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Chi dopo Napolitano: Prodi tre-pensioni?

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Piaccia o no, il tormentone di queste ore vola su un unico interrogativo. Eccolo: chi dopo re Giorgio Napolitano? I malignazzi hanno già emesso la sentenza: sarà  Romano Prodi, il collezionista di poltrone. Sì, Romano tre pensioni: la pensione da ex docente universitario, quella da ex parlamentare e quella da ex presidente della Commissione Ue. Totale: 15mila euro lordi al mese. Non sono bruscolini. La sentenza avrebbe tutta l’aria di una “bruciatura” se i malignazzi non avessero ben  argomentato il  (loro) verdetto da Renzi ritenuto “machiavellico”. Confidano di farcela. Ci spieghiamo, semplificando un po’: Prodi (dicono lorsignori) diventerà il Presidente della Repubblica perché ciò rientra nel diabolico patto Silvio-Pittibimbo. Il primo avrebbe detto al secondo: tirami fuori dai guai della sentenza Mediaset (derubricando l’evasione fiscale per cui sono stato condannato in via definitiva; il che oltretutto  non mi permette  di ricandidarmi). Il secondo, cioè Matteo, dopo aver accettato la proposta – Patto del Nazareno – ha dato seguito alla promessa tenendo  a battesimo quella che è stata definita la  norma “salva Berlusconi” (24 dicembre); norma poi prontamente sospesa con un sonoro dietrofront  al grido (fiorentino) “No, non è un inciucio”;  “Ragazzi, riscriveremo meglio la norma”. La retromarcia ha fatto infuriare i Berluscones i quali sostengono che il governo abbia bloccato una norma di buonsenso che depenalizzava la microevasione (per la cronaca la percentuale di evasione del Cavaliere sul reddito imponibile dichiarato è dell’1,91%; ergo ben al di sotto del nuovo fisco che sotto la soglia del 3%  ritiene l’evasione fuori dal penale). E Prodi che c’entra? C’entra, eccome. Prodi piace a Renzi ma non a Berlusconi. E siccome per eleggere il Capo dello Stato ci vogliono (anche) i voti del Cavaliere, ecco la proposta del premier (sempre secondo i malignazzi): Silvio aiutami a votare Prodi, magari tappati il naso ma io –  per ricompensa –  ti salverò dai tuoi guai. Renzi ha questo potere? Sì,ce l’ha in virtù di un decreto attuativo il quale, per diventare legge, ha bisogno solo di un parere delle Commissioni Finanza di Camera e Senato; parere peraltro non vincolante. Insomma Pittibimbo ha in mano la delega del Parlamento per attuare la riforma fiscale. Può fare quello che vuole. Se l’inciucio passa, Prodi sarà il presidente della Repubblica. Gli darebbero il voto Renzi, Berlusconi financo la sinistra Pd che ha sempre detto di volere Prodi. Ma la domanda vera è un’altra. Prodi è l’uomo giusto? L’uomo freme, il Quirinale è il sogno della  sua vita. A tutti dice che  il Colle non gli interessa, ma chi lo conosce bene sostiene il contrario. Prodi ha 75 anni, è sommerso di incarichi, cattedre, lauree ad honorem, riconoscimenti vari. E’ stato un pluripresidente: dell’IRI (due volte), del governo (idem), della Commissione Ue, del Comitato Nazionale e dell’assemblea costituente del Pd. Ha presieduto Il Mulino e fondato Nomisma. Ha 38 titoli accademici honoris causa, il primo gliel’hanno dato in India nel 1998.

Potrebbe accontentarsi.  Ma se non molla, tireranno fuori dagli armadi di tutto, di più. Magari cominciando dal 1997 quando Prodi era premier del governo ulivista e Stet-Telecom (azienda pubblica) comprò il  29% di Telekom Serbia sganciando un prezzo tre volte superiore al valore della società. E quel Paese, tra l’altro, era pure sotto embargo. Di quella inchiesta non abbiamo più saputo nulla. Quelle quote le abbiamo poi ricomprate a rate per 377 miliardi di lire e tutto è finito in cavalleria. Ma se Romanone tre pensioni sale al Colle non sarà una passeggiata. Né per lui né per noi.

Enrico Pirondini

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