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Arbitri, mail violata: accesso
abusivo a sistema informatico
Condannato ex associato

L’avvocato Giarrusso

È stato condannato ad un anno, pena sospesa e non menzione, Marco Barbieri, ex arbitro della sezione di Cremona, accusato di accesso abusivo ad un sistema informatico. Il giudice Giuseppe Bersani lo ha condannato inoltre ad un risarcimento di 3.000 euro per danni morali e al pagamento di mille euro di spese processuali. Per l’imputato, il pm aveva chiesto la condanna ad un anno e un mese. Barbieri è stato invece assolto, ‘perché il fatto non sussiste’, dall’accusa di diffusione abusiva di codici di accesso.

Tre anni fa l’imputato aveva violato la posta elettronica del vice presidente della sezione arbitri di Cremona Giuseppe Ungari, parte civile nel procedimento attraverso l’avvocato Guido Maria Giarrusso. Nel 2015 ad alcuni arbitri cremonesi era arrivata una lettera anonima con frasi denigratorie nei confronti del presidente Gianmario Marinoni con allegata una mail con commenti sui vari arbitri della sezione. Marinoni, che era in corsa per il secondo mandato delle elezioni per il rinnovo delle cariche, poi ottenuto con il 78% dei voti, era abituato a commentare il comportamento tecnico degli arbitri con i membri del direttivo, tra cui Ungari. Ma tutto in forma privata. Era successo invece che Ungari aveva ricevuto dal gestore della sua posta una segnalazione che la sua mail era stata aperta da un’utenza diversa dalla sua con la stessa password. Dopo aver sporto denuncia, la polizia postale aveva individuato l’autore di quegli strani accessi: Marco Barbieri, che però si è sempre difeso dicendo di essere stato autorizzato ad aprire la posta, e che comunque era successo solo una volta. Ungari, invece, ha sempre negato di aver fornito la propria password, così come ha sempre negato di aver consentito a qualcuno di accedere alla propria mail.

“All’utenza riconducibile a Barbieri”, ha detto l’avvocato Giarrusso nelle sue conclusioni, “ci sono stati accessi all’account di posta elettronica di Ungari. Barbieri, che nella sezione svolgeva attività amministrative, ha sostenuto di essere stato autorizzato nel primo accesso, ma il mio cliente lo ha sempre negato. Gli altri accessi definiti dall’imputato ‘involontari’ non sono credibili”. Secondo l’avvocato di parte civile, è impossibile quanto sostenuto da Barbieri, e cioè che dopo aver memorizzato la password sul suo telefonino, tutte le volte che avrebbe utilizzato ‘Libero’ come motore di ricerca, il login sarebbe stato effettuato in automatico. L’avvocato Giarrusso ha anche ricordato che nel maggio del 2016 c’erano le elezioni del direttivo dove correvano Marinoni e Gandolfi. “Barbieri ha ammesso di aver appoggiato quest’ultimo”, ha detto il legale di parte civile, che ha ricondotto ad “intrusioni a fini elettivi” quegli scritti anonimi che screditavano Marinoni e che erano stati allegati alle mail del presidente, del vice presidente e di altri consiglieri.

Completamente diversa la versione della difesa, che ha puntato sul fatto che violare una casella di posta non vuol dire violare un sistema informatico. Non solo: per il difensore, Barbieri, che gestiva le attività di segreteria e di posta, aveva effettuato solo un accesso. Gli altri erano stati involontari in quanto “è possibile che le credenziali siano rimaste memorizzate sul telefonino. Tra l’altro gli accessi e i tentativi di accesso erano stati effettuati a brevissima distanza di tempo: è quindi possibile che l’applicazione abbia svolto attività in automatico. Da escludersi che questi accessi siano stati effettuati in modo volontario. Non c’è nemmeno il movente”.

La motivazione della sentenza di condanna sarà depositata entro 90 giorni.

Sara Pizzorni

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