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A21: slitta la gara dei bresciani, cercasi acquirente per 50 milioni

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Slitta al 3 giugno la data dell’apertura delle buste con le offerte per l’acquisto delle azioni di Autostrade Centropadane, messe all’asta dagli enti locali bresciani (Comune, Provincia, Camera di Commercio) per un valore di quasi 50 milioni di euro. Inizialmente la data prevista era l’11 aprile. La gara non è il primo tentativo di alienazione del pacchetto azionario da parte degli enti  bresciani, che a più riprese hanno mostrato di ritenere superata la necessità della presenza pubblica nella società. In passato il tentativo di vendita della Provincia di Brescia era però andato deserto, a differenza di quanto accaduto prima ancora con il Comune di Piacenza. Stavolta, trovare un acquirente in grado di sborsare 50 milioni sarà ancora più difficile. I bresciani sono i maggiori azionisti della società che ha sede a San Felice e che gestisce l’A21 in un regime giuridico atipico, non avendo mai ottenuto dallo Stato il rinnovo della concessione scaduta da tre anni.

Domani,  21 maggio tra l’altro è attesa udienza presso il tribunale civile di Roma nella causa promossa da Centropadane contro lo Stato per rientrare dagli ultimi investimenti realizzati sull’infrastruttura.  Icastico il commento di Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente:  “Centropadane rischia il default proprio per aver realizzato la corda molle, messa nel pacchetto gonfiato degli investimenti solo per assicurarsi il rinnovo della concessione dell’A21 Brescia-Piacenza, scaduta da tre anni. Mentre gli azionisti pubblici, come gli enti locali piacentini, fuggono svendendo le quote, la salvezza della concessionaria dipende dalla causa intentata al tribunale civile di Roma contro lo Stato, con udienza mercoledì 21, per ottenere il risarcimento degli investimenti della Ospitaletto (A4), Brescia Sud (A21) Montichiari (aeroporto fantasma). Su questa corda molle la capacità di traffico è di 80mila veicoli al giorno: ne transitano però solo 4.500. La gallina dalle uova d’oro ha esaurito i vantaggi del monopolio pubblico, succhiata fino al punto di essere oberata dai debiti e scarnificata a fini consociativi da un management autoreferenziale”.

Cremona nel pacchetto azionario della società di san Felice conta poco, ma è l’unico territorio ad essere rimasto saldamente ancorato alla società, mentre Brescia e Piacenza in parte si disimpegnavano. Il Comune di Cremona – come si legge nel bando per l’alienazione del pacchetto azionario bresciano – detiene quote per un valore di 1 milione 773mila euro; la Camera di Commercio per 1 milione 713mila euro; la Provincia invece è il secondo azionista (dopo la Provincia di Brescia) per 4 milioni 660mila euro. Insieme, i tre soci bresciani (a cui va aggiunto il privato di Serenissima) detengono il 55,561% del capitale, pari a 49 milioni e 222.050 euro.

Giuliana Biagi

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