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Nutrie, l'allarme del Consorzio irrigazioni 'Eradicazione sarà forma di guadagno'

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Allarme per la deregulation in tema di abbattimento delle nutrie viene espresso dal Consorzio Irrigazioni Cremonesi, una delle voci più significative degli agricoltori cremonesi. Attraverso l’ultimo numero del bollettino “Cose d’Acqua” (direttore  Stefano Loffi), viene stigmatizzata la situazione venutasi a creare con la modifica alla legge nazionale 157/92, che ha dichiarato la nutria specie nociva, equiparandola ai topi e ai roditori, togliendola quindi dalla categoria della fauna selvatica. In questo modo sono stati resi inapplicabili i piani di contenimento predisposti da Regioni e Province. Dieci milioni, la stima degli esemplari presenti in Lombardia, quando 25 anni fa si parlava di poche migliaia, concentrati nelle province di Cremona, Brescia, Mantova.

Pur apprezzando l’intervento legislativo che finalmente prende atto dell’inadeguatezza degli strumenti finora utilizzati per eliminare i roditori, il Consorzio ha ben presente l’impasse che si è creata e teme gli alti costi per la collettività in generale e per gli imprenditori agricoli in particolare, dell’operazione-eradiazione.  “Il Sottosegretario onorevole Pizzetti – si legge nel bollettino Cose d’Acqua – cremonese d.o.c. che ben conosce il problema, fautore della modifica legislativa, ha fatto sì che la nutria diventasse nociva, tanto quanto lo sono i topi, sistematicamente eliminati/controllati da un diffuso ‘fai da te’ e da commesse collettive a ditte specializzate, per difendere città, ditte, scuole, ospedali. Questa svolta, tanto radicale, non ha però aperta la strada a soluzioni facili, né immediate, né gratuite: si sta parlando di ‘eradicare’ più di dieci milioni di esemplari! Non più fucili, né bocconi avvelenati, questi ultimi proibiti soprattutto in campagna; si possono usare le trappole, ma poi, dopo una morte dolce, dove mai si butteranno le carcasse? Risultato: certamente s’è voltata pagina ed aperto un nuovo scenario, ma l’unica via percorribile sembra appellarsi, ancora una volta, a quello che chiamiamo – con il dovuto rispetto– l’articolo 0 della Costituzione Italiana: ‘Chi può, si arrangia; chi non può: s’arrangi!’. Come sarà il futuro di questa sconfortante guerra alle nutrie?”

Non confortante, conclude il notiziario: “Immaginiamo sorgeranno ditte specializzate alla denutrizzazione, che interverranno, chiamate dall’interessato di turno, per risolvere il problema, localmente ed a spese sue. Si aprirà il mercato, magari calmierato da qualche accordo collettivo tra associazioni e ditte e tutto rientrerà in una anomala normalità tutta italiana, poiché le nutrie resteranno, vive e vegete, nel nostro territorio anche se – almeno lo speriamo – finalmente calmierate nel numero. Il mercato mai distruggerà la fonte di guadagno. Altre e nuove spese a carico della collettività e dell’interessato di turno, generalmente agricoltore, con tanti che si arrangeranno con metodi propri, magari non permessi; alcuni finiranno per pagare qualche salata sanzione: uno scenario tutto italiano, degno dell’Articolo zero della Costituzione”.

Insomma, la soluzione va cercata, ma troppo tempo è stato perso nell’ultimo quarto di secolo da parte del legislatore, consentendo il proliferare della specie. Un gruppo di lavoro si è costituito in Regione, dove l’argomento è arrivato in Commissione Agricoltura. “Dobbiamo uscire in fretta dall’assurda empasse normativa e operativa creata a livello nazionale – ha detto il consigliere regionale Ncd Carlo Malvezzi- con la modifica della legge 157/92 e lo faremo con una nuova legge regionale che consentirà l’eradicazione della nutria dai nostri territori”.

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