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Stalking tra postini,
l'imputata: 'Provocata,
ma nessuna aggressione'

“Era un grande provocatore, ma io non gli ho mai detto nulla di offensivo, né ho mai alzato le mani su di lui”. Così in aula si è difesa Laura, 45 anni, postina da 20, finita sul banco degli imputati in seguito alla denuncia per stalking sporta dal suo collega Nicola.
L'avvocato Cortellazzi

L’avvocato Cortellazzi

“Era un grande provocatore, ma io non gli ho mai detto nulla di offensivo, né ho mai alzato le mani su di lui”. Così oggi in aula davanti al giudice Christian Colombo si è difesa Laura, 45 anni, postina da 20, finita sul banco degli imputati in seguito alla denuncia per stalking sporta dal suo collega Nicola. “Chi fa gli straordinari è un bastardo e non si lava”, “sei un infame”, “sei un cornuto”, “sei un gay”, “vieni fuori che ti faccio vedere”. Sarebbero alcune delle frasi che la dipendente dell’ufficio postale di via San Bernardo avrebbe pronunciato nei confronti di Nicola che contro di lei ha presentato diverse denunce. Motivo dei battibecchi? Il fatto che Nicola, che a processo è parte civile attraverso l’avvocato Luciana Quirico, del foro di Lodi, aveva accettato di fare gli straordinari, coprendo, oltre alla sua, un’altra zona scoperta dal servizio. I fatti contestati vanno dal maggio del 2011 al dicembre del 2012, anche se tra i due non correva buon sangue già dal 2007, anno in cui, secondo il postino, “lei ha cominciato a tormentarmi”.

Oggi, però, Laura, difesa dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi, ha potuto raccontare la sua versione dei fatti, respingendo le accuse. Secondo l’imputata, non c’è stato alcun insulto, né in ufficio, né fuori dal lavoro, e neppure aggressioni di natura fisica. Nicola, infatti, ha lamentato di essere stato aggredito dalla postina: “era un giorno di luglio del 2011”, aveva raccontato in aula. “Stavo caricando la posta sul motorino, quando è arrivata lei e mi ha fatto il dito medio. Ho fatto finta di niente perché ero abituato, ma poi mi ha colpito con una mano. Non avevo il casco. Mi sanguinava il labbro, ho dovuto andare in ospedale dove mi hanno dato sei giorni di prognosi”. “Non ho mai alzato le mani su di lui”, ha invece replicato oggi Laura. “Lui mi provocava, ma io cercavo di stare calma . Quel giorno lui è arrivato e mi ha insultata, sempre con offese a sfondo sessuale. Io gli ho detto di smetterla, ma non siamo venuti alle mani. Lui, tra l’altro, è un marcantonio e in realtà indossava il casco e un paio di grossi occhiali da sole. Certo, qualche parola mi è scappata, gli ho detto di diventare maturo e di crescere”.

“E’ sempre stato lui ad insultarmi”, ha ribadito l’imputata, “come quando un giorno in ufficio davanti a tutti i portalettere mi ha detto che lui non era come me che mi guadagno i soldi con prestazioni sessuali”. Un’offesa “molto grave”, per la dipendente, che aveva sporto querela. “Era lui che mi insultava”, ha ripetuto Laura, “continuava sempre a provocarmi, e io mandavo giù, anche se qualche volta gli ho risposto per le rime. L’ho anche detto ai capi al lavoro, ma loro mi hanno consigliato di lasciarlo stare”. “Un giorno ci siamo incontrati per caso in un locale”, ha raccontato la postina, “lui mi si è messo di fianco e mi ha fatto il gesto dei soldi, e se la rideva”. Secondo la versione di Nicola, invece, Laura quel giorno gli avrebbe dato un calcio, sputandogli pure in faccia, chiedendogli conto delle denunce”. Dopo la testimonianza di Laura, il giudice ha chiuso il procedimento. Si torna in aula il prossimo 14 novembre per le conclusioni delle parti e per la sentenza.

Sara Pizzorni

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