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Paoloni 'architetto' di partite
combinate? Per la difesa,
solo un 'millantatore'

La verità dell'ex portiere della Cremonese accusato di aver avvelenato i compagni di squadra, di essere uno dei promotori dell'associazione per delinquere e di frode sportiva. Per lui ha parlato il suo legale.

“Non esiste alcuna prova che coinvolga l’ex portiere della Cremonese in un episodio così infamante che si porta dietro da ormai sei anni”. E’ quanto ha precisato l’avvocato Luca Curatti, oggi, nell’undicesima udienza del processo calcio scommesse sulla posizione di Marco Paoloni, ex portiere di Cremonese e Benevento accusato di aver avvelenato i compagni di squadra, di essere uno dei promotori dell’associazione per delinquere e di frode sportiva.
E’ proprio da Paoloni che ha preso il via l’inchiesta che ha scosso il mondo del calcio, un’inchiesta partita proprio dal presunto avvelenamento con benzodiazepine versato nelle borracce dei giocatori della Cremonese durante l’intervallo di Cremonese-Paganese di prima divisione del 14 novembre del 2010. Sull’episodio del Minias, il tranquillante che sarebbe stato somministrato, “non esistono modi, tempi, responsabilità, non c’è mai stata una ricetta. Non sappiamo se il Minias sia stato versato nell’acqua, oppure nel tea e con quali modalità”. “Il tutto”, ha continuato Curatti, “sarebbe avvenuto negli spogliatoi durante l’intervallo, una stanza dove c’erano tante altre persone. E poi Paoloni che bisogno aveva di mettere le gocce ai compagni, lui che era il portiere e che avrebbe potuto decidere da solo l’andamento di una partita?”.
Sempre sull’accusa di avvelenamento, che prevede pene da 3 a 10 anni, il legale ha ricordato che proprio con la contestazione di questo reato, considerato un delitto contro l’incolumità pubblica, la procura ha avuto la possibilità di poter chiedere l’accesso alle intercettazioni telefoniche che hanno scoperchiato il tutto.
E poi la frode sportiva. “Paoloni”, ha spiegato Curatti, “e’ stato descritto come costruttore e architetto di partite combinate. Ma la sua vera colpa e’ stata solo quella di aver millantato contatti e partite truccate, e di essere entrato in una spirale devastante e pericolosa”. “Paoloni è uomo di sport”, ha continuato il legale, “conosce l’andamento delle altre squadre e conosce i giocatori, conosce bene l’ambiente, è un uomo informato. E questo, personaggi come Erodiani e Bellavista lo sapevano. Il tentativo di Paoloni di vendere questa o quella partita per pagarsi i debiti e il suo millantare può aver anche provocato l’affidamento di persone che lo ascoltavano. Il lato pericoloso è che se tu millanti partite con una persona che ritiene queste informazioni come fonte di guadagno sua personale e poi i risultati non ci sono, poi questa ti viene a cercare”. Come esempio, Curatti ha ricordato la telefonata sulla partita Benevento-Pisa tra Paoloni e Bellavista. ‘Vieni e fatti ammazzare’, viene detto al portiere millantatore: ‘Sei un uomo di merda, ridammi i soldi’. “In fondo Paoloni”, ha aggiunto il legale, “e’ uno scommettitore che alla fine perde sempre. Ecco la situazione devastante nella quale è rimasto coinvolto”. L’avvocato ha poi parlato del reato di associazione per delinquere. “Si accusa Paoloni di essere uno dei promotori, ma i soci chi sono?”, si e’ chiesto il legale. “Bellavista, Erodiani, e cioè quelli che lo minacciavano? Difficile vederlo associato in una organizzazione criminale come questa”. Per guarire dalla sua dipendenza, Marco Paoloni, che da poco e’ diventato papà, è stato un mese in una clinica di Bologna specializzata nella cura del gioco compulsivo. Ha scritto un libro intitolato ‘Over, la scommessa della verità’. E spera di poter rientrare presto nel mondo sportivo, magari cercando di dare una mano ai giovani.

L'avvocato De Luca

L’avvocato De Luca

Il giudice Pierpaolo Beluzzi ha sentito anche le conclusioni dell’avvocato Marco De Luca, difensore di Sergio Pelissier, capitano del Chievo, e di Stefano Colantuono, ex allenatore dell’Atalanta. “Su Colantuono i fatti sono incontrovertibili, chiari e precisi”, ha chiarito il legale, che ha sottolineato che il suo assistito appare solo in una chat tra Doni e Santoni. “Doni”, ha detto il legale, “che sarebbe il corrotto per definizione, ma non lo dico io, cerca di spingere l’allenatore verso un’ipotesi di vittoria, mentre a Colantuono basta un pareggio”. La partita, finita poi con un pareggio, è Crotone Atalanta del 2011 di fine campionato. “La lettura onesta di quella chat scagiona Colantuono”, ha concluso l’avvocato. “Il mio cliente e’ totalmente estraneo alle accuse”.

“Per Pelissier è altrettanto inquietante”, ha detto il legale parlando della posizione del capitano del Chievo. “Secondo la procura, farebbe parte di associati a delinquere insieme a Parlato, Erodiani, Pirani e Bellavista. Ma tutti sono stati sentiti e nessuno di loro ha detto di conoscere Pelissier”. “Se tutto il processo e’ fatto così”, ha commentato l’avvocato, “non so chi andrà a giudizio, forse quei quattro o cinque organizzatori di questa manfrina”.

Nell’udienza di oggi è intervenuto anche l’avvocato Settimio Biondi, legale di Francesco Bazzani, detto ‘Civ’, così chiamato nelle intercettazioni, uno dei Mister X dell’inchiesta e titolare di un agenzia, poi messa in liquidazione. L’imputato era presente in aula. Bazzani, insieme all’altro Mister X  Salvatore Spadaro, è accusato di aver gestito numerose combine di incontri, anche di Serie A, dall’Hotel Una Tocq di Milano. Di lui e di Spadaro avevano parlato alcuni indagati, tra i quali Almir Gegic. Per il suo cliente, l’avvocato Biondi ha fatto richiesta di incompetenza territoriale.

L'avvocato Bertoletti

L’avvocato Bertoletti

E’ stata poi la volta di Massimiliano Longhi, ex giocatore della Spal. Per lui ha parlato il legale Giovanni Bertoletti. “Una partita è prescritta: si tratta di Napoli-Chievo”, ha spiegato l’avvocato, “mentre le altre sotto accusa sono Chievo-Crotone e Inter-Chievo”. Secondo la procura, esisteva un sistema tra Bellavista, Parlato, Longhi e Pelissier per combinare quelle due partite, ma per la difesa di Longhi, non ci sono conferme. “Nessun riscontro. Neppure le intercettazioni hanno dato un contributo sotto il profilo accusatorio”.

Sara Pizzorni

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