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Risvolto cremonese nella
lunga disputa tra Di Maio
e il direttore di Repubblica

Tra quotidiani e Movimento 5 stelle i rapporti sono tesi da molto tempo. Da una parte i 5 stelle che minacciano quelli che definiscono i ‘giornaloni’ e ai quali vogliono togliere i contributi pubblici, dall’altra i ‘giornaloni’ che rispondono di non avere più contributi da tempo e lanciano allarmi sulla libertà di stampa. In tutto questo si inserisce il duro botta e risposta tra il direttore di Repubblica e il ministro Luigi di Maio l’altra sera nel programma di La7 condotto da Giovanni Floris. Il tutto ha avuto una coda blog dei 5stelle, dove si aumenta il carico contro Calabresi e tra le altre cose emerge un risvolto giudiziario che coinvolge Cremona. Viene citata infatti una sentenza che risale al giugno scorso ma di cui lo stesso sito dei 5stelle ha dato notizia pochi giorni fa.
La sentenza firmata dal giudice del tribunale di Cremona Alessandra Medea Marucchi condanna Calabresi in sede civile insieme al giornalista Jacopo Iacoboni per l’articolo diffamatorio pubblicato dalla Stampa nel luglio 2015 contro Silvia Virgulti, componente dello staff comunicazione del Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle e storica fidanzata di Di Maio originaria di Casalmaggiore
La Virgulti difesa dagli avvocati Enrico Luca Longo e Pietro Vanzulli domiciliati presso lo studio dell’avv. Giovanni Benedini, lamentava la natura diffamatoria dell’articolo intitolato «La zarina M5S choc sui migranti. Diamo Sfogo a rabbia e paura». Il giudice ha condannato i due giornalisti a risarcire Silvia Virgulti per ‘i danni non patrimoniali conseguenti alla pubblicazione’ dell’articolo in questione.
Nell’articolo veniva accusata di cinismo, di aver millantato titoli di studio “di cui non si ha traccia” e, più in generale, di prendere decisioni politiche e di aver favorito le nomine di alcuni suoi amici all’interno del MoVimento stesso.
Il giornalista de La Stampa Iacoboni ha stigmatizzato come la sentenza del giugno scorso sia stata diffusa dai 5stelle solo ora e precisa che si è trattato di un provvedimento civile e che non c’è stata nessuna querela o condanna penale per diffamazione. E infine ha precisato che la condanna è arrivata anche perché Iacoboni per deontologia professionale non ha voluto rivelare la fonte le cui rivelazioni sono alla base dell’articolo, circostanza che avrebbe consentito al giudice di valutare i fatti diversamente.

Giovanni Palisto

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