Commenta

Omicidio di via dell'Annona,
all'imputato contestati futili
motivi e premeditazione

Sarà processato con il rito abbreviato, Chabli Saddike, 58 anni, il marocchino accusato di aver strangolato a morte la moglie Nadia Guessous, 46 anni, nella notte tra l’11 e il 12 gennaio nel loro appartamento al primo piano al civico cinque di via dell’Annona.
Foto Sessa
vezzoni

L’avvocato Alessandro Vezzoni

Sarà processato con il rito abbreviato, Chabli Saddike, 58 anni, il marocchino accusato di aver strangolato a morte la moglie Nadia Guessous, 46 anni, nella notte tra l’11 e il 12 gennaio nel loro appartamento al primo piano al civico cinque di via dell’Annona. La procura gli contesta l’aggravante dei futili motivi e della premeditazione. L’udienza è fissata per il prossimo 19 settembre davanti al gup Pierpaolo Beluzzi.

L’imputato, disoccupato, in Italia dal 1994 e con regolare permesso di soggiorno, aveva lasciato alcuni biglietti nei quali spiegava i motivi del gesto: difficoltà economiche e un rapporto ormai incrinato con la moglie, che pare volesse allontanarsi da lui. Nel 2012, quando ancora la coppia abitava a Gadesco, la 46enne, che aveva acquisito la cittadinanza italiana e che lavorava in una comunità di Cremona, aveva sporto una denuncia per maltrattamenti nei confronti del marito presso gli uffici della Questura. Nel processo, l’imputato, con alle spalle diverse segnalazioni per guida in stato di ebbrezza, era accusato di aver maltrattato non solo la moglie, ma anche le figlie Sara, ora maggiorenne, e Sofia, 16 anni, con offese e, solo nei confronti della moglie, con continui atti di violenza fisica e psicologica.

Nel periodo della denuncia penale si era aperto un procedimento parallelo presso la procura dei minori. Il caso era stato seguito dall’avvocato Alessandro Vezzoni, attuale difensore dell’imputato. Nei confronti di Saddike era stata emessa una misura di allontanamento dalla moglie e dalle figlie che per un paio d’anni erano state ospiti nella casa protetta di via Bonomelli. Nel frattempo si erano susseguiti incontri e colloqui con psicologi e assistenti sociali. Ogni sei mesi, poi, il marocchino veniva sottoposto ad esami per verificare se continuasse o meno nel vizio dell’alcol.

Successivamente la situazione si era stabilizzata ed era in via di miglioramento. Lui risultava disintossicato e le relazioni di psicologi e assistenti sociali erano positive. Di conseguenza nel marzo del 2015 era cessato il divieto di coabitazione e i due coniugi, di comune accordo, erano tornati a vivere insieme nella loro casa di via dell’Annona. Nulla di particolare era più successo fino all’inaspettato epilogo di quella notte, quando l’uomo aveva aggredito di sorpresa la moglie, strangolandola.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti