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Conad, martedì nuovo esame,
Terzi: non si può fermare,
ma chiedere il massimo sì

Martedì la commissione Paesaggio dovrebbe dire l’ultima parola sul supermercato Conad di via Giordano. Un iter che sta andando avanti da parecchi mesi, tra sospensioni, rinvii di sedute e richieste di integrazioni, tenendo presente che la commissione è un organo consultivo che esprime un parere obbligatorio ma non vincolante e che la decisione finale spetta comunque agli uffici comunali (urbanistica, mobilità, edilizia privata). Sui vari progetti presentati dalla coop. edilizia Monteverdi, proprietaria dell’area (che cederà i diritti alla Conad ‘chiavi in mano’ solo quando l’iter sarà completato) sono emersi rilievi sia estetici, sia relativi ai flussi di traffico (non vi sarebbe sufficiente spazio per una rotonda all’incrocio Bosco – Porta Mosa; l’intero isolato sarebbe coinvolto da entrata/uscita di auto, a circuito), sia da ultimo di natura geologica, con la richiesta del geologo Giovanni Bassi, componente della Paesaggio, di mantenere scoperta la parte di cavo Cremonella interessata (su questo lo stesso Bassi ha presentato un esposto).

Il tutto per una media distribuzione che avrà dimensioni paragonabili all’ultimo nato dei supermercati in zona, il Penny di via Massarotti.

Abbiamo chiesto al presidente della commissione, Massimo Terzi, che cosa pensa a livello personale del proliferare di medie distribuzioni in città: oltre a via Giordano infatti, sono ad uno stadio più o meno avanzato gli iter per alcune medie superfici (entro i 2500 mq) accanto al CremonaPo e per altre due, di cui una quasi sicuramente alimentare, in via Postumia, all’angolo della rotonda di viale Concordia.

Massimo Terzi, presidente commissione Paesaggio

Architetto Terzi, a che punto siete con l’iter del Conad?

“Sono stati fatti e sono in corso colloqui e valutazioni, prossimi all’autorizzazione, per adeguare i nuovi interventi al contesto in cui sorgeranno.
Personalmente ritengo che, per Cremona, i centri commerciali siano troppi, ma questo esula dal mio ruolo e dalle competenze della Commissione per la qualità del paesaggio e rientra in orientamenti urbanistici sorti a monte con gli indirizzi dettati dal P.G.T. a cui non possiamo sottrarci”.

E’ proprio impossibile, oggi, recuperare aree dismesse senza che vi si insedi la grande o media distribuzione commerciale?
Sicuramente gli impianti commerciali, oggi, sono gli unici soggetti imprenditoriali su cui gli Amministratori possono contare per avviare iniziative di recupero e riqualificazione e fare cassa. Sempre a livello personale, ritengo che i centri commerciali siano diventati “dei magneti attrattori” che hanno scardinato gli impianti delle città diventando testimonianza del più strutturale cambiamento del modo di vivere ed abitare soprattutto nei contesti medio piccoli delle città di provincia.
Occorre prendere atto, a torto o a ragione, che i centri commerciali sono considerati, attualmente, la modernità. Non so quanto questo potrà durare, visti i repentini cambiamenti dettati dagli acquisti on-line.

Il progetto sulla ex Snum vi è stato presentato parecchio tempo fa. Cosa c’è che non ha convinto la commissione?

Le considerazioni non riguardano solo la ex Snum, ma più in generale queste tipologie considerando che ci sono anche precedenti discreti come la Esselunga in via Ghisleri e la Coop in via del Sale, che si integrano decentemente con il tessuto urbano. In genere però questi centri vengono proposti seguendo solo la  logica del committente, come contenitori indifferenti che racchiudono un lay –out imposto da criteri di considerazione solo commerciali e progettati da tecnici esterni che non conoscono la nostra città. Si tratta di tipologie, tecnologie e manufatti destinati all’identificazione ed alla visibilità del centro stesso, senza tenere in adeguata considerazione il significato della città e del luogo.
Ritengo invece che, oggi più che mai, sia fondamentale che tutti i centri commerciali debbano avere l’obiettivo di misurarsi e relazionarsi con particolare attenzione all’inserimento dei complessi edilizi con il contesto paesistico urbano o periferico in cui sorgono per migliorarlo. Visto che in cinque anni ammortizzano il capitale investito, mi sembra giusto che ci sia una ricaduta nella città che ne ha favorito l’intervento.

La zona di via Giordano è tra le più trafficate della città e si trova in un quartiere privo di un baricentro riconoscibile. Il recupero dell’ex Snum potrebbe risolvere qualcosa?

Non tocca a noi una valutazione tesa a risolvere le problematiche della viabilità che certamente gli uffici valuteranno complessivamente per risolvere definitivamente queste criticità. Quanto alle connessioni tra il limite del centro storico e le nuove espansioni certamente si potranno avere le opportunità per trovare un punto di aggregazione che va favorito. Ormai un’ampia quota di vita sociale si è trasferita in queste “nuove piazze coperte contemporanee”, alterando il modo storico di fruire il centro, per cui ritengo che dovrebbero interpretare adeguatamente questo nuovo importante ruolo. Cioè, per essere coerenti con la valutazione paesaggistica, dovrebbero essere dei luoghi che diventano, dove è possibile, “centri di quartiere” che si ispirano e mantengono le caratteristiche fondative delle “piazze storiche”, con quelle dimensioni discrete della vita di provincia che alimenta la propria identità con momenti d’incontro e rapporti associativi, collaborando alla riduzione della babele figurativa, ricercando, perlomeno, una omogeneità figurativa complessiva del comparto e mitigando l’immagine dell’inserimento di una nuova tipologia nel contesto. g.b.

 

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Commenti
  • ciclo-pe

    Ora che la frittata è fatta, cioè aver venduto anni fa per far cassa l’area già comunale a una immobiliare senza uno straccio di piano/programma di riqualificazione del comparto, si spera ora in un progetto almeno all’altezza dei centri commerciali “storici”, cioè la Coop di via del Sale e l’Esselunga, dove aree industriali dismesse da anni sono state riqualificate e reintegrate nel tessuto urbano con pregevoli dotazioni di servizi. Se ci fosse stato un piano programma o un planivolumetrico di tutta l’area di Porta Mosa licenziato dal Comune con le indicazioni morfologiche e strutturali e i servizi irrinunciabili, anche concertati, adesso non saremmo a questo punto. Purtroppo manca la visione complessiva della città che si vuole realizzare e poi non lamentiamoci se si rimane ostaggi dell’iniziativa privata che certo ha, del tutto legittimamente, altri interessi.

    • Illuminatus

      Sono d’accordo con Lei! Già la Coop di via del Sale è sofferente… quello che ci serve è più VERDE non cemento ed un ulteriore frazionamento dell’offerta commerciale già eccessiva per i cremonesi.