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Caso Lombardi, l'appello:
da valutare posizione del
portinaio. Badante assolta

Discusso a Brescia il caso del furto di cinque assegni bancari rubati dall’abitazione di Esterina Bertani, insegnante di Stenografia e vedova del senatore Dc Giovanni Lombardi, derubata nel 2009 nella sua abitazione di via Ruggero Manna di 100.630 euro.

E’ stato discusso in corte d’appello a Brescia il caso del furto di cinque assegni bancari rubati dall’abitazione di Esterina Bertani, 92 anni all’epoca dei fatti, nel frattempo deceduta, insegnante di Stenografia e vedova del senatore Dc Giovanni Lombardi, derubata nel 2009 nella sua abitazione di via Ruggero Manna di 100.630 euro. Due gli imputati per furto, falsità in scrittura privata e falsificazione di titoli di credito: Domenico Bevilacqua, e  Mariya Martsinovska, badante ucraina. Quest’ultima è stata assolta con formula piena, mentre per Bevilacqua è stata confermata la responsabilità (in primo grado entrambi erano stati condannati a tre anni e sei mesi). Ma c’è di più: la corte ha trasmesso gli atti alla procura nei confronti di Maurizio Mignani, dal 2006 al 2012 portinaio di palazzo Manna, che in primo grado, nella sua testimonianza, aveva tentato di scagionare gli imputati sostenendo che i soldi la signora Bertani li aveva dati a lui come donazione per averla aiutata dopo la morte del marito.

Secondo l’accusa, Bevilacqua e la Martsinovska, che faceva la badante in casa dell’anziana, avevano sottratto gli assegni che avevano compilato con l’importo e la firma falsa della Bertani, ponendoli all’incasso presso due istituti di credito piacentini su conti correnti intestati all’imputato. Alla fine di marzo del 2009, quando la Bertani aveva ricevuto l’estratto conto, non aveva riconosciuto un addebito di 25.000 euro apparentemente firmato da lei e intestato a Bevilacqua, soggetto che la donna ha sempre sostenuto di non conoscere. Risultato: blocco del conto e accertamenti da parte del figlio dell’anziana e dell’addetto della banca che ha sempre assistito la vittima in tutte le operazioni, data l’età avanzata e un grave difetto di vista.

Per l’accusa, l’assegno era “palesemente falso” e “con grafia certamente non attribuibile” alla donna, in quanto compilato da una mano ferma che non poteva certo essere quello dell’anziana, non in condizioni di poter compilare un assegno. In banca, inoltre, si sapeva che la Bertani, in oltre 40 anni di rapporto con l’istituto di credito, non aveva mai tratto assegni per importi così rilevanti. Sempre secondo l’accusa, chi aveva utilizzato gli assegni era a conoscenza della giacenza effettiva del conto. Era stata la vittima, il 9 aprile del 2009, a sporgere denuncia presso gli uffici della procura di Cremona.

Nel processo di primo grado c’erano stati diversi colpi di scena: a partire dalla testimonianza del portinaio, che aveva ammesso di conoscere Domenico Bevilacqua, “siamo amici da dieci anni”, e di avere avuto dei problemi economici di cui, a suo dire, la signora Bertani era a conoscenza. “Quegli assegni, però”, aveva spiegato il teste, “non li potevo intestare a me stesso perché in banca ha il conto anche mio padre e non volevo far sapere che la signora mi aveva donato dei soldi, così ho chiesto a Bevilacqua di essere beneficiario di quegli assegni al mio posto”. Secondo quanto raccontato dal teste, quei tre assegni di 70.000, 25.000 e 3.890 euro sarebbero stati firmati dalla Bertani nella casa del portinaio in due diversi incontri alla presenza di Bevilacqua (gli altri due assegni, dell’importo di 819 e 921 euro ciascuno, erano stati intestati ad una società). “Lei ha compilato solo la cifra e la firma”, aveva sostenuto Mignani. “Bevilacqua era il beneficiario. E’ stato lui a cambiare i soldi per me e a darmeli in contanti. In questo modo ho pagato tutti i miei debiti”.

Nel corso del procedimento era stata prodotta anche una lettera a firma del precedente difensore di Bevilacqua e sottoscritta dall’imputato il 14 aprile del 2009 nella quale Bevilacqua, in contrasto con le dichiarazioni del portinaio, dichiarava di aver ricevuto dalla Bertani un assegno da 25.000 euro a titolo gratuito.

Sara Pizzorni

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