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Area Vasta, il Pd 'provoca'
la Boschi: 'Dall'alto troppe
interferenze, voce ai sindaci'

Documento della segreteria provinciale Pd al ministro Boschi durante incontro a Milano: "Troppo spesso assistiamo a intrusioni dall’alto che rischiano d’inficiare la delicata trattativa che si sta svolgendo nei territori e presso Regione Lombardia".
A sinistra, il ministro Boschi durante il suo ultimo incontro a Cremona con il Pd in Fiera (foto Sessa)

Il tema del  riordino istituzionale comincia ad uscire dai confini romani e arriva ad interessare la periferia del Paese. Per il momento, è arrivato solo nelle segreterie politiche dei partiti, impegnate ad organizzare la propria campagna referendaria in vista della consultazione popolare annunciata per l’autunno dal premier Renzi. Nel grande contenitore del ddl Boschi – il cui impianto è disegnato in buona parte dal senatore cremonese Luciano Pizzetti –  non c’è soltanto la modifica del Senato, ma anche la cancellazione definitiva delle Province e l’istituzione delle aree vaste. Che il tema, di per sè arido, stia in realtà surriscaldando le forze politiche, lo dimostra tra l’altro il dibattito a distanza tra consiglieri regionali di centrodestra e centrosinistra sul riordino delle sedi istituzionali. Ad esempio Carlo Malvezzi (Ncd) e Agostino Alloni (Pd) si stanno beccando a vicenda sul tema dell’accorpamento degli Ster tra Cremona e Mantova (gli Ster sono le sedi decentrate su base provinciale della Regione; a Cremona è in via Dante).

In casa Pd, la segreteria regionale ha svolto venerdi scorso, a Milano, un seminario con il Ministro Boschi al quale ha partecipato anche una delegazione cremonese composta dalla deputata Cinzia Fontana, dal sottosegretario Pizzetti e dalla componente della segreteria provinciale Francesca Pontiggia, coordinatrice del Tavolo provinciale che ha prodotto un documento sulla riforma Delrio, consegnato dal segretario provinciale Matteo Piloni alla stessa Boschi. Un documento che rappresenta le criticità dell’attuazione della riforma
. Secondo Pontiggia, «in Lombardia parte solo ora un ragionamento sulla nuova configurazione post-province che vede alcuni territori, come CR e MN che potrebbero essere interessati ad un futuro territoriale comune. In questo delicato processo di ridefinizione dei confini territoriali dovrebbe essere primario il ruolo dei comuni, mentre troppo spesso assistiamo a “intrusioni dall’alto” che rischiano d’inficiare la delicata trattativa che si sta svolgendo nei territori e presso Regione Lombardia». Il riferimento è, ad esempio, alle affermazioni del Ministro Franceschini che immagina un bacino per la Sovrintendenza ai Beni Culturali formato da CR-MN e LO, ma anche alle indiscrezioni di qualche mese fa in merito alla soppressione di alcune Prefetture.

«Purtroppo – continua Pontiggia –  anche per il 2016 sussiste una problematica sulla sostenibilità dei bilanci delle ex Province che difficilmente riusciranno a stendere il bilancio previsionale entro il 30 marzo; questa situazione di bilancio rende molto difficoltoso il processo di riforma che invece doveva essere ampiamente finanziato per consentire ai nuovi enti di Area Vasta di trasformarsi nella nuova casa dei Comuni che fosse in grado di svolgere molteplici servizi per i comuni apportando un risparmio alla finanza pubblica. Bene la stazione unica appaltante, ma possono essere previsti anche nuovi servizi, come la tenuta per le buste paga, gli espropri, la progettazione e manutenzione di scuole e strade, solo per citarne alcuni. 
L’opportunità di creare un nuovo modello delle autonomie volto alla riduzione dei livelli istituzionali, la semplificazione dei modelli di governance ed il miglioramento della qualità dei servizi non può essere messo in discussione da un taglio eccessivo alle finanze». 
Concludendo, Pontiggia crede che per ottenere un partecipato e fermo SI al referendum si debba essere in grado di «rendere protagonisti del processo riformatore gli Amministratori Locali e tutti i corpi intermedi economici e sociali che al pari delle ex province stanno rielaborando nuove proposte di riorganizzazione territoriale. Solo immaginando un comune progetto di Sviluppo territoriale si possono ridisegnare i nuovi confini delle aree vaste, non solo una omogeneizzazione dei servizi, ma anche e soprattutto un’omogenea visione di futuro che responsabilizzi gli Enti locali nell’unirsi per l’obiettivo comune di rinascita economica del Paese».
Esempio positivi di questo orientamento, sarebbe la collaborazione tra sindaco di Cremona Galimberti e presidente della Provincia Vezzini per costruire sinergie di sviluppo con i territori confinanti anche extra regionali, come nel caso del contratto di fiume.

«L’ipotetico scenario post referendum costituzionale di ottobre – afferma invece Michel Marchi, sindaco di Gerre de Caprioli e  presidente dei piccoli comuni di Anci Lombardia – vedrà un nuovo assetto della governance territoriale con nuovi livelli istituzionali. Ci sarà pertanto il Governo Centrale, le Regioni, le Città Metropolitane ed i Comuni. E’ evidente come la distanza ed il gap tra i Comuni e le Regioni diventi enorme e poco sostenibile. Qui si inseriscono le nuove aree vaste e le zone omogenee, rispettivamente agenzie di programmazione ed erogazione di servizi. Un nuovo sistema di governance che non crei nuovi ed inutili livelli intermedi ma che pongano come obbiettivo primario l’erogazione di servizi in termini di efficienza ed efficacia».
«In questa direzione – continua Marchi – va la proposta di Anci fatta al governo in sede di conferenza stato città e presa in considerazione dal Governo durante un importante seminario tenutosi a Roma lo scorso novembre al quale ho avuto modo di presenziare. Il modello di riferimento è la riforma degli enti locali francese del 2014 che ha rivisto completamente gli assetti e ha creato una cooperazione intercomunale pari ad oltre il 99%. Auspico che questi processi di riforma riportino i Sindaci al ruolo politico che legittimamente e costituzionalmente spetta loro, per poter tornare a decidere per i propri territori e per i propri amministrati».

g.biagi

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