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Carenza organico, procura a
rischio chiusura, di Martino:
'Nessuna luce in fondo al tunnel'

“Il problema è senza soluzione, se continua così sarò costretto a chiudere i battenti di qualche ufficio”. Così il procuratore della Repubblica Roberto di Martino. Suo il nuovo grido di allarme sulla disastrosa situazione che vede la procura senza personale.

di Sara Pizzorni

“Il problema è senza soluzione, se continua così sarò costretto a chiudere i battenti di qualche ufficio”. Così il procuratore della Repubblica Roberto di Martino, che in queste ore è tornato a lanciare un nuovo grido di allarme sulla disastrosa situazione che vede procura e tribunale senza personale amministrativo. “Non so cosa fare”, ha commentato il capo della procura, “gli uffici sono al collasso e non si vede la luce in fondo al tunnel”. Parole forti per una situazione davvero disperata dopo il trasferimento a Lodi dei dipendenti cremaschi arrivati a Cremona in seguito all’accorpamento e di altri dipendenti cremonesi che hanno optato per altre sedi giudiziarie.

L’organico amministrativo del tribunale di Lodi era stato aumentato in vista dell’accorpamento con il tribunale di Cassano d’Adda. Accorpamento che però non è mai andato in porto, in quanto Cassano si è accorpato con Milano, ma l’organico del personale amministrativo del tribunale di Lodi non è più stato ricalcolato, rimanendo, dunque, sovradimensionato. E chi ci ha rimesso è stata Cremona, che con l’accorpamento con Crema si è vista aumentare il carico di lavoro del 60%, ma con gli stessi vuoti di organico che c’erano prima della riunione dei due tribunali.

“Attualmente”, ha fatto sapere il procuratore, “sono presenti in procura due funzionari su sei, e tre assistenti per sette magistrati”. “Il problema”, ha continuato di Martino, “è che il ministero ritiene che gli uffici debbano andare ad esaurimento con il risultato che la gente che arriva all’età della pensione se ne va e non viene rimpiazzata”.

E la situazione continua a peggiorare. All’ufficio esecuzioni, ad esempio, c’è totale mancanza di personale. Situazione drammatica, se si considera che si tratta di un ufficio importantissimo che esegue provvedimenti che riguardano la libertà delle persone, calcola le varie condanne e determina le pene che devono essere scontate. Il provvedimento del ministero dello scorso 21 dicembre ha disposto che uno dei funzionari dell’ufficio sia collocato in aspettativa sindacale non retribuita per un anno. L’altro responsabile è stato trasferito a Lodi, mentre chi avrebbe dovuto operare le sostituzioni ha una malattia grave ed è assente ormai da mesi.

Il procuratore non ha nascosto la sua preoccupazione, soprattutto in vista del grande processo sul calcio scommesse e di altri procedimenti di una certa importanza. “C’è l’indifferenza più totale”, si è lamentato di Martino, che attraverso la procura generale di Brescia continua a chiede a gran voce al ministero un aiuto per poter andare avanti. “I miei fascicoli corrono il rischio di prescriversi perché non ho personale che provveda al deposito degli atti”, ha detto il procuratore, che ha anche puntato il dito contro i nuovi programmi di registrazione atti: “programmi complicati, poco agili, incompatibili con procedimenti che vedono il coinvolgimento di un elevato numero di persone”.

“Fino ad ora ho cannibalizzato la polizia giudiziaria, coinvolgendola in compiti di natura amministrativa. Ma così facendo, di indagini non ne fanno più”. E’ amareggiato, il procuratore: “E’ logico che poi la gente cerchi di scappare. Il personale che c’è è scarsamente motivato: si vede addossare compiti nuovi, ha poco tempo per seguire le pratiche. All’ufficio esecuzioni, ad esempio, c’è il rischio che qualcuno rimanga in carcere più del dovuto. Insomma, c’è nervosismo anche perché si tratta di compiti di estrema responsabilità”. “Io quello che ho potuto l’ho fatto”, ha concluso il capo della procura, “ma andare avanti così non si può. Perché i magistrati possano lavorare hanno bisogno di personale amministrativo”.

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