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In tanti a caccia del reddito
di cittadinanza, al Caf Cgil
30 richieste al giorno

Non ci sono certezze sul reddito di cittadinanza, ma sono decine le richieste di delucidazioni che arrivano ogni giorno ai Caf dei sindacati. Sono questi punti di osservazione significativi, perchè è qui che in larga misura vengono compilati i modelli Isee che servono per documentare lo stato di ricchezza di famiglia e quindi provare ad accedere al contributo. Per richiedere il reddito di cittadinanza infatti – da un minimo di 40 fino a un massimo di 780 euro mensili per persona – bisognerà avere un Isee massimo di 9.360 euro.

“In questo inizio d’anno  – spiega Federico Visconti, responsabile dei Caf della Cgil di Cremona, Crema, Casalmaggiore, Soresina – si stanno sovrapponendo coloro che devono rinnovare l’Isee in quanto scaduto e coloro che lo fanno in vista dell’accesso al reddito di cittadinanza. Abbiamo almeno trenta richieste al giorno per quest’ultima tipologia, qui in città e anche a Crema e siamo pieni, come prenotazioni, fino a marzo. A chi ci chiede informazioni, comunque, non possiamo che rispondere che mancano ancora troppi tasselli per inoltrare la richiesta o anche solo per dire con sicurezza se si avrà diritto”.

Intanto si avvicina la data del 6 marzo, quando sarà possibile presentare la richiesta direttamente on line sul sito ufficiale (www.redditodicittadinanza.gov.it), nei Caf o negli uffici postali: ma – fanno notare dal Caf –  non è ancora stata sottoscritta la convenzione con il ministero e non sono stati forniti gli strumenti operativi per poter inoltrare le domande. E tra le tante incognite, ci sono poi le scappatoie che si possono intravedere nel testo fin qui diffuso dal Governo: ad esempio per avere una soglia di reddito compatibile con il contributo, basterà uscire dal proprio nucleo famigliare e crearne uno nuovo.

Secondo uno studio diffuso alcuni mesi fa, sulla base dei redditi attuali dei cremonesi, sarebbero 8800 circa le famiglie della provincia aventi diritto all’agevolazione. Mentre un più recente studio diffuso dal quotidiano Il Giorno parla di 400mila famiglie in tutta la Lombardia. g.b.

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Commenti
  • Andrea Ferrari

    Falso…chiedetelo anche agli zingari e vi diranno che non lo richiedono perché vogliono mandarli a lavorare

    • lucanab83

      Come ben puoi sapere la storia ci insegna che non sono mai stati dei lavoratori, quella più recente racconta che deportati nei campi di concentramento venivano fucilati nell’immediato, sono rare le testimonianze che li vedeva nelle squallide camere a gas, purtroppo in quei posti facevano credere che il lavoro portava a essere liberi, piuttosto di lavorare si facevano ammazzare!!! Anche con la dittatura in Romania e poco prima della guerra in Jugoslavia si comportavano così. LA STORIA INSEGNA E SI RIPETE!!!