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Torrone e mercato, altro incontro in Comune La festa allungata colleziona critiche

La festa del torrone ha bisogno di un rinnovamento e la formula dei 9 giorni è da ripensare. Ma attenzione a non stravolgere una manifestazione che è riuscita a portare Cremona alla ribalta nazionale degli eventi d’autunno.  Patrizia Signorini, contitolare di Enoteca Cremona, è stata una delle pioniere della festa, nella formula quasi improvvisata ma subito di grandissimo successo di qualche anno fa: pochi produttori locali del settore dolciario concentrati in sala Mercanti della Camera di Commercio. Adesso gli espositori sono diventati decine, da tutta Italia,  ma quello che soprattutto fa la differenza è la promozione a livello nazionale.

“Noi da soli non ce l’avremmo mai fatta – afferma Signorini – . Il valore aggiunto dell’organizzazione degli ultimi anni sta nell’aver dato alla città di Cremona un’enorme visibilità grazie al  torrone. Di questo va dato merito a Sgp, a cui dobbiamo moltissimo, come città”. Detto questo, però, la festa “ha raggiunto probabilmente il suo break even. I nove giorni effettivamente bloccano la città, per un ritorno molto ridotto. Personalmente non sono mai stata troppo d’accordo su questa formula, anche se capisco le difficoltà che ci sarebbero a smontare e reinstallare le casette i soli due fine settimana. Ma capisco anche le proteste degli ambulanti: è vero, ogni piccolo spostamento per il commercio è dannoso. Bene faranno a ricorrere a vie legali, ma d’altra parte bene ha fatto il Comune ha prendere una decisione che consenta di non avere il centro città bloccato per nove giorni”. Un po’ ecumenica, “me ne rendo conto”, ironizza Signorini. “Ma la festa deve cambiare, pur senza venire stravolta perchè ormai è entrata nell’immaginario collettivo come grande festa di massa. Credo ad esempio che le casette andrebbero riorganizzate, collocandole non una in fila all’altra, ma ‘a blocchi’, come delle isole. Noi operatori cremonesi ad esempio siamo in cortile Federico II; altrettanto si potrebbe fare con altri raggruppamenti di stand,  in varie zone della città”. Interessare la più ampia superficie possibile cittadina, d’altra parte, è un’indicazione ben precisa contenuta nelle linee guida del bando vigente per l’organizzazione della festa, a cui si appella Anva – Confesercenti per dimostrare che il Comune non dovrebbe concentrare tutto in piazza Stradivari.

Dunque il dibattito sul futuro della festa è aperto, anche se la politica cittadina sembra latitante: sul tema dello spostamento imposto ai banchi del mercato da piazza Stradivari a corso Vittorio Emanuele II per le tre date comprese tra 21 e 29 novembre, sono intervenuti il socialista Carletti e, con una difesa a spada tratta delle scelte della Giunta, il gruppo consigliare di Fare Nuova la Città. Difficilmente la festa può crescere ancora in quanto a stand, perchè le vendite non aumentano con la semplice aggiunta di prodotti. Le oltre 200mila presenze raggiunte negli ultimi anni sono probabilmente il massimo a cui una manifestazione del genere, può arrivare a Cremona.

E a proposito di Confesercenti: mercoledì scorso si è riunita presso la sede di via Ruffini la presidenza Anva (una ventina di ambulanti) allargata a tutti gli operatori interessati oltre al presidente di Confesercenti. “Abbiamo fatto la fotografia ad oggi della situazione – spiega il segretario dell’associazione Giorgio Bonoli -. Quello che volevamo capire era cosa pensasse la categoria, quali fossero gli umori in merito allo spostamento che è stato imposto. L’opinione è unanime: no su tutta la linea, non è accettabile. Le linee guida sulla localizzazione della festa, contenute nel bando, d’altra parte sono chiare. L’8 settembre ci incontreremo con gli amministratori in Comune per confrontarci apertamente sul tema”. Attenzione puntata soprattutto sul vicesindaco Maura Ruggeri che lo scorso anno, durante l’amministrazione Perri, aveva appoggiato gli ambulanti nelle richieste di modifica del regolamento comunale in merito all’utilizzo delle aree mercatali.

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