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Omicidio, giovedì l'interrogatorio
Maltrattamenti: la vittima
avrebbe dovuto testimoniare

Sarà interrogato dal gip Letizia Platè, Chabli Saddike, il 58enne magrebino accusato di aver ucciso la moglie Nadia Guessous, 46 anni, nella loro casa di via dell’Annona. Nel 2012 la 46enne aveva sporto una denuncia per maltrattamenti presso gli uffici della Questura.
Foto Sessa

di Sara Pizzorni

L'avvocato Alessandro Vezzoni

L’avvocato Alessandro Vezzoni

Sarà interrogato domani mattina in carcere dal gip Letizia Platè, Chabli Saddike, il 58enne magrebino accusato di aver ucciso la moglie Nadia Guessous, 46 anni, nella notte tra lunedì e martedì nella loro casa di via dell’Annona. Nel 2012, nei confronti del marito, la 46enne aveva sporto una denuncia per maltrattamenti presso gli uffici della Questura. All’epoca la coppia abitava a Gadesco. Un procedimento penale seguito prima dall’avvocato Andrea Balzarini e poi preso in consegna dal collega Paolo Vezzoni. Per quella denuncia, Nadia, che aveva acquisito la cittadinanza italiana e che lavorava in una comunità di Cremona, avrebbe dovuto presentarsi in tribunale a testimoniare il prossimo 25 febbraio davanti al giudice Maria Stella Leone.

Nel processo, l’uomo, con alle spalle diverse segnalazioni per guida in stato di ebbrezza, era accusato di aver maltrattato non solo la moglie, ma anche le figlie Sara, ora maggiorenne, e Sofia, 16 anni, con offese e, solo nei confronti della moglie, con continui atti di violenza fisica e psicologica. In particolare, secondo quanto scritto nel capo di imputazione, il marocchino avrebbe percosso violentemente la moglie in più occasioni con schiaffi, pugni e anche con l’utilizzo di una cintura. L’avrebbe inoltre ingiuriata, dandole della ‘puttana, stronza, scema, bastarda, imbecille’, minacciata di morte, e sgridato senza alcun motivo le figlie. Infine avrebbe minacciato di voler incendiare l’abitazione e non avrebbe permesso né alla moglie, né alle figlie di frequentare nessuno.

Nel periodo della denuncia penale si era aperto un procedimento parallelo presso la procura dei minori. Il caso era stato seguito dall’avvocato Alessandro Vezzoni. Nei confronti di Saddike era stata emessa una misura di allontanamento dalla moglie e dalle figlie che per un paio d’anni erano state ospiti nella casa protetta di via Bonomelli. Nel frattempo si erano susseguiti incontri e colloqui con psicologi e assistenti sociali. Ogni sei mesi, poi, il marocchino veniva sottoposto ad esami per verificare se continuasse o meno nel vizio dell’alcol.

Successivamente la situazione si era stabilizzata ed era in via di miglioramento. Lui risultava disintossicato e le relazioni di psicologi e assistenti sociali erano positive. Di conseguenza nel marzo del 2015 era cessato il divieto di coabitazione e i due coniugi, di comune accordo, erano tornati a vivere insieme nella loro casa di via dell’Annona a Cremona. Nulla di particolare è più successo fino all’inaspettato epilogo di martedì, quando l’uomo si è avventato sulla moglie, strangolandola.

Nell’appartamento i carabinieri hanno trovato alcuni biglietti scritti dal 58enne, disoccupato, in Italia dal 1994 e con regolare permesso di soggiorno. Negli scritti, Saddike ha spiegato i motivi del gesto: difficoltà economiche e un rapporto ormai incrinato con la moglie, che pare volesse allontanarsi da lui.

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