Jam Session Night in ricordo di Marco Costantini
L’atmosfera raccolta e familiare dell’Antica Osteria del Fico di Cremona è stata doppiamente confermata durante la Jam Session Night organizzata giovedì 13 aprile per ricordare Marco Costantini, il giornalista cremonese morto il 27 ottobre 1996 a soli 32 anni in seguito ad un male incurabile. Già a partire dalle 21 il locale era stipato di amici, parenti e colleghi del ragazzo che ha lasciato un ricordo indelebile: ricordo reso ancor più vivido dalle canzoni che aveva scritto, sin da giovanissimo, eseguite nuovamente da alcuni ex-componenti dei tre gruppi rock di cui Marco aveva fatto parte. I primi a salire sul palchetto sono stati Rolando Fiori e Stefano Duchi, che ha presentato la serata ed ha raccontato alcuni aneddoti distribuiti in circa quindici anni di musica e amicizia: in rappresentanza dei Downtown Saints, i due hanno intonato un pugno di brani in versione acustica, ricordando i primissimi incontri di quattro ragazzi che da una cameretta d’appartamento sono passati ai palchi del rock cremonese dei primi anni ottanta. L’America di Elvis e Kerouac e le sue contraddizioni, il sogno di imbracciare una chitarra e scrivere le storie di “santi e vagabondi”, la musica come aggregazione, la voglia di stare insieme: tutto questo è passato attraverso un’ora abbondante di musica, con il pubblico in sala attento e partecipe. La Jam Session è diventata tale con l’ingresso degli ex-Halloween Party, l’ultima band in cui Marco suonò e per cui scrisse le canzoni contenute nell’album “The sun at midnight”, venduto a supporto dell’associazione oncologica Medea. “Imbracciare nuovamente le chitarre e tornare a cantare dopo vent’anni è stata dura” – ha commentato Duchi – “ed è stato bellissimo rivedere dopo tanto tempo i volti di amici che eravamo abituati a frequentare quasi ogni giorno, sin da ragazzini. La nostra “reunion” s’è trasformata in un abbraccio totale, una grande festa di famiglia. Ci tenevo a ricordare Marco così com’era: allegro, divertente, sempre brillante e curioso di andare oltre la superficie delle cose. Molte persone hanno commentato che si sarebbe divertito pure lui, anzi: s’è divertito, perché la sua presenza in sala era tangibile. E’ stato un bellissimo complimento.”