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Vertenza Maschio
Gaspardo, l'azienda
chiama in causa il Comune

Nella giornata dello sciopero del personale delle ex officine Feraboli, poi gruppo Maschio-Gaspardo (leggi qui), l’azienda precisa la sua posizione in merito. “Nel nuovo piano industriale 2019-2022 del Gruppo Maschio Gaspardo – si legge in un comunicato –   è previsto il trasferimento, in data non ancora definita, dello stabilimento produttivo di Maschio Fienagione Spa sito a Cremona in via Bredina 6 in una nuova sede produttiva sempre nella provincia di Cremona; procedura comunque già avviata da tempo con le autorità.

Questa decisione deriva dalla scelta di non procedere ad un costoso ammodernamento dell’attuale sito ma di favorire l’utilizzo dell’area per scopi diversi.  Poiché ciò comporta un esubero di personale, l’azienda ha chiesto al comune il cambiamento di destinazione dell’area che favorirebbe l’assorbimento naturale delle risorse eccedenti. Il Gruppo – conclude il comunicato –  è fiducioso di poter trovare al più presto una soluzione condivisa che possa ridurre al minimo l’impatto sociale”.

La richiesta di poter cambiare destinazione d’uso all’area (da produttiva a terziario – commerciale), era stata fatta già da lungo tempo dalla proprietà al Comune che però, attraverso l’assessore Andrea Virgilio, aveva dichiarato che al di là delle dichiarazioni di intenti e di disponibilità al mantenimento dei posti di lavoro, non erano state prodotte garanzie sostanziali, tali da poter assicurare quanto prospettato. Per questo, pur non precludendo una nuova concertazione con tutte le parti sociali coinvolte, la richiesta presentata in sede di variante al Pgt era stata rigettata. g.b.

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Commenti
  • Mario Rossi SV

    Noo, pure qua fanno pasticci. Meno male che il 26 maggio andranno finalmente tutti a casa!

  • Italiana

    Ah! Il ricatto occupazionale!

  • antonio1956

    Ribadisco che un Ikea di piccole-medie dimensioni ci starebbe bene in quest’area. Garanzia di occupazione giovanile, impatto commerciale non penalizzante per il territorio e per i cremonesi la possibilità di fare acquisti senza fare 50 km.

    • Orto

      Scusa Antonio, ma parli di Ikea e occupazione giovanile nel momento in cui operai giovani o non più giovani rischiano il posto di lavoro? Credimi, si può vivere senza Ikea sotto casa. Se devi comprare una cucina ti puoi fare 50km. Se vuoi prendere candeline, addobbi di Natale o cazzattine varie c’e solo l’imbarazzo della scelta.

      • antonio1956

        Concordo: mi pare di aver capito leggendo l’articolo che la proprietà voglia abbandonare l’attuale sito e spostarsi in provincia qualche km più a nord e che le risorse umane eccedenti potrebbero essere assorbite da un eventuale attività commerciale. Il mio commento parte da questo punto : nessun rischio occupazionale ma una riconversione con garanzia del livello occupazionale. Nel millennio scorso :-)) ho lavorato in ambito officina meccanica ma non in un centro commerciale. In ogni caso avrei preferito lavorare nel secondo ambito anziché nel primo considerata anche la vicinanza a casa. Saluti.