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Prescrizione, avvocati
in sciopero: ‘La riforma
allunga i processi’

Avvocati penalisti con le braccia incrociate anche a Cremona da martedì 24 maggio fino a giovedì 26 maggio. Si protesta contro l'allungamento della prescrizione, le intercettazioni e il processo 'a distanza'.
L'avvocato Luca Genesi, presidente della Camera Penale di Cremona e Crema

L’avvocato Luca Genesi, presidente della Camera Penale di Cremona e Crema

Avvocati penalisti con le braccia incrociate anche a Cremona da martedì 24 maggio fino a giovedì 26 maggio. L’astensione dalle udienze è stata indetta a livello nazionale dalla Giunta dell’Unione Camere Penali italiane con delibera dello scorso 7 maggio 2016 per “denunciare i rischi di una riforma, non sistematica e pesantemente condizionata da disinformazione, delle norme sul processo penale e di quelle relative all’allungamento dei termini di prescrizione dei reati, in corso di approvazione da parte del Parlamento”.

LA PRESCRIZIONE

“Come bene dimostrano i dati statistici recentemente diffusi dal Ministro della Giustizia”, si legge nella nota diffusa a firma dell’avvocato Eustacchio Porreca, presidente della Camera Penale distrettuale della Lombardia orientale (Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova), “l’estinzione dei reati a causa della prescrizione è complessivamente diminuita, nel corso dell’ultimo decennio, del 40%, e circa il 70% delle prescrizioni matura durante la fase delle indagini preliminari, quando nessuna possibilità di incidere sui tempi dell’indagine è riservata all’indagato o al suo difensore. Dunque, la prescrizione dei reati matura esclusivamente a causa dell’inefficienza organizzativa dell’amministrazione della giustizia, e non certo per effetto del processo di tipo accusatorio. L’istituto della prescrizione del reato costituisce, nel nostro sistema processuale, l’unico limite alla possibile durata del processo: allungando o eliminando il temine di prescrizione, come da taluno si vaneggia per puro populismo giudiziario, aumenta la possibilità che il processo duri più a lungo o addirittura all’infinito, in aperto contrasto con il principio costituzionale della ragionevole durata, che è un diritto dell’imputato. L’allungamento dei tempi del processo comporta almeno tre gravi conseguenze: diventa estremamente difficile per l’imputato difendersi perché la ricerca della prova difensiva a distanza di anni dal fatto è quasi impossibile; la pena irrogata dopo numerosi anni dal fatto colpisce una persona che potrebbe essere cambiata dall’epoca del reato; la pendenza prolungata del processo altera ogni serenità e certezza di vita di chi, presunto innocente, per lungo tempo vive l’incertezza del proprio futuro”.

LE INTERCETTAZIONI

La protesta degli avvocati penalisti riguarda anche il progetto di riforma delle intercettazioni, “strumento utile alle indagini che non può tuttavia divenire fonte di illimitata intrusione nella vita privata dei cittadini, anche di quelli estranei alle indagini, sovente esposti alla indiscriminata pubblicità mediatica per fatti anche del tutto irrilevanti rispetto alla ricerca della prova del reato. Le recenti sentenze della Corte di Cassazione che legittimano l’uso di strumenti di
captazione informatica intrusivi, installabili da remoto in pc, tablet e smartphone, evocano scenari di una società nella quale, nel segno della lotta alla criminalità, l’intera società può essere sottoposta ad un controllo tecnologico sena limiti e senza fine”.

PROCESSO ‘A DISTANZA’

Uno dei nodi della protesta riguarda anche la proposta di allargare i casi in cui il processo può essere celebrato ‘a distanza’, cioè non facendo presenziare l’imputato detenuto altrove. Proposta, questa, “decisamente contrastata” dai penalisti, “poiché questa modalità di svolgimento, attualmente prevista solo per specifici e ristretti casi, priva il soggetto processato della concreta e reale partecipazione al giudizio circa la sua responsabilità e lo stesso giudice della diretta conoscenza del soggetto che dovrà giudicare”.

“Il conflitto riapertosi recentemente tra magistratura e politica”, conclude la nota della Camera Penale distrettuale della Lombardia orientale, “impone di richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sulla necessità di un riequilibrio dei poteri attraverso la riqualificazione dei diritti individuali, la riaffermazione forte del principio di stretta legalità e la corretta definizione della funzione dell’amministrazione della Giustizia in una società democratica”.

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