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Assemblea alla Flora: dai
legali illustrata la possibilità
di chiedere i danni a Tamoil

Anche la società canottieri Flora, come la Bissolati, ha la possibilità di chiedere i danni alla raffineria Tamoil per l’inquinamento da idrocarburi della falda acquifera che aveva interessato le canottieri. Come la Bissolati, la società Flora può promuovere una causa civile per ottenere il risarcimento. Lo hanno spiegato ieri sera in assemblea davanti al presidente e ai soci, gli avvocati Gian Pietro Gennari, Claudio Tampelli, Alessio Romanelli, Annalisa Beretta, Vito Castelli e Sergio Cannavò, che nella parte penale hanno assistito alcuni dei soci che si erano costituiti parte civile: 28 della Bissolati, 4 della Flora e la società Dopolavoro Ferroviario. Per la canottieri Flora, dunque, 4 soci sono già stati risarciti, ed ora c’è la possibilità anche per gli altri di chiedere i danni.

I legali, che si sono detti disposti a seguire anche il fronte civile, hanno illustrato lo stato della situazione dell’inquinamento della società dopo la sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione. In assemblea è stato spiegato l’iter processuale e le ragioni per le quali è stato riconosciuto il risarcimento alle parti civili. “Si è trattato di un’iniziativa conoscitiva”, ha spiegato l’avvocato Gennari, “per conoscere la situazione dell’inquinamento dei terreni e della falda acquifera e per far sapere che c’è la possibilità di intentare la causa civile”. “Molto probabilmente”, ha detto il legale, “ci sarà più avanti un altro incontro per coloro che ieri sera non erano presenti.

Durante l’assemblea i legali hanno voluto citare i carabinieri del Nas che, su imput dell’allora pm Fabio Saponara, avevano svolto un’accurata indagine documentale. “Ci teniamo”, ha detto l’avvocato Gennari, “a sottolineare l’importantissimo lavoro svolto dal maresciallo maggiore Luca Rizzello e dal maresciallo capo Gian Paolo Perrone”.

Lo scorso 26 settembre la Corte di Cassazione aveva confermato in via definitiva la sentenza emessa il 20 giugno del 2016 dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia: una sola condanna a tre anni di reclusione per disastro ambientale colposo aggravato per il manager Enrico Gilberti, riconoscendo l’avvenuto l’inquinamento, e cioè che Tamoil ha inquinato la falda e i terreni sottostanti la raffineria, le canottieri Bissolati e Flora e il Dopolavoro ferroviario. Confermati, per le parti civili, i risarcimenti decisi in primo grado, compreso il milione di euro a titolo di provvisionale per il Comune. I giudici hanno disposto anche il risarcimento in favore dei soci delle società canottieri Bissolati e Flora (complessivamente una trentina), di Legambiente e del Dopolavoro ferroviario, da quantificarsi in un separato processo civile ma per tutti è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva. Provvisionale da 10mila euro per i singoli soci delle canottieri (8mila per i nuclei familiari), 40mila euro per Legambiente e 50mila euro per il Dopolavoro ferroviario.

Sara Pizzorni

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