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“Provincia del Po” Coi tagli del Governo ora è quasi strada obbligata

A sinistra, il presidente della Provincia Carlo Vezzini e l’assessore alla Trasparenza del Comune Rosita Viola. L’ufficio Urp della Provincia si è da oggi trasferito presso il servizio turistico posto sotto i portici di palazzo Comunale.

Era il 2012 quando il Governo Monti ragionava seriamente di “provincia del Po” per unificare le entità territoriali di Mantova, Cremona e Lodi. L’idea ebbe giusto il tempo di suscitare un vespaio, non fece in tempo a maturare perché il governo cadde e non se ne fece più niente. Tre anni dopo, alla velocità della luce e con una riforma che secondo alcuni “è stata fatta al contrario”, le Province sono prossime alla trasformazione in qualcos’altro, che si chiama area omogenea e che, guarda caso, potrebbe proprio rispecchiare la provincia del Po di tre anni fa, Lodi esclusa. D’altra parte la bozza di provvedimento legislativo sul riordino degli uffici periferici dell’Interno – Questura, Prefettura, Comando dei  Vigili del Fuoco – va proprio in questo senso. Tutte e tre le sedi cremonesi verrebbero accorpate a Mantova. Anche la politica sembra muoversi in questo senso: su un tema come l’autostrada Cremona – Mantova, ad esempio, le segreterie provinciali del Pd stanno lavorando all’unisono tirando fuori dal cassetto il vecchio progetto, adattandolo ai tempi e e alle mutate condizioni economiche. La sanità regionale ha identificato nei territori di Cremona e Mantova l’area della nuova Asl. E le due Province interessate, nella loro tormentata fase di ridefinizione, stanno ragionando di una riorganizzazione degli uffici dell’Agricoltura, delega che è passata alla Regione.

Ne ha parlato questa mattina, all’inaugurazione del nuovo Ufficio relazioni con il Pubblico della Provincia presso gli uffici Iat di piazza del Comune, il presidente della Provincia di Cremona Carlo Vezzini: “Applicare la spending review  – ha detto – senza tener conto delle singole specificità territoriali non solo è inutile, ma genera più costi. La riorganizzazione della PA, degli Uffici periferici dello Stato e dei servizi erogati certamente non è più rinviabile, ma occorre tener conto delle esigenze delle comunità locali. In tutti quei Paesi dove il contenimento della spesa è stato attuato con politiche generaliste, attraverso mere azioni di razionalizzazione lineari, si sono creati disservizi che hanno pesato molto di più sulle casse dei singoli bilanci pubblici, facendo poi fare marcia indietro”.

“Per quanto riguarda il livello locale, prima di attuare qualsiasi processo di “semplificazione”, si devono valutare la particolare conformazione geografica del territorio e la carenza di organico nelle varie istituzioni dello Stato, più volte denunciata dagli stessi interessati. – ha continuato Vezzini. Qui, al contrario, è necessario investire e riorganizzare la presenza degli Uffici periferici dello Stato e della PA in un’ottica integrata con il Mantovano, il Bresciano ed il Lodigiano, sulla scorta delle aree omogenee, che con la regione Lombardia si andranno a definire. Sul fronte sanitario un passo in avanti si è già compiuto, ora procederemo con l’assessore Fava su quello del comparto agricolo: andremo ad incontrare i colleghi mantovani. Ragionare, quindi, in termini territoriali allargati non significa penalizzare le comunità locali togliendo servizi fondamentali, soprattutto sul fronte della sicurezza, ma delineare la presenza dello Stato e della PA in modo sempre più funzionali a cittadini ed imprese. Ridurre la presenza dello Stato a livello periferico non solo è pericoloso ma genera costi, anche sociali, molto più alti. Le riforme vanno ponderate sulle specificità locali non solo progettate a tavolino, ciò per evitare anche quella indeterminatezza che ha contraddistinto le vicende connesse alla stessa riforma delle Province. La crescita dello Stato, della PA e lo sviluppo della società civile come della libera impresa non sono termini antitetici, ma cardini di un medesimo dinamismo che va ben equilibrato sulla base di molti e complessi indicatori economici, culturali, sociali e storici”.

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