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Omicidio di via dell'Annona
Chabli tentò il suicidio dopo
aver strangolato la moglie

Udienza rinviata: l'imputato si è sentito male e dal carcere è stato trasferito in ospedale. Per il gip Platè, che ne aveva convalidato l'arresto, il marocchino "ha mostrato una sconcertante assenza di freni inibitori in una situazione di conflittualità familiare".
Foto Sessa
L'avvocato Alessandro Vezzoni

L’avvocato Alessandro Vezzoni

Avrebbe dovuto essere discusso oggi davanti al gup Pierpaolo Beluzzi il caso dell’omicidio di via dell’Annona, ma nella notte l’imputato si è sentito male, e dal carcere è stato accompagnato in ospedale, dove questa mattina era ancora ricoverato. Visto l’impedimento di essere presente al processo, l’udienza è stata rinviata al prossimo 14 novembre. Chabli Saddike, 58 anni, il marocchino accusato di aver strangolato a morte la moglie Nadia Guessos, 46 anni, nella notte tra l’11 e il 12 gennaio nel loro appartamento al primo piano al civico cinque di via dell’Annona, sarà processato con il rito abbreviato. La procura gli contesta l’aggravante dei futili motivi e della premeditazione. L’uomo è difeso dall’avvocato Alessandro Vezzoni. Nell’abitazione, i carabinieri erano intervenuti nelle prime ore del 12 gennaio scorso dopo la chiamata del figlio della coppia. Il marocchino aveva contattato i militari di Cassano d’Adda ai quali, in metà francese e in metà inglese, aveva riferito le parole: ‘padre, Cremona via Annona 5, morto’. Nel corso dell’intervento, uno dei carabinieri era riuscito a mettersi in contatto con il marocchino che in inglese aveva riferito che il proprio padre gli aveva annunciato la volontà di togliersi la vita. Era stato lo stesso Chabli Saddike ad aprire la porta di casa agli uomini dell’Arma. Alla loro vista, però, era corso verso la camera da letto e aveva raccolto da terra una corda con cui aveva formato un cappio e se l’era infilata al collo. L’uomo, immediatamente bloccato, aveva raccontato ai carabinieri di aver appena strangolato la moglie, trovata senza vita in una stanza attigua. Il corpo, che presentava sul collo un ematoma da strangolamento, era disteso sul letto e coperto da un lenzuolo. Successivamente l’uomo aveva consegnato ai carabinieri anche alcuni biglietti manoscritti conservati sul tavolo della cucina nei quali sosteneva di essere stato maltrattato e dando disposizioni in ordine alla propria salma. “Dal verbale del sopralluogo”, scrive il gip Letizia Platè nell’ordinanza di convalida dell’arresto, “si evince come l’appartamento, al momento dell’arrivo dei militari, si presentava in ordine e non venivano rilevate tracce di una possibile eventuale colluttazione”. I fatti erano stati ricostruiti dallo stesso Chabli che aveva ricordato che quel giorno aveva chiesto soldi alla moglie per comprare un medicinale, ma lei non glieli aveva dati, dicendogli di chiamare i propri figli. Al rientro dal lavoro della donna la discussione era continuata. A quel punto l’imputato aveva messo le mani intorno al collo della moglie, provocandone la morte. Poi aveva scritto i biglietti ed aveva chiamato uno dei suoi figli che era in Francia, invitandolo a chiamare le forze dell’ordine e a mantenere la calma. In sede di udienza di convalida, Chabli aveva affermato di aver deciso di uccidere se stesso e la moglie poco dopo che quest’ultima era uscita per andare al lavoro. Aveva preso la corda dalla macchina con il fine preciso di utilizzarla per suicidarsi e che già in quel momento aveva maturato l’idea di uccidere la moglie appena rientrata in casa e poi di porre fine anche alla propria vita. Per il gip Platè, l’imputato “ha mostrato una sconcertante assenza di freni inibitori ai propri impulsi proprio in una situazione di conflittualità familiare”.

Sara Pizzorni

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