Cronaca

Omicidio Moreni, c'è il ricorso contro l'estradizione di Paraga Nodo convenzione internazionale

Il bosniaco Prijic, detto Paraga

di Michele Ferro

Predisposto il ricorso contro l’estradizione di Hanefija Prijic, detenuto in Germania dopo l’arresto su mandato spiccato dalla Procura di Brescia per la morte del cremonese Fabio Moreni e di altri due volontari italiani in Bosnia nel 1993. La difesa del 52enne bosniaco, conosciuto anche con il soprannome di Paraga, non ha perso tempo e ha deciso di sfruttare subito la finestra concessa dall’autorità giudiziaria tedesca, pari a sette giorni, per appellarsi contro l’assenso alla consegna giunto alla fine della scorsa settimana.

Il ricorso appare tuttavia come un gesto disperato. Le condizioni di salute di Paraga, fermato all’aeroporto di Dortmund il 26 ottobre scorso, sono state giudicate evidentemente compatibili con l’estradizione in seguito alle cure per un ictus. E la condanna a inflitta in Bosnia una quindicina di anni fa per la stessa vicenda (parte dei 13 anni di pena l’uomo l’ha scontata in semilibertà) non è servita a respingere la richiesta di estradizione, in quanto lo Stato bosniaco non è tra i firmatari di una convenzione internazionale sulla validità delle condanne penali.

Il cremonese Moreni
Il cremonese Moreni

La mossa dei legali di Paraga sembra principalmente voluta per rimandare l’estradizione (al 2016?) e fornire tempo al Governo di Bosnia ed Erzegovina (a cui si sono rivolti) per lavorare al caso, magari con l’obiettivo di aderire alla convenzione. Ma potrebbe essere ormai troppo tardi. In Italia l’obiettivo è fare piena luce sul 29 maggio del 1993, quando Moreni e altri due volontari furono uccisi a colpi di arma da fuoco nel corso di un viaggio per la consegna di aiuti umanitari durante la guerra, mentre due connazionali riuscirono a fuggire nei boschi tra i proiettili. Paraga (nel mandato della Procura di Brescia accusato di omicidio, tentato omicidio e rapina) era alla guida di un gruppo di uomini armati ritenuto responsabile dell’azione. Fu condannato per il suo ruolo di comandante, ma sono ancora sconosciuti i nomi di chi esplose i colpi mortali e resta da capire se dietro quel gesto di violenza ci fu una pianificazione.

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