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Latte, produzione in eccesso: 80 stalle a rischio. Stop da aziende di trasformazione

Molte stalle del nord Italia, comprese quelle cremonesi, sono a rischio di chiusura. Lactalis e altre aziende di trasformazione, infatti, nei giorni scorsi hanno inviato ai propri consociati delle lettere in cui si dice che dal 1 aprile non verrà più ritirato il latte nelle stalle conferenti. Ad altri produttori, sono arrivate missive simili, in cui si chiede invece di contrattare un nuovo prezzo, ovviamente più basso dell’attuale (35 centesimi al litro). A rischio, sono circa 80 stalle sulle 650 presenti nel nord Italia (il 10%). Le aziende penalizzate saranno quelle più lontane dai centri di trasformazione.

“Il problema è che siamo di fronte a una situazione di esubero di latte consistente che non riguarda solo l’Italia, ma tutta Europa” evidenzia Ildebrando Bonacini, vice direttore della Libera Agricoltori. Un esubero che è dovuto alla fine del regime delle quote latte, che davano un limite alla produzione, ma anche al fatto che nel primo semestre 2014, con un prezzo del latte da record (44 centesimi al litro), molte aziende avevano investito per incrementare la produzione.

Ora però, tale produzione è solo un peso. “Le industrie dicono che con la prossima campagna lattiero casearia di aprile dovranno disdettate quantitativi consistenti di latte” spiega Bonacini. “Questo è un problema notevole per i produttori, tanto che ora stiamo cercando di correre ai ripari, attivando il sistema della cooperazione per riuscire a piazzare il latte in esubero”. Ma le soluzioni ora andranno cercate più a fondo. “Nei prossimi due giorni a Bruxelles si terrà un vertice europeo per parlare del problema” continua Bonacini. “La prima cosa da fare è contenere la produzione, ma su questo alcuni paesi del Nord Europa non sono molto d’accordo, quindi dovremo vedere chi la spunterà. Il nostro Paese dovrà invece puntare su progetti che portino a valorizzare la produzione italiana”.

 

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