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'Carcere, violenze con frequenza preoccupante e riorganizzazione a rilento' Documento dei sindacati ai vertici

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Il malessere presente tra il personale del carcere di Cremona per la situazione non semplice della struttura finisce in un nuovo documento firmato dai sindacati di polizia penitenziaria Sappe, Uilpa-Penitenziari, Osapp e Ugl-Polizia penitenziaria e indirizzato alla direzione della casa circondariale e al provveditorato regionale di amministrazione penitenziaria: si parla di “diffuso malessere” tra gli agenti per i frequenti eventi critici registrati, su cui è necessario riflettere per una “analisi delle cause” e della “gestione degli stessi”. Nel documento, spedito la settimana scorsa, si menzionano le liti, le aggressioni e in genere gli eventi critici e la loro “frequenza preoccupante”. Viene ancora evidenziata la difficoltà di gestione della cosiddetta “sorveglianza dinamica” (celle aperte per diverse ore al giorno, modalità avviata circa un anno fa nel nuovo padiglione e poi estesa alla vecchia struttura) a causa dei comportamenti riscontrati tra i detenuti. Si fa riferimento anche a disagi legati a una “riorganizzazione che va a rilento”. E si parla di “personale di servizio che durante eventi critici vive un preoccupante stato di abbandono in quanto scarsamente supportato dai ruoli apicali che intervengono solo quando le situazioni degenerano”.

C’è la richiesta affinché “ispettori e sovrintendenti, data la carenza di organico” garantiscano “la loro effettiva presenza almeno fino alle 22 anche nelle giornate festive” e operino “a stretto contatto con il personale all’interno dei reparti detentivi”. “A supporto di quest’ultima esigenza” si menzionano i “frequenti richiami da parte del comandante di reparto in occasione delle conferenze di servizio delle 8 che non mancano di sottolineare i rilievi nei confronti dell’operato di coloro che la sera prima hanno svolto le funzioni di preposto” e “al di là delle predette considerazioni rimane l’inopportunità che la medesima unità di polizia penitenziaria sia ‘generale’ la sera precedente e ‘soldato semplice’ il giorno dopo, perché questo pregiudica l’autorevolezza dei soggetti al cospetto dei detenuti, ma soprattutto mortifica la dignità personale e professionale degli interessati”. Nell’ambiente carcerario e dei sindacati non sono inoltre mancate le reazioni alla vicenda che ha interessato il sindacalista del Cosp Mauro Cenicola (vedi link in basso) e le espressioni di solidarietà nei suoi confronti.

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