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'Commercialista vicino ai
Mangano', cade aggravante
mafiosa ma raffica di confische

AGGIORNAMENTO – Scattata la sorveglianza speciale e attuata la confisca di beni per 5 milioni di euro nei confronti del commercialista calabrese residente a Palazzo Pignano Rocco Cristodaro, sospettato di essere vicino al gruppo criminale facente capo alla famiglia siciliana dei Mangano (vedi link in basso). Per lui e per il fratello è caduta l’aggravante mafiosa ma restano indagati per associazione a delinquere e il quadro accusatorio delinea collegamenti con esponenti della criminalità oganizzata. Lunedì mattina i militari della tenenza di Crema della guardia di finanza e i carabinieri del comando provinciale di Milano, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Milano, hanno notificato i provvedimenti: sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 3 anni e 6 mesi e confisca di 124 beni immobili, 2 autovetture e 38 rapporti finanziari, nonché di un complesso aziendale, riconducibili a lui e al fratello Domenico (che vive nel Milanese).

Le confische sono scattate tra Milano, Biella, Palazzo Pignano, Treviglio, Trescore Cremasco, Bagnolo Cremasco e Vaiano Cremasco. Soddisfatto il tenente Naiqué Palla: “L’operazione conferma la bontà dei sequestri messi a segno da noi oltre un anno fa”. A Palazzo Pignano la nota “Fazenda Rocco” era stata poi dissequestrata ma il terreno è stato confiscato.

“Il provvedimento di confisca dell’imponente patrimonio riconducibile ai fratelli Cristodaro, stimato in 5 milioni di euro circa, ha integralmente recepito – si legge in una nota diramata dalle fiamme gialle – gli esiti degli accertamenti patrimoniali che i militari della tenenza della guardia di finanza di Crema unitamente ai carabinieri della squadra misure di prevenzione della sezione di polizia giudiziaria di Milano, sotto il coordinamento e la direzione del sostituto procuratore Alessandra Dolci, responsabile dell’Ufficio misure di prevenzione della Dda, hanno svolto per oltre un anno, individuando la fitta rete di prestanome e società usate dai fratelli Cristodaro per schermare un patrimonio immobiliare realizzato mediante ripetute condotte illegali, in particolare evasione fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Il procedimento di prevenzione nei confronti dei Cristodaro arriva dopo articolate attività investigative riguardanti la criminalità organizzata, coordinate dalla Dda e condotte negli ultimi anni dal Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e dalla polizia di Stato”.

Il procedimento ha origine nel luglio del 2013, poco prima dell’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare indirizzate al clan Mangano, in un fascicolo della Dda in cui i fratelli Cristodaro erano stati iscritti nel registro degli indagati per associazione mafiosa e false fatturazioni.

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