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Prostituzione a ‘Le Birbe’,
in aula clienti e ballerine.
Ecco cosa accadeva nei privè

Sfilata di testimoni, oggi, davanti al collegio composto dal presidente Francesco Beraglia con a latere i giudici Francesco Sora e Chiara Tagliaferri, nel processo nei confronti dei fratelli Salvatore e Nunzio Fraglica, coinvolti nell’indagine sul giro di prostituzione al night club ‘Le Birbe’ di Pianengo portata a termine dai carabinieri nell’estate del 2017. In aula il pm Ilaria Prette ha sentito alcuni dei clienti frequentatori del locale e le ragazze che con loro si appartavano nei privè. In queste stanze, come riferito dai clienti, non senza qualche momento di imbarazzo in aula e qualche richiamo da parte del presidente a dire la verità, le ragazze ballavano, si spogliavano, spesso anche integralmente, si sedevano sulle ginocchia dei clienti, si strusciavano e si facevano toccare e baciare nelle parti intime. “Senza arrivare mai fino in fondo”, hanno però puntualizzato le ballerine.

Lo scorso giugno, per la stessa inchiesta, in sede di udienza preliminare avevano patteggiato il titolare Alessandro Restelli (due anni e sei mesi senza la sospensione della pena), e gli altri gestori: il fratello Stefano e la mamma Silvana (un anno ciascuno, pena sospesa) e il padre Renzo (un anno e sei mesi, pena sospesa). Le accuse, a vario titolo, erano quelle di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e cessione di cocaina. A patteggiare erano stati anche i due fratelli albanesi Marjus (un anno e due mesi) e Marjan Derjaj (sei mesi). Assolti, invece, Roberto Polimeni, responsabile della sicurezza del locale, e il disc jockey Walter Mazzali, entrambi processati con il rito abbreviato. Salvatore Fraglica, difeso dall’avvocato Alessandro Vezzoni, e il fratello Nunzio, assistito dai legali Simona Bracchi e Marco Gamba, sono gli unici ad aver scelto il rito ordinario.

La famiglia Restelli era accusata di aver favorito e sfruttato la prostituzione di circa 60 giovani ballerine dipendenti del night. I titolari del locale ne coordinavano l’arrivo al club, assegnando i locali destinati alle attività di privè, stabilendo tipologia e durata, ricevendo denaro dai clienti e definendo in anticipo anche il tipo di prestazioni. I fratelli Fraglica e l’albanese Marjus Derjaj, invece, pur non essendo nè dipendenti o soci, consigliavano ai clienti le ragazze da portare nei privè e anche loro si occupavano della riscossione dei pagamenti.

“Per il privè”, hanno ricordato i clienti, “la tariffa era di 50 euro per 15 minuti. Se si voleva andare avanti, bisognava uscire e pagare per altri 15 minuti”. “I soldi li davo ad Alessandro e qualche volta anche a Nunzio”, ha riferito uno dei frequentatori del locale, “mai alle ragazze. Capitava anche che qualcuno si presentasse nel privè a controllare”.

“Renzo era il capo”, ha spiegato una delle ragazze, “mentre Alessandro si occupava dei privè. Era lui ad incassare i soldi. Salvatore veniva come cliente, ma il locale era come se fosse casa sua e stava con le ragazze in sala. A volte, quando non c’era Alessandro, era lui a prendere i soldi dei privè. Nunzio era in ufficio e in sala, andava a dire alle ragazze di prepararsi per gli spettacoli”. “Mi facevo toccare dai clienti”, ha raccontato la ragazza, “mi sedevo sulle loro gambe o in braccio. Come comportarmi lo decidevo io a seconda di come mi sentivo. I gestori lo sapevano. Alessandro, Renzo, Salvatore o Nunzio passavano a controllare. Alessandro ci ha detto che potevamo fare tutto, ma non avere rapporti sessuali completi. Dei 50 euro ogni 15 minuti, noi ragazze prendevamo la metà. Ci pagava Renzo, a volte era presente anche Salvatore”.

“Si poteva toccare, ma non si avevano rapporti sessuali”, ha ribadito un’altra delle ballerine. “Io ad esempio avevo un approccio più dolce: balletti, baci sul collo, mi sedevo in braccio, mi strusciavo. Ero sia in intimo che nuda. Mi lasciavo toccare sul seno e sui glutei, ma non sulla vagina”.

Il blitz dei carabinieri, come ha spiegato in aula il luogotenente Giovanni Ventaglio, era scattato nel luglio dell’anno scorso dopo un anno di indagini. A far partire l’inchiesta era stata la denuncia di un ex cliente che si era indebitato con i gestori per quasi 2.000 euro e che, sentendosi circuito, si era rivolto alle forze dell’ordine. Le telecamere installate dagli inquirenti, una in un privè e l’altra nella zona della cassa, avevano immortalato quanto avveniva all’interno del locale.

La prossima udienza è stata fissata al 29 gennaio per il conferimento dell’incarico al perito che si occuperà delle trascrizioni delle intercettazioni, dopodichè si fisserà un’ulteriore udienza per le conclusioni. Entrambi gli imputati rilasceranno dichiarazioni spontanee.

Sara Pizzorni

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