANZA DEL LUOGOTENENTE DELLA FINANZA LUCCIOLA: “GESTIONE ELASTICA DI APIC SENZA MAI UNA CONTABILITA’ CORRETTA”

Oggi, davanti al collegio presieduto dal giudice Maria Stella Leone con a latere i giudici Francesco Sora e Cristina Pavarani, è stato sentito il luogotenente della guardia di finanza Maurizio Lucciola. È lui che ha seguito le indagini sull’Apic e che in aula ha parlato di una “gestione sempre in ritardo, molto elastica, che non ha mai avuto una contabilità corretta”. Lucciola ha percorso i fatti, ricordando che tutto è nato da un esposto presentato in procura nel 2009 dall’allora presidente della Provincia Giuseppe Torchio che “indicava una gestione non corretta dell’Apic, con probabili ammanchi di forti somme di denaro”. “L’Apic”, ha spiegato il luogotenente, “era un’associazione non riconosciuta i cui soci erano la Provincia, i comuni di Cremona, Crema e Casalmaggiore e la Camera di Commercio di Cremona. Promuoveva eventi culturali che in passato hanno avuto molto risalto, come ‘Le immagini del sentire’ e ‘La mostra dei dinosauri'”. “Il socio più importante”, ha aggiunto Lucciola, “era la Provincia. Il presidente dell’associazione era il presidente della Provincia, mentre chi si occupava della gestione amministrativa era Feroldi”.
“Chi pagava i fornitori ?”, gli ha chiesto il pm Francesco Messina, “chi riceveva gli incassi degli eventi ?”. “Feroldi”, ha riposto il teste.
“Feroldi”, ha proseguito il luogotenente, “era il responsabile del settore cultura e contemporaneamente, per un certo periodo, il responsabile dell’Apic. Poi con l’avvento del presidente Torchio, quest’ultimo ruolo non ce l’aveva più, ma di fatto ha continuato ad esserlo”. Il teste ha raccontato che “la persona fisica che gestiva le somme e che custodiva i contanti in un armadio” era lo stesso Feroldi.

I TERMINI DELLA CONVENZIONE STIPULATA TRA APIC E COMUNE

Il luogotenente Lucciola ha poi spiegato i termini della convenzione stipulata tra Apic e il Comune sugli incassi delle vendite dei biglietti per i musei. “L’Apic doveva gestire l’ingresso ai musei. Il 50% degli incassi andava all’associazione stessa, e l’altro 50 al Comune. Ma in pratica succedeva che Apic incassava tutto e dava il 50% al Comune, poi fatturava il 50%  che si teneva, ma non avrebbe dovuto andare così”. “Era Feroldi”, ha continuato Lucciola, “che versava gli importi nei conti correnti dell’Apic e che versava in bonifico la quota che spettava al Comune”. “L’Apic”, ha aggiunto, “non sempre rispettava le scadenze, ma fino ad un certo punto ha versato il dovuto”.

LA QUOTA DI APIC DI 159.653 EURO “MAI STATA VERSATA, NE’ CONTABILIZZATA”

“A quanto sono ammontati gli incassi dei musei negli anni 2005 e 2006 ?”, ha chiesto poi il pm Messina. “La parte di Apic”, ha risposto il teste, “era di 159.653 euro, l’altra metà era del Comune. La quota di Apic non è però mai stata versata, né contabilizzata sul conto dell’associazione”. Ci sono poi”, ha dichiarato il luogotenente, “61.495 euro di versamenti in contanti sul conto corrente di Feroldi che si riferiscono al 2007 e che sarebbero relativi agli incassi di due musei”. Quella parte, per il pm, non sarebbe stata versata al Comune. La difesa, al contrario, parla di una somma di 52.000 euro che invece Feroldi, con cinque bonifici intestati al Comune, avrebbe effettivamente corrisposto per pagare le quote di competenza dei musei. Secondo il testimone, il Comune non avrebbe sì ricevuto una quota, ma di 100.000 euro e per di più in un periodo successivo.

PAGAMENTI EFFETTUATI IN FAVORE DEL TITOLARE DELLA WHISKYTECA. FEROLDI SI SAREBBE PRESENTATO DA ALTIERO GUARNERI CON LA CARTA DI CREDITO PER FARSI CAMBIARE I SOLDI. PER L’IMPUTATO, INVECE, SI TRATTAVA DI DENARO PER I RINFRESCHI PAGATO DI TASCA PROPRIA

Durante le indagini, ha spiegato il teste, “è poi emerso che Feroldi ha utilizzato il proprio conto corrente per pagare fornitori Apic per cifre ingentissime: dal 2006 al 2009, 250.000 euro tra bonifici e assegni”. Alcuni pagamenti, ha ricordato il luogotenente Lucciola, “risultano essere stati effettuati in favore di Altiero Guarneri, titolare della Whiskyteca, persona con precedenti per usura”. Secondo quanto emerso nel corso delle verifiche, Feroldi si sarebbe presentato da Guarneri con la carta di credito per farsi cambiare i soldi e pagare i debiti Apic. Per la difesa, invece, Feroldi si sarebbe recato da Guarneri per i rinfreschi, ottenuti, a detta dello stesso imputato, a prezzi più convenienti rispetto ad altri. “Ma l’amministrazione”, come sostiene l’accusato, “non aveva piacere che comparisse il nome di Guarneri, essendo persona con precedenti”. “Guarneri”, a detta di Feroldi, “ha fatto tutta la lista dei rinfreschi per una somma di 13.000 euro spesa nel giro di qualche anno”.Tutti quei servizi li avrebbe dunque pagati Feroldi di tasca propria.

IL CONTROESAME DELLA DIFESA: I RUOLI DI TORCHIO E CROTTI. “FEROLDI HA AGITO SU IMPULSO DEI SUOI SUPERIORI”

Nel controesame della difesa, l’avvocato Massimiliano Cortellazzi, difensore di Feroldi, ha chiesto al teste i ruoli ricoperti nell’Apic dall’allora presidente della Provincia Torchio e dall’ex  segretario dell’associazione ed ex portavoce di Torchio Renato Crotti, le cui posizioni, insieme a quella del tesoriere Sentati, sono state chiuse con l’archiviazione.
“Torchio”, ha risposto il teste, “decideva gli eventi e le manifestazioni e aveva tutti i poteri decisionali, mentre Crotti era il braccio operativo di Torchio. In quanto segretario dava le direttive per conto del presidente”. “Ma la contabilità”, ha precisato il luogotenente, “l’aveva in mano Feroldi”.
In merito, la difesa ha sempre sostenuto che “Feroldi ha agito su impulso dei suoi superiori. Non c’è stato alcun utilizzo di denaro se non per scopi istituzionali”.

NEL PROCESSO, L’APIC E’ PARTE CIVILE

Nel processo, l’Apic, che ha cessato la sua attività nel 2009 e che ora è in liquidazione giudiziale, è parte civile attraverso l’avvocato Isabella Cantalupo.
Durante la prima udienza dedicata alle questioni preliminari, il collegio aveva rigettato la richiesta di un creditore di Genova di costituirsi parte civile.
Si trattava della ditta Edilio Parodi Snc, fornitore di gadget per la mostra dei dinosauri. Il legale della ditta, Federico Ricci, aveva sostenuto che all’azienda, l’Apic “doveva più di 76mila euro”. Il tribunale, con un’ordinanza, aveva stabilito che i creditori sono rappresentati dall’Apic stessa, che è già parte civile.

La prossima udienza, per sentire i testi della parte civile e due della difesa, è stata aggiornata al 7 gennaio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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