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I 'falsi' ciechi erano veri,
tutti assolti. La difesa:
'Processo discriminatorio'

E’ caduta l’accusa di truffa contestata a due invalidi. Assolti anche cinque medici. "Oggi è stata resa giustizia, ma non del tutto”, ha commentato Franco Mainardi, cieco assoluto. “C’è stato un accanimento sulle persone senza che ci fosse un riscontro oggettivo”.
Nella foto, Franco Mainardi con il suo avvocato Filippo Rizzi

Non fingevano. Ciechi lo erano per davvero. E’ caduta l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Inps per il conseguimento di erogazioni pubbliche contestata a due invalidi cremonesi, Franco Tullio Mainardi, 72 anni, geometra in pensione, e un pensionato di 72 anni, nel frattempo deceduto.

Questa mattina il gup Letizia Platè li ha assolti con formula piena da tutte le accuse. Stessa sentenza è stata pronunciata nei confronti di cinque medici accusati di falsità materiale in atto pubblico per aver certificato le false invalidità con un danno complessivo per l’Inps pari a 45mila euro. Lo stesso pm Laura Patelli, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto per tutti l’assoluzione. L’indagine, il cui titolare era il sostituto procuratore Fabio Saponara, era stata portata avanti dai militari della guardia di finanza. A certificare che non si trattava di falsi ciechi è stato il professor Antonio Osculati, medico legale presso l’università di Pavia, perito al quale il gup aveva dato l’incarico di visitare i due imputati, stabilire le entità e le caratteristiche del deficit visivo e determinare la compatibilità o meno con i certificati sanitari e con la documentazione di invalidità in atti. Nel procedimento, l’Inps era parte civile solo nei confronti dei due pensionati.

Secondo l’accusa, il geometra in pensione, cieco assoluto, nonostante il suo handicap avrebbe passeggiato senza difficoltà per le strade del paese, utilizzando il bastone bianco solo come appoggio, riconoscendo a distanza le persone e attraversando la strada con totale padronanza, mentre l’altro imputato, cieco parziale ventesimista, avrebbe guidato senza problemi sia un ciclomotore che una minicar.

“Sono rimasto tanto scioccato, è come se fossi stato un delinquente”, si è sfogato Franco Tullio Mainardi, difeso dall’avvocato Filippo Rizzi. “In questi due anni mi sono chiuso in casa per la vergogna. Non so nemmeno perché sono arrivato fin qui. E’ come dire che uno non ha le gambe e deve venire in tribunale per dimostrarlo”. “E’ da quando avevo sei anni che tribolo con gli occhi”, ha continuato il geometra, “il mio è un processo degenerativo, sono cieco assoluto dal 2012. Vedo solo delle ombre, non riconosco le facce dei miei figli e dei miei nipoti”. La guardia di finanza lo aveva fotografato passeggiare senza difficoltà per le strade del paese e attraversare la strada con totale padronanza. “Durante la sua malattia”, ha dichiarato l’avvocato Rizzi, “il mio cliente è arrivato da solo a rendersi indipendente. Nella sua casa ci è nato, e conosce perfettamente la strada che porta al cimitero dove sono sepolti i suoi genitori, e anche i trenta metri che lo portano al bar. E per quanto riguarda il telefonino, è solo vocale”. “Se una persona è cieca dalla nascita”, ha spiegato ancora il legale, “l’occhio rimane fisso, mentre in questo caso il mio assistito muove gli occhi in base agli impulsi sonori”. “Oggi è stata resa giustizia”, ha commentato ancora Franco Mainardi, “ma non del tutto. Per quella morale ci vorrà del tempo”. “C’è stato un accanimento sulle persone senza che ci fosse un riscontro oggettivo”, ha concluso il geometra, che ha espresso solidarietà ai medici “che hanno subito un guaio spaventoso”.
“Non sono stati fatti i dovuti accertamenti”, ha sottolineato ancora l’avvocato Rizzi. “La procura era in possesso di infiniti documenti che attestavano che c’era un progressivo problema degenerativo della vista. Questo è stato un processo discriminatorio. Se fosse stato fatto un incidente probatorio in fase di indagini, non saremmo arrivati qui. E’ stato un errore”.

L’altro pensionato finito a processo, difeso dall’avvocato Ada Ficarelli, è deceduto lo scorso mese di marzo. “Avrebbe avuto piacere essere in udienza per difendersi”, ha spiegato il suo legale. “La sua era una condizione di ipovedente grave, come confermato anche dal perito del giudice”.

I medici imputati nel procedimento, tutti assolti, erano invece difesi dagli avvocati Francesco e Fabio Fasani, Flavio Dalla Giovanna, Francesco Gianzini e Paolo Vezzoni.

Sara Pizzorni

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