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Le frequentazioni 'pericolose'
tra il boss Hysa Bardhi
e il maresciallo Grammatico

Le carte dell'inchiesta e i rapporti tra l'albanese Bardhi e l'ex maresciallo Grammatico. Gli inquirenti annotano di aver captato ‘passaggi di un discorso significativo in cui il carabiniere si propone per il trasporto di un chilo di droga per un compenso di circa 20mila euro' .
A sinistra l'ex maresciallo Grammatico, a destra l'albanese Hysa Bardhi

Per l’accusa, ha ceduto cocaina a numerosi clienti. Hysa Bardhi, noto pluripregiudicato albanese di 51 anni, il boss che spacciava droga a Cremona, l’ultima volta arrestato il 23 luglio dello scorso anno in città dalla squadra mobile su richiesta dell’autorità giudiziaria di Tirana, era diventato amico e aveva intrapreso frequentazioni ritenute ‘pericolose’ con il maresciallo Andrea Grammatico, l’ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Vescovato arrestato nell’inchiesta ‘Juliette’. Di più: per gli inquirenti ‘aveva stretto un patto’ con lui. Emerge dalle carte dell’inchiesta del locale di via Mantova finito al centro di un processo per un presunto giro di escort e cocaina. Nei confronti di Bardhi, difeso dall’avvocato Vito Castelli, il pm Francesco Messina ha chiesto il rinvio a giudizio (l’udienza preliminare si terrà mercoledì prossimo davanti al gup Letizia Platè). L’accusa è quella di cessione di droga, dal 2010 al 2015, a numerosi clienti, avvalendosi anche di intermediari. L’albanese e il maresciallo Grammatico si erano conosciuti al Tabù di Vescovato nel dicembre del 2014 attraverso David Mazzon, all’epoca titolare del night. Tra i due c’era stato un incontro al Juliette. Le intercettazioni ambientali svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo sulla Peugeot 208 in uso al militare svelano retroscena ritenuti inquietanti. Dal Juliette l’auto si dirige in via Mantova verso Vescovato. I due poi scendono lasciando i cellulari sulla macchina ‘e si allontanano per parlare di traffici di stupefacenti’. Gli inquirenti annotano di aver captato ‘passaggi di un discorso molto significativo in cui è lo stesso Grammatico a proporsi per il trasporto di un chilo di stupefacente per un compenso di circa 20mila euro’ . Al termine dell’incontro l’ex maresciallo riaccompagna l’albanese al Juliette. Hysa Bardhi si congederà, salutandolo così: ‘Stammi bene, ciao. Non dimenticare!’. Per gli inquirenti, quel ‘non dimenticare’ è ‘l’atto che suggella un patto definitivo tra il militare e il noto pregiudicato albanese’.
Non solo l’albanese Bardhi. Mercoledì, davanti al gup Platè sono accusati di cessione di cocaina ai cugini Marco e Luca Pizzi, titolari del Juliette, anche l’albanese Noel Shehu, ex dipendente del locale, difeso dall’avvocato Monia Ferrari, e il connazionale Qazim Sharka. Di cessione di cocaina a Marco Pizzi è accusato Manuel Nobilini, di Soncino, fraterno amico del titolare del Juliette. Nei molti sms intercettati dagli investigatori veniva utilizzato un linguaggio criptico quando si parlava di droga: ‘vestiti’, ‘felpe’, ‘aperitivi’, ‘Bottiglie di birra’. Nel dicembre del 2014, il dipendente era stato arrestato mentre rientrava da Piacenza dove aveva appena acquistato undici grammi di cocaina dal connazionale Sharka, per l’accusa destinati ai Pizzi. Il 18 marzo del 2015, invece, Nobilini era stato fermato per un controllo. I carabinieri lo avevano trovato in possesso di tre grammi di droga che doveva consegnare a Marco Pizzi. Era un finto controllo casuale. Da tempo Il telefonino di Pizzi era sotto controllo. Quel 18 marzo, i carabinieri avevano intercettato la telefonata con cui i due si erano dati appuntamento a casa del titolare del Juliette per la cessione della droga. Nobilini incapperà in un ‘servizio finalizzato all’intervento in flagranza’.

Sara Pizzorni

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