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Lite alle poste, la moglie del
medico: 'Mio marito è stato
aggredito e si è solo difeso'

Sarà pronunciata il prossimo 17 dicembre dal giudice Giulia Masci la sentenza del processo che vede imputato Gabriele Crivellaro, 50 anni, milanese residente a Viadana, medico anestesista rianimatore, cintura nera di karate, di lesioni aggravate nei confronti di Domenico Barile, 60 anni, milanese residente a Cremona. Tra i due, nel marzo del 2016, all’esterno di un ufficio postale del cremonese, era scoppiata una lite durante la quale Crivellaro, con un colpo di karate, avrebbe sferrato un calcio a Barile, fratturandogli il dito medio della mano. “Nego di avergli dato un calcio alla mano”, aveva giurato in aula l’imputato, in passato medico all’ospedale di Cremona e attualmente direttore sanitario dell’istituto geriatrico di Viadana.

Oggi in udienza a sostenere la sua versione ci ha pensato la moglie Michela: “Mio marito è stato aggredito e si è solo difeso”.

L’11 marzo del 2016 imputato e presunta vittima erano entrambi all’ufficio postale: non si conoscevano. Barile doveva pagare una bolletta, mentre Crivellaro, accompagnato dalla mogie, era lì per depositare le monetine dei suoi figli. Le operazioni allo sportello, come si legge nel verbale di denuncia sporto presso i carabinieri il 19 maggio successivo, andavano “per le lunghe”. Crivellaro, infatti, stava versando sul conto postale 160 euro in monetine di piccolo taglio, già suddivise in pacchetti, che però dovevano essere conteggiate dall’operatore. Dietro di lui c’era Barile, che aveva cominciato a lamentarsi ad alta voce. “Che due c…”, aveva commentato, “questa non è un’operazione da fare in posta”. Tra i due c’era stato uno scambio di battute ma sembrava finita lì.

Una volta fuori, invece, secondo la versione di Crivellaro, Barile era tornato all’attacco. Versione che oggi è stata sostenuta anche dalla moglie. “All’interno dell’ufficio postale quell’uomo era spazientito, diceva che non aveva tempo da perdere, e mio marito gli ha detto di mettersi in coda e di aspettare il suo turno. Quando siamo usciti abbiamo sentito quella persona che urlava e che inveiva verso mio marito. Poi lui si è diretto verso di noi con passo veloce e con il braccio alzato, voleva aggredire mio marito, e infatti lo ha colpito con il braccio sinistro e lui ha tentato di difendersi alzando il braccio destro per parare il colpo. Io mi sono spaventata perché la settimana prima era stato operato proprio a quel braccio, così mi sono messa tra loro ma non sono riuscita a separarli. L’altro uomo ha preso il mio libretto postale e me l’ha buttato a terra, e poi mi ha spinto. A quel punto mio marito ha cercato di allontanarlo, scalciando, dopodichè i due si sono divisi. L’altro è tornato all’ufficio postale, mentre noi ci siamo allontanati in fretta. Mio marito era scosso, come stranito, e lo ero anche io. Siamo andati in banca e poi mio marito è andato in ospedale perché il braccio gli faceva male”.

Opposta la versione dei fatti resa il 7 maggio scorso in aula dalla presunta vittima. “Era vestito di nero”, aveva detto Barile descrivendo Crivellaro. “Aveva le scarpe da ginnastica giallo fosforescente e i capelli bianchi col gel dritti in testa. Mi ha sferrato un calcio che io ho parato con la mano, ma il dito mi si è insaccato, ed ora non lo riesco più a piegare”.
Dopo aver lasciato l’ufficio postale, Barile si era recato ad un appuntamento con un cliente e poi in tarda mattinata si era presentato al pronto soccorso. Ai medici, però, aveva detto di essere caduto in casa. “In un primo momento ho detto così”, aveva ammesso. “Prima di tutto non sapevo ancora chi fosse la persona che mi aveva aggredito, e ho voluto prendere tempo. Volevo prima parlarne con la mia compagna, sono quelle situazioni in cui non sai cosa fare. Poi però in Ortopedia la cosa è risultata seria. In un primo momento mi hanno steccato il dito e poi dopo cinque giorni mi hanno operato. Dopo qualche giorno mi sono presentato dai carabinieri e poi mi sono rivolto ad un legale e da lì è partita la denuncia”.

A processo, Crivellaro è difeso dall’avvocato Alessio Romanelli.

Il 17 dicembre il giudice, dopo aver valutato attentamente la dinamica raccontata dai protagonisti della vicenda, pronuncerà la sentenza.

Sara Pizzorni

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